Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi e la riscrittura della storia

[Libération]

Dal pentimento italiano in Libia alla riabilitazione del fascismo voluto da Berlusconi al museo della storia di Francia annunciato da Sarkozy, i due leader politici sembrano giocare sempre più con il passato.

Il passato! Dai due lati delle Alpi, per Sarkozy come per Berlusconi, la storia appare come uno straordinario potenziale ideologico a basso costo.

Come non essere colpiti, malgrado le differenze (l’età, la fortuna, le specificità nazionali, i percorsi professionali…) dalle similitudini tra i due presidenti. Avevano già in comune il gusto per i lustrini: l’ostentazione, la vita sentimentale agitata, la libertà nei toni prossima alla volgarità… La loro mancanza di reticenza nei confronti delle idee di estrema destra li avvicina ulteriormente. Ed ecco che ora, si appassionano tutti e due alla storia. Pierre Musso per descrivere la vicinanza fra i due uomini ha inventato anche un neologismo: il sarkoberlusconismo. Secondo questo autore, “il sarkoberlusconismo è un americanismo latinizzato, plastico, capace di adattarsi a realtà nazionali differenti”. Anche la storia nazionale vi è inclusa!

Tuttavia, nella loro concezione della storia e della nazione, c’è un campo che li differenzia notevolmente, il loro atteggiamento di fronte all’eredità del colonialismo. Nicolas Sarkozy “detesta questa moda del pentimento che esprime l’avversione per la Francia e la sua storia” (Lione, 5 aprile 2007).

Ora, Berlusconi è in questo campo più vicino ai tedeschi, agli australiani o ai canadesi. Infatti, ha accettato il 31 agosto 2008 di presentare le sue “scuse” all’ ex colonia africana, la Libia del colonnello Mouammar Gheddafi: “E’ mio dovere, in quanto capo del governo, esprimervi in nome del popolo italiano il nostro rammarico e le nostre scuse per le ferite profonde che vi abbiamo causato”.

Queste dichiarazioni sono state accompagnate da un vero e proprio contratto (prenegoziato per anni): l’Italia si impegna a versare cinque miliardi di dollari a Gheddafi, ossia duecento milioni all’anno per venticinque anni (per trenta anni di colonizzazione, che vanno dal 1911 al 1942) che prenderanno la forma di investimenti in progetti di infrastrutture affidati, ben inteso, a imprese italiane, soprattutto per la costruzione di un’autostrada che va dall’est all’ovest del paese. Inoltre, sono previste borse di studio per gli studenti libici così come pensioni ai mutilati ex combattenti reclutati dagli italiani.

Il 7 ottobre 2008 la Libia ha celebrato “la giornata della vendetta” e in accordo con gli italiani, diverse mostre esibivano i “crimini” commessi dagli italiani durante il periodo coloniale. Come ha spiegato lo stesso Berlusconi, il capo di Stato italiano ha posto fine a quarant’anni di contrasti. E alla stampa presente in Libia: “L’accordo è un riconoscimento pratico e morale dei danni inflitti alla Libia dall’Italia durante il periodo coloniale”. Berlusconi ha accettato di “stringere la mano” a Mohamed el-Mokhtar, figlio dell’eroe e capo della resistenza libica Omar el-Mokhtar (impiccato per ordine di Mussolini nel 1931). Abbiamo assistito ad un’apoteosi di pentimenti senza precedenti…

Poi arriva il momento culminante. Il viaggio ufficiale, due settimane fa, del leader della rivoluzione libica in Italia. Come sottolinea il quotidiano ufficiale libico Al-Jamahiriya: “Quarant’anni fa era più probabile per Gheddafi andare su Saturno che a Roma”. Inoltre, l’accordo coloniale è esplicito: scuse, grossi contratti e lotta contro l’immigrazione clandestina formano un cocktail mai visto nelle relazioni internazionali.

In modo simbolico, Gheddafi è arrivato con sul petto la foto dell’eroe della resistenza libica, Omar al-Mokhtar. Raffaello Matarazzo, dell’Istituto per gli affari internazionali, precisa che questa “visita è una svolta storica. Roma vuole stabilizzare i suoi rapporti con la Libia per la vecchia questione del petrolio e per quella, nuova, dell’immigrazione clandestina”. Tutto è chiaