[El Pais]
Il ministro della giustizia italiano, Angelino Alfano, ha un progetto: scarcerare 7400 reclusi per decongestionare le pienissime prigioni del paese. In totale 3300 detenuti stranieri e 4100 italiani potrebbero uscire a breve dalle carceri. La misura, rivelata ieri dal quotidiano La Repubblica, ricorda l’indulto decretato dall’ultimo governo di Romano Prodi, e si completerebbe rimpatriando gli stranieri nei loro paesi di origine e mettendo i detenuti italiani agli arresti domiciliari previa collocazione di una cavigliera elettronica.
Il progetto di Alfano e del direttore delle Istituzioni Penitenziarie, Franco Ionta, cerca di prevenire l’esplosione di rivolte tra i 55831 reclusi che riempiono le 205 carceri italiane e si applicherebbe solo a quei detenuti a cui rimangono da compiere 2 anni per il compimento della pena per delitti che non creano allarme sociale.
La situazione in molti prigioni del paese è di sovraffollamento, e si aggrava con una media di nuovi ingressi che si avvicina ai 1000 condannati al mese. In Italia ci sono 43262 celle penitenziarie, che possono ampliarsi fino ad un massimo di 63568, e si stanno realizzando ampliamenti per accogliere 2400 reclusi in più.
Preoccupazione
Alfano ha venduto la sua idea come una semplice applicazione delle leggi esistenti, cercando con tutti i mezzi di non farla sembrare un “indulto camuffato”. Il motivo è che i soci del governo di Silvio Berlusconi, Alleanza Nazionale e Lega Nord, hanno fatto della “certezza della pena” il loro manifesto elettorale. “Non pensiamo neanche per un momento a nuovi sconti di pena,” ha assicurato il ministro.
Il maggiore problema del progetto sembra essere la sua stessa ambizione. I calcoli del ministero di Giustizia e dell’Istituzione Penitenziaria mostrano che, tra i 3300 stranieri che hanno davanti a sé meno di due anni di carcere, ci sono soprattutto marocchini (1.100) e rumeni (600), oltre a cittadini dei paesi dell’ex Yugoslavia, albanesi, tunisini, algerini e nigeriani. Il ministero della Giustizia ha chiesto a quello degli Interni di intensificare le pratiche per chiudere o aggiornare gli accordi di rimpatrio con quei paesi.
Nel caso dei detenuti del luogo, neppure la logistica sembra semplice. Le 4000 cavigliere elettroniche sono una cifra importante. Secondo La Repubblica dovrebbe essere rivisto l’accordo tra gli Interni e Telecom, l’impresa di telefonia che le gestisce.




















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Gia’ dovranno bruciare all’inferno per l’eternita’, almeno lasciamoli liberi per quei pochi anni che gli restano.
Questo articolo poteva essere più completo, ma si rifà alla Repubblica, quindi vi consiglio di leggere qui:
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-13/commento-d-avanzo/commento-d-avanzo.html
Mi chiedo.
Ma è cosi difficile stabilire con i governi interessati,alcuni anche UE,le modalità di rientro e la divisione delle spese,almeno fino a quando la commissione europea non si decida ad adottare misure più peventive nei confronti dei comunitari.
Non servono a nulla i bracialetti,Alfano tornatene a casa stai facendo come la sinistra.
@ Marietto
Direi che è difficilissimo.
Tu pagheresti per riavere a casa uno che delinque in un altro paese? Non credo.
Se dai un’occhiata all’articolo linkato sotto, vedrai che ci sono molti dettagli difficilmente superabili.
Si ho letto,effettivamente i problemi non sono facilmente superabili,ma sbaglio o più di qualcuno è pagato per risolvere queste rogne!!
Alfano vattene!!
Alfano e l’indulto mascherato;film già visto e aproposito di film già visti guardate un po’cosa stanno progettando quei due mattacchioni di Brunetta e Gianfranco Rotondi
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/09/09/brunetta-e-rotondi-riconoscere-diritti-individuali-ai-conviventi/
Non è che dietro l’esigenza dell’indulto ci sia la necessità di salvare qualche amico prossimo alla condanna definitiva? Era successo per Previti… Ora rimane un altro fedele alleato condannato, in primo grado, se non sbaglio per concorso esterno in associazione mafiosa a 9 anni
Il problema di espatriare i condannati l’ha evidenziato Marco Travaglio, secondo la sua tesi, sottolineo che Travaglio non si inventa tesi senza fondamento, i clandestini, proprio perché clandestini, non hanno una identità certa, i governi dei loro paesi non li rivogliono perché non è sicuramente detto che siano di quel paese, in più, reato commesso in Italia, pena scontata in Italia, nel loro paese magari non la scontano, e comunque sia, come diceva Beccaria e molti altri riformatori, è la certezza della pena il deterrente, non la pena in sè, in Italia, fra indulti, amnistie e braccialetti, non c’è certezza della pena.
@cochise: hai ragione, stavolta a chi tocca…?
oltretutto, non sono nemmeno bravi a mascherare il fatto che servirà a qualche loro amichetto inguaiato a vario titolo… ’si applicherebbe solo a quei detenuti a cui rimangono da compiere 2 anni per il compimento della pena per delitti che non creano allarme sociale. ‘. cioè, secondo il loro modo di ragionare, si parla di delitti come corruzione, falso in bilancio (ma che scema, non esiste più!), ecc. ecc. cioè, tutti quei reati che permettono di approfittare delle nostre tasche e nel frattempo abbassano la già bassissima soglia di moralità politica.