La ministra furba

[La Vanguardia]

Inizia la scuola in Italia dopo un’estate in cui il nuovo ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, ha acceso un dibattito che ha avuto eco persino in Spagna: la necessità di inculcare negli studenti la cultura della sforzo e la nostalgia per una certa severità professorale che non tollera alcun disordine in classe.

Gelmini, avvocatessa di 35 anni, una delle quattro ministre del governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, ha evocato le virtù del grembiule scolastico (consigliato), degli esami di recupero, del voto in codotta, dei voti in cifre nella scuola elementare e del premiare il merito. In generale, le sue argomentazioni sono state ben accolte, essendo la società ormai stanca di aver a che fare con dati allarmanti sulla scuola pubblica italiana.

Tuttavia, proprio la biografia accademica della ministra ha inflitto un duro colpo alla sua predica. L’edizione digitale del quotidiano torinese La Stampa ha rivelato questa settimana che la Gelmini é incappata in un’abitudine molto in voga negli anni novanta tra gli studenti di giurisprudenza del nord del paese: andare a sostenere l’esame di stato, essenziale per esercitare la professione di avvocato, in una qualsiasi città nel sud, dove passare era più facile.

Tra il 2000 e il 2001, Mariastella Gelmini, nata a Leno (nel nord della Lombardia), laureata in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Brescia, all’età di 27 anni, aveva fretta di lavorare, e doveva affrontare questo difficile esame, senza il quale non è possibile esercitare la professione di avvocato. Ancora non era coordinatrice regionale di Forza Italia per la Lombardia – il partito di Berlusconi, ma già militava in politica.

L’esame di stato si svolge ogni anno presso le sedi regionali delle corti d’appello e consta di tre prove scritte (diritto penale, diritto civile e pratica giuridica) e di una parte orale. Si tratta di una trappola che la metà dei candidati non riesce a superare. Tuttavia, in quegli anni la percentuale variava molto a seconda della sede d’esame. Così, secondo il Corriere della Sera, nella sessione del 2000, a Reggio Calabria, superarono la fase orale il 93,4% degli esaminati, il triplo di Brescia (31,7%) e Milano (28,1 %).

Pertanto nel 2001, Mariastella e trenta compagni andarono a Reggio Calabria per sostenere l’esame. La futura ministra passò; tutto legale, naturalmente, ma più facile. “La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi a lungo come studente, mio padre era un agricoltore – si giustifica la ministra sul sito de La Stampa-. Nella mia città avevo la sensazione che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli degli avvocati e altri pochi fortunati, che ogni anno riuscivano a passare. Era una logica di casta, che fortunatamente è finita perché il sistema è stato rivisto.”

Ciò é accaduto dopo che a Catanzaro, la magistratura ha scoperto gli esami truccati. Il precedente governo Berlusconi ha cambiato il sistema e, dal 2003, le prove di stato per l’avvocatura realizzate in un tribunale sono corrette in un altro tribunale.

Ora, l’Unione dei Giovani Avvocati Italiani accusa il ministro di due pesi e due misure. E molti italiani hanno sorriso quando la Gelmini ha detto che il suo modello di maestro é quello del libro Cuore – il libro di Edmondo de Amicis che per decenni è stata lettura obbligatoria nella scuola italiana, un maestro probo che non avrebbe mai optato per gli esami facili.

[Articolo originale di Marìa-Paz López]

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