[Financial Times]
“Yes we camp”, un messaggio postato con lettere enormi sulle colline di Roio, proprio di fronte le caserme della polizia dove si sta tenendo il G8, è stato lo slogan scelto dai comitati dei cittadini de L’Aquila per dare il benvenuto ai leader mondiali.
Larghi fogli di plastica tenuti fermi da pietre sono stati stesi dal Comitato 3e32, così chiamato simbolicamente dall’ora in cui il terremoto ha colpito la città de L’Aquila prima dell’alba del 6 aprile scorso.
La collina si può vedere dall’autostrada, il centro commerciale dove gli shuttle partono per il complesso della polizia a Coppito e dagli elicotteri usati dai leader del G8.
Le 3 parole, che fanno eco alla campagna di Barack Obama per la presidenza degli Stati Uniti, rappresentano una protesta contro il fatto che più di 22.000 persone a L’Aquila stanno ancora vivendo nelle tende ben 3 mesi dopo il terremoto che ha ucciso quasi 300 persone.
“Vogliamo sottolineare il fatto che per la prima volta nella storia dei terremoti, alla gente ancora non sono state assegnate residenze temporanee” afferma Enrico, uno dei fondatori del Comitato 3e32. In un’altra occasione ha dichiarato “doveva trattarsi di non più di un mese e mezzo”. Dice che le tende e gli alberghi che ospitano gli sfollati costano al governo italiano 3 milioni di euro al giorno. Silvio Berlusconi, primo ministro, ha promesso di tirar tutti fuori dalle tende e sistemarli in residenze temporanee entro settembre, alcuni persino nelle stanze liberate dai grandi del G8 nel complesso accademico poliziesco.
Le tendopoli, come vengono chiamate, sono vietate ai media. Gli ingressi sono sorvegliati, le persone possono andare a visitare amici e parenti ma devono mostrare un documento di identità all’entrata. Accanto alle tende per dormire ci sono anche tende del pronto soccorso e le tende per la mensa. I leader mondiali in visita sono stati portati in giro per le rovine della città ma non nelle tendopoli. Antonio, un sessantenne ex operaio che ora è nelle tende di Poggio Roio, vicino alla facoltà di ingegneria de L’Aquila, dichiara: “Le condizioni erano più dure nei primi giorni, c’erano troppi letti ammassati in una sola tenda, ma ora siamo solo in 6. Con le temperature estive le tende diventano un forno”.
La maggior parte delle persone nelle tende è contenta della decisione del governo di spostare il summit dall’isola della Maddalena a L’Aquila e sperano che ciò dia loro visibilità. Ma tutti hanno paura che il mondo si dimenticherà di loro una volta che tutto sarà finito.
Le ONG e i comitati sono preoccupati per la sicurezza imposta a coloro che vivono nei campi. Secondo Enrico “i diritti costituzionali di informazione, incontro e espressione ci sono stati portati via. Non possiamo fare assemblee nei campi e ci è proibito distribuire opuscoli”.
Il controverso piano di rialloggiamento del governo implica la costruzione di blocchi residenziali temporanei in 20 comuni satellite intorno L’Aquila, in attesa di una decisione finale sul da farsi circa il centro medievale della città e i paesi circostanti che sono stati gravemente danneggiati dal terremoto.
I residenti temono che le case temporanee diverranno ghetti permanenti. Gli italiani hanno avuto esperienze simili in passato. Gli alloggi “temporanei” costruiti dopo il terremoto di Messina del 1908, il peggiore mai verificatosi in Europa, sono ancora abitati.
[Articolo originale "G8 tent protestors echo Obama " di Giulia Segreti]




















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quello che stavo cercando, grazie
Ingrati!! invece di viverlo come un tranquillo week end tra amici di paese, si lamentano.
Silvio scusali non sanno quello che dicono, per fortuna ci sono le guardie fuori dal campo che impediscono di riprendere la loro agiata situazione, meglio cosi potrebbero esserci degli invidiosi.