[Le Monde]
Da Roma. Nel Kirghizistan, lavorava dietro lo sportello di una banca. “Qui, mi accontenterei di quello che faccio, occuparmi di una persona anziana, ma senza la paura che mi attanaglia lo stomaco ogni volta che incrocio un poliziotto”. Arrivata quattro anni e mezzo fa, senza documenti, questa giovane donna, che preferisce mantenere l’anonimato, si dice delusa della vita che è riuscita a ricostruire qui. “Eppure ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto, lavoro duro. Da quando sono in Italia, mi sono fermata solo due settimane. Senza permesso di soggiorno non posso andare a trovare la mia famiglia…”.
Questa Kirghisa fa parte delle badanti, come vengono chiamate in Italia (da “badare”, accudire), neologismo per qualificare queste assistenti per le persone anziane che, in una società che invecchia, sono diventate indispensabili. La maggior parte sono donne dei paesi dell’Est senza documenti. Fino ad ora, le autorità hanno chiuso un occhio sulla loro situazione, coscienti del loro inestimabile apporto al paese.
Ma ormai è finita. Dall’inizio di luglio, sotto pressione della Lega Nord, molto influente, il governo Berlusconi ha introdotto il reato di “clandestinità”. Chiunque entri o soggiorni illegalmente nel paese rischia una multa che può arrivare fino a 10.000 euro e la comparizione davanti ad un giudice per l’espulsione immediata. La norma, ha tenuto a precisare il ministro dell’Interno, Roberto Maroni (Lega Nord), riguarda “tutti, compresi coloro che si occupano dei nostri vecchi”.
Tutti criminalizzati
Da un anno, la giovane kirghisa ha presentato domanda di regolarizzazione. Invano. Tra gli immigrati, questa si chiama “lotteria dei permessi di soggiorno”. Le domande si accumulano nelle prefetture (740.000 solo nel 2007), ma i permessi di soggiorno escono solo con il contagocce. In questo limbo si troverebbero quasi 500.000 badanti.
Anche le famiglie che le assumono potrebbero essere perseguite. “Cosa succederà nelle famiglie se non si caccia la badante clandestina o non la si denuncia?, si indigna Carla Baiocchi, del Centro di Orientamento e Sostegno degli Immigrati. Saranno tutti criminalizzati?”
Allora non resta che scambiarsi delle dritte: i comportamenti da evitare, i sotterfugi da tentare. Davanti alla fermata della metropolitana Piramide, luogo di ritrovo degli Ucraini, è l’argomento del giorno. Nina, da sette anni in Italia, è tutta fiera per aver finalmente ottenuto i suoi documenti nel 2008, ma racconta il caso di due amiche arrivate da un anno, che “non osano più uscire e restano rinchiuse”.
Tuttavia, spiega Mauro, datore di lavoro di Nina, le badanti “sono diventate essenziali. Prendete la mia situazione: sono musicista, ho il mio lavoro, la mia famiglia, e sono figlio unico. Non c’è modo di prestare a mia madre, malata di Alzheimer, l’attenzione di cui ha bisogno. Senza Nina, che vive qui 24 ore su 24, non potrei uscire”.
Quel giorno, è venuto a dare il cambio a Nina, per permetterle di prendere fiato. Le note del sassofono che ha sempre con sè risuonano nell’appartamento, per la gioia dell’assistente a domicilio del comune che viene a tenere compagnia alla malata per un’ora e mezzo, due volte a settimana. La sola assistenza pubblica fornita.
Sotto la pressione della Chiesa Cattolica e di una parte della maggioranza il governo si dice aperto all’idea di una regolarizzazione ad hoc per le badanti.
[Articolo originale "Les clandestines, piliers de la société italienne" di Salvatore Aloïse]




















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