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Il prezzo delle scuse italiane alla Libia: più petrolio e meno clandestini

Pubblicato Lunedì 1 Settembre 2008 in Francia

[Libération]

Per rendere l’incontro più conviviale, Silvio Berlusconi (N.d.T.) è arrivato sabato a Bengasi con la fotografia del nipotino e, nella stiva del suo aereo, la Venere di Cirene, la statua romana rubata quasi cento anni fa da degli archeologi italiani. Ma sotto la tenda del colonello Muammar Gheddafi, Silvio Berlusconi ha soprattutto fatto uscire dalla sua tasca un assegno di 5 miliardi di dollari, come indennità per chiudere il contenzioso post-coloniale con la Libia prima di dichiarare: “Dopo i tragici momenti dell’occupazione italiana ed in nome del popolo italiano, mi sento in dovere di presentare le mie scuse e di esprimere il nostro dolore per ciò che è avvenuto tanti anni fa”. “L’Italia si scusa per i massacri, le distruzioni e la repressione contro il popolo libico durante l’occupazione coloniale”, ha salutato in cambio Gheddafi che da anni esigeva delle scuse solenni da parte della vecchia potenza coloniale presente in Tripolitania e Cirenaica dal 1911 al 1943.

“Martiri”

Già nel 1999, l’allora presidente del Consiglio, il democratico di sinistra Massimo D’Alema, aveva chiesto perdono per “i martiri della nostra violenza”, cioè quasi 100.000 vittime libiche. L’anno precedente, un primo documento bilaterale era stato inoltre elaborato per porre fine alle difficili relazioni tra i due paesi. Ma oltre alle parole, il colonello Gheddafi esigeva, dai successivi governi italiani, dei risarcimenti. In particolare, la costruzione di un’autostrada che attraversa la Libia dalla frontiera tunisina all’Egitto. Roma temporeggiava essendo disposta a spendere soltanto alcune decine di milioni di euro. Di ritorno al potere alla primavera scorsa, Silvio Berlusconi ha finalmente deciso di riprendere i negoziati ed aprire il suo portafoglio senza nascondere le sue intenzioni: “L’accordo ci permetterà di avere meno clandestini e più gas e petrolio libico che sono di eccellente qualità”.

Sistema radar

Pagato a colpi di 200 milioni di euro d’investimenti all’anno, per un quarto di secolo, l’affiatamento delle relazioni con Tripoli dovrebbe così agevolare l’accesso del mercato libico alle imprese italiane e soprattutto all’ENI (la società italiana degli idrocarburi) di consolidare la sua presenza sul territorio libico. La questione dell’immigrazione è stata determinante. Sono anni che la Libia utilizza le partenze, dalle sue coste, di barche caricate di clandestini come un mezzo di pressione in direzione dell’Europa ed in particolare dell’Italia. Nel quadro degli accordi precedenti, Roma e Tripoli avevano previsto pattugliamenti marittimi misti per impedire le traversate. I nuovi accordi tra i due paesi dovrebbero permettere un’attuazione concreta di questo progetto per evitare le ondate di arrivi a Lampedusa. In un certo qual modo, l’accordo mira così a fissare dall’altra parte del Mediterraneo la frontiera migratoria dell’UE affidando la cura al colonello Gheddafi di rallentare l’emigrazione africana verso l’Europa. Roma ha promesso di fornire alla Libia un sistema radar satellitare cofinanziato dall’Unione europea per controllare le frontiere meridionali del paese e ridurre i flussi in provenienza dall’Africa subsahariana. Ieri, la stampa italiana salutava l’accordo che secondo il quotidiano”il Messaggero” mette fine “ad un secolo di violenze, di guerre, di repressione e di impegni traditi„ e “permette, si rallegra il “Corriere della Sera”, di sperare di arginare l’immigrazione clandestina dal mare„.

[Articolo originale di Eric Joszef]

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