[The Times]
Secondo l’opinione di alcune donne del mondo accademico italiano, le mogli dei leader mondiali attesi in Italia per il G8 del mese prossimo dovrebbero boicottare l’incontro a causa del comportamento di Berlusconi, giudicato “sessista” ed “offensivo” verso le donne.
Alcune first lady, tra cui Sarah Brown e Michelle Obama, accompagneranno i loro mariti al vertice, ma la moglie del primo ministro italiano, che ha chiesto il divorzio, non sarà lì ad accoglierle.
Veronica Lario ha annunciato la conclusione del suo matrimonio alla fine di aprile, a seguito della partecipazione di Berlusconi alla festa per il diciottesimo compleanno di un’aspirante modella. Da allora, diverse accuse sono emerse sulla vita personale del premier.
Magistrati di Bari, nel sud Italia, stanno indagando un imprenditore locale per il reato di “induzione alla prostituzione”, dopo che una escort ha dichiarato che alcune donne erano state pagate per partecipare alle feste di Berlusconi in Sardegna e a Roma.
La prima reazione pubblica ai racconti di numerose giovani modelle che prendevano parte alle feste organizzate dal primo ministro, 72 anni, è stato un “Appello alle first lady” scritto da tre esponenti del mondo accademico delle scienze sociali, che affermano di aver raccolto “centinaia di firme”.
“Siamo profondamente indignate, come donne impegnate nel mondo dell’università e della cultura, per il modo in cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tratta le donne in pubblico e in privato” recita la lettera.
Nel testo non si fa riferimento solo alle vicende private di Berlusconi, che “trascendono la sfera personale e assumono un significato pubblico”, ma soprattutto alla scelta di candidare in politica donne provenienti dal mondo dello spettacolo.
Il riferimento è al tentativo di presentare attrici, showgirl e una concorrente del Grande Fratello come candidate per le elezioni europee. L’idea è stata abbandonata dopo le obiezioni prima della signora Lario e poi di un think-tank fondato da Gianfranco Fini, l’altro leader del partito di Berlusconi, il Popolo delle Libertà.
Le attiviste affermano di riferirsi anche ai suoi “discorsi sessisti” che “delegittimano sistematicamente la presenza femminile sulla scena sociale e istituzionale”, mentre il suo comportamento “mina la dignità delle donne dal punto di vista morale, civile e culturale”.
Inoltre, il controllo di Berlusconi sui media “sfugge ad ogni regola democratica e limita pesantemente la possibilità di esprimere dissenso e critica”.
Ciò ha reso difficile per le donne italiane, che “non si riconoscono nell’immagine femminile trasmessa dal premier e dal suo entourage”, far sentire la loro disapprovazione.
La lettera conclude: “Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first lady dei paesi coinvolti nel prossimo G8 dell’Aquila perché disertino l’appuntamento italiano, ed affermino con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi”.
La lettera è stata firmata da Chiara Volpato, professore ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Milano-Bicocca; Angelica Mucchi Faina, professore ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Perugia; e Anne Maass, professore ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Padova.
La professoressa Bianca Beccalli, responsabile del Centro Studi per le donne e le differenze di genere presso l’Università degli Studi di Milano, ha dichiarato: “Abbiamo raccolto centinaia di firme e stiamo cercando di raccoglierne di più. Non è una questione di quantità ma di qualità – vogliamo avere dalla nostra parte le donne più importanti e illustri d’Italia”.
I magistrati di Bari hanno espresso preoccupazione sulla “mancanza di misure di sicurezza” presso le abitazioni di Berlusconi, nelle quali le donne vengono ammesse senza alcun controllo di identità e gli è permesso di fare registrazioni audio e video. Luigi Zanda, senatore del Partito democratico dell’opposizione, ha chiesto al Primo Ministro di riferire in Parlamento in merito ad una sua possibile “ricattabilità”. Berlusconi, che non è sotto inchiesta, ha accusato i media, in particolare “La Repubblica” ed i giornali stranieri, di attuare una campagna denigratoria.
[Articolo originale "Academic women fight back against 'sexist' Silvio Berlusconi" di Richard Owen]




















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Ragnaccio non so se ci sei o ci fai…
Se qualche moglie in passato influenzò il marito premier si tratta di difetto della democrazia capisci?? Non puoi trasformare due anomalie d’eccezione in regola.
I rappresentanti del popolo hanno come prima priorità e regola l’assoluta sovranità delle proprie decisioni, se fosse come dici tu ogni volta quando andiamo a votare dovremmo studiarci le schede delle mogli di ciascun deputato per assicurarci che la loro influenza sui mariti vada nella direzione della volontà popolare… hahahha RIDICOLO!
Comprati un libro di diritto costituzionale ragnaccio, ti farà bene…