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Chiesa e Stato in Italia: un’unione per lo più felice

Pubblicato Mercoledì 1 Dicembre 2004 in USA

[New York Times]

Roma - In un recente sondaggio, appena il 32% degli italiani intervistati ha sostenuto che sia giusto che la religione influenzi le leggi dello Stato. Eppure i crocefissi restano appesi nelle scuole pubbliche.

Qui l’aborto è legale e non più molto discusso. Eppure il sentimento religioso é abbastanza radicato: il venerdì sera giunge in Italia con le avventure di Don Matteo, un attraente prete-investigatore del crimine. Uno studio, infatti, ha mostrato che il 27% tra tutti i protagonisti della televisione pubblica sono preti, suore o santi (anche se è difficile ignorare la restante grande percentuale protagonista della televisione italiana: donne quasi nude).

Tutto ciò potrebbe suonare come terreno fertile per una guerra di culture e di valori pari a quella che infuria in America, dove vi è in egual misura la speranza e la paura che la religione venga ad assumere un più ampio ruolo pubblico nella seconda amministrazione di George W. Bush.

Ma in Italia, la nazione europea dove religione e Stato sono maggiormente intrecciati, i contrasti sono, in un certo senso, meno aspri ed assoluti che negli Stati Uniti.

“C’è molta più collaborazione, diciamo, un atteggiamento più ragionevole” ha spiegato un funzionario vaticano americano. “Non quella rigidità che abbiamo negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti troviamo tale rigidità da entrambe le parti, sia nei conservatori sia nei liberali, ed è difficile per gli uni di parlare con gli altri.”

Non che il dibattito sull’influenza della religione sulla vita politica sia finito qui, nè che l’Italia sia esente dalla diatriba ferocemente discussa in questi giorni in Europa: che il Vecchio Continente sia divenuto in realtà così secolare al punto di essere ora esplicitamente ostile alla religione.

Sarebbe più corretto dire che il dibattito sulla Chiesa e lo Stato non si è arrestato per 1700 anni in questa nazione caratterizzata da un’eredità popolare cristiana che si estende fino alla conversione dell’imperatore Costantino nel quarto secolo, dove un quartiere di Roma è uno Stato a sè ed è la sede della Chiesa cattolica romana. Tutti questi anni sembra abbiano dato sufficiente tempo e dura esperienza alla Chiesa e allo Stato per sistemarsi in un insieme quasi indistinguibile, dove la vera reale secolarizzazione degli ultimi decenni in Italia è bilanciata dalla sua storia, dalla sua cultura, architettura e, nonostante le presenze in chiesa si siano ridotte notevolmente, dalla sua fede.

Paul Ginsborg, un illustre storico d’Italia, ha descritto l’ambiente nel suo complesso, in italiano, come “la religione diffusa”. La religione di tutti o nella sua traduzione libera “È nell’aria”.

E così l’Italia è una terra di contraddizioni:

* Probabilmente il politico più cattolico in Italia non è un conservatore, come ci si aspetterebbe in America, ma Romano Prodi, l’ex commissario dell’Unione Europea e leader del centro-sinistra.

* Gli italiani ignorano costantemente il Papa conservatore Giovanni Paolo II in materia di moralità privata, come contraccezione, divorzio o matrimonio (sempre meno italiani si sposano, in Chiesa o altrove), ma lo ammirano profondamente per le sue prese di posizione riguardo problemi come la difesa dei poveri o la sua aperta opposizione alla guerra in Iraq, impopolare in Europa.

* I crocefissi possono essere appesi nelle scuole pubbliche, ma senza quella pesante connotazione politica che accompagna, per esempio, l’esposizione dei dieci comandamenti nelle aree pubbliche in America.

“Anche con tutto questo simbolismo, non si può dire che nel 2004 le persone siano forzate ad aderire alla Chiesa cattolica” ha detto Ginsborg.

Il frantumarsi, una decina d’anni fa, del partito della Democrazia Cristiana, spesso visto come veicolo principale dell’ingerenza da parte della Chiesa, assieme alla sempre più profonda secolarizzazione dell’Europa, ha aiutato a rendere l’Italia più simile alle altre nazioni europee. Nonostante gli insegnamenti della Chiesa contro la contraccezione, l’Italia ha uno dei più bassi tassi dinatalità in Europa. Divorzio ed aborto sono divenuti legali negli anni ‘70, nonostante la forte opposizione della chiesa.

Ma l’aborto non è un problema da queste parti, anzi, forse è il migliore esempio dei toni più civili nel dibattito tra religione e Stato. Qui sembra essere più una conversazione molto lunga piuttosto che una disputa.

“Io non credo che la situazione sia così malvagia” ha sostenuto Rocco Buttiglione, un Ministro del governo italiano, cattolico rigoroso, amico del Papa che è divenuto quasi illuminante sulle questione della religione in Europa. “Io credo si possa discutere.”

