Lo scandalo di Silvio scatena il dibattito sul sessismo

[Variety]

È polemica sull’uso delle donne in tv

ROMA Mentre Silvio Berlusconi fronteggia le accuse di libertinaggio scatenate dalle sue feste con attricette televisive, un numero crescente di persone si interroga su quello che vede come sfruttamento e mercificazione della donna nel piccolo schermo italiano da quando il magnate dei media diventato politico lanciò la televisione commerciale negli anni ’80.

Lo scandalo è conosciuto come “Noemigate” dal nome di Noemi Letizia, adolescente aspirante stella della TV al cui compleanno Berlusconi, 72 anni, ha partecipato a Napoli – fatto che portò sua moglie, Veronica Lario, a chiedere il divorzio a maggio.

Tutto il parlare sulle showgirls televisive e le allusioni riguardanti il Presidente del Consiglio hanno puntato i riflettori sul sessismo nei media. “Il Noemigate è servito come una sveglia” afferma la giornalista radio e TV Loredana Lipperini, autrice di “Ancora dalla parte delle bambine”, un’inchiesta del 2007 che denuncia la mercificazione della donna nei media italiani.

“Sempre più donne stanno protestando contro l’uso realmente pornografico della donna nei canali della nostra televisione generalista,” afferma la Lipperini. “Si stanno iniziando a preoccupare per le adolescenti… che sono costantemente esposte all’equazione che essere bella e un po’ puttana è la chiave per fare carriera.”
Il trend è cominciato quando le reti di Berlusconi inclusero contenuti sessuali per alzare l’audience negli anni ’80. L’emittente pubblica RAI, che fino ad allora era nota per una programmazione più intellettuale e culturale, fece lo stesso.

L’osservazione che la televisione italiana tratta le donne non solo come oggetti sessuali, ma molto peggio, è drammaticamente spiegata dal documentario “Il corpo delle donne”, una selezione di centinaia di ore delle reti Mediaset di Berlusconi e della RAI. “Il Corpo” di Lorella Zanardo mostra, tra le altre, immagini di donne appese come fette di prosciutto nella vetrina di un macellaio; usate come un’ornamentale gamba di tavolo, spinte dentro docce di plexiglass negli studi televisivi, costrette a cavalcare una tavola da surf gonfiabile in minigonna mentre la telecamera fa gli zoom dal basso.

La maggior parte degli show mostrati è andata in onda di giorno, compresa la versione locale della “Ruota della Fortuna” su Italia Uno (Mediaset), dove la ruota è fatta girare dalla succintamente vestita modella svedese e playmate dell’anno 1997 Victoria Silvstedt.

“Abbiamo scelto alcuni dei più offensivi spezzoni e abbiamo trovato esattamente la stessa quantità di materiale su Mediaset e sulla RAI,” afferma la Zanardo, consulente manageriale sulla diversità e sulle pari opportunità.
Il documentario è recentemente andato in onda in modo parziale sulla più piccola televisione generalista LA 7 ed è stato diffuso online sul sito ilcorpodelledonne.net, dove negli ultimi due mesi lo hanno visto circa 220.000 persone.

Il blog de “Il Corpo” è ora inondato di migliaia di e-mail di donne e uomini infuriati per come le donne vengono umiliate in televisione, un buon auspicio “non tanto per un cambiamento immediato,” afferma la Zanardo “ma almeno per una maggiore consapevolezza del problema.”

Sebbene significativo, questo livello di base di aumentata consapevolezza e protesta in Italia probabilmente non indurrà molto presto i manager, tutti maschi, di Mediaset e RAI a trattare in TV le donne con più rispetto.
“L’unico cambiamento che ho visto finora è che per la prima volta, la RAI ha deciso di avere un presentatore donna al concorso di bellezza Miss Italia di quest’anno” invece di un uomo lascivo, afferma la Lipperini.

[Articolo originale "Silvio scandal spurs sexism debate" di Nick Vivarelli]

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