I politici conservatori come lui ed il Vaticano stesso si lamentano del declino dei valori e della religione, alcuni chiedendosi se l’Italia e l’Europa abbiano perso contatto con le loro radici cristiane nel momento in cui, come fatto notare da alcuni, l’Occidente affronta la grande sfida posta dall’Islam.

Buttiglione è stato scartato il mese scorso per un incarico di rilievo nell’Unione Europea a causa delle sue opinioni - personali, sostiene, e quindi distinte da pubblici uffici - che l’omosessualità sia un peccato e che le donne farebbero meglio ad essere sposate e a casa.
Ma molte delle sue visioni generali, per degli interlocutori americani, possono sembrare quasi liberali. In un’intervista ha parlato delle complessità del dibattito sull’aborto, come se gli stessi anti-abortisti come lui abbiano bisogno di comprendere le difficoltà nel rivendicare i diritti di un feto contro quelli della propria madre.

“Io ho una regola, la regola della società liberale, che consiste nella regola della libertà” ha spiegato. “Io rispetto la tua libertà e tu rispetti la mia. Entro questi limiti, possiamo discutere.”

Dalle fila più secolari, a sinistra, molti leader si lamentano dell’influenza duratura della Chiesa tra i politici, i quali, dicono, assecondano il Vaticano. Ma molti politici di sinistra hanno forti legami con la Chiesa. Anche i più secolari tra di loro trovano alleati nelle fila della Chiesa su questioni come l’aiuto ai poveri o nuovi immigrati.

Nel resto d’Europa questo miscuglio tra Chiesa e Stato è spesso considerato con scetticismo. Ma, paradossalmente, l’Italia ha in molti sensi molto meno zelo religioso rispetto agli Stati Uniti, dove le linee tra Chiesa e Stato sono segnate molto più chiaramente, ma dove le convinzioni religiose personali possono essere più forti.

Un’altro aspetto di tutto ciò, fanno notare conservatori e funzionari della chiesa, è la lunga storia riguardo la Chiesa come un’istituzione instabile, spogliata nel corso dei secoli di larga parte del suo mistero. “Noi abbiamo il Papa” ha commentato Giuliano Ferrara, uno dei principali commentatori conservatori. “Tu conosci la storia. Tu puoi capire questo processo.”

E così, come gli architetti urbani che si arrovellano per fare di Roma una città moderna senza distruggerne le vestigia, gli italiani si muovono con attenzione intorno alla loro tradizione, garantendo sia alla Chiesa che allo Stato quote molto più eque di altre nazioni e con maggior serenità.

“Tutti pensano che il Papa sia la sola figura morale nel mio paese per quello che concerne la guerra e la giustizia sociale” ha detto EmmaBonino, un leader del partito Radicale, la quale capeggiò la campagna per legalizzare l’aborto negli anni Settanta. “Ma a livello di comportamento personale, inteso come sesso, inteso come divorzio, inteso come maternità e gravidanza, la gente, sinceramente, non se ne cura.”

[Articolo originale di Ian Fisher]

Gli ultimi commenti.

  1. Sabato, 13 Settembre 2008 alle 6:06 pm, Wil Nonleggerlo ha scritto :

    Cari di Italiadallestero,
    purtroppo oltre al rapporto vincolante di fatto tra Stato e Chiesa, in un paese ufficialmente laico, c’è la Morale Cattolico Bigotta a farla da padrona.

    Un freno al progresso ed allo sviluppo senza precedenti.

    E se arriviamo al punto in cui una persona come Mara Carfagna ‘rabbrividisce’ davanti al fenomeno della prostituzione (non perchè lo abbia praticato, ci mancherebbe) siamo davvero alle cozze.

    Ne parlo qui:

    http://nonleggerlo.blogspot.com/2008/09/terra-di-puttane-santi-navigatori.html

    Grazie a tutti, ottimo lavoro come sempre.
    Wil Non

  2. Venerdì, 12 Settembre 2008 alle 9:38 am, War Ina Babylon ha scritto :

    anche se è difficile ignorare la restante grande percentuale protagonista della televisione italiana: donne quasi nude…………HAHAHAHAHAHA Ian Fisher penso tanto abbia ragione

  3. Giovedì, 11 Settembre 2008 alle 8:40 pm, Antonio Macchi ha scritto :

    L’esistenza dello IOR e’ la prova ontologia della stupidita’ umana.

  4. Giovedì, 11 Settembre 2008 alle 6:52 pm, Adriana Castelli ha scritto :

    Non condivido l’opinione della Bonino sul papa, su questo papa in particolare. Sono convinta che il papa sia a capo di un centro di potere esattamente come esistono altri capi ed altri centri di potere. Credo che la vita dei tanti sam Francesco della storia, che hanno vissuto e vivono come parlano siano un punto di riferimento come servizio e non come potere.

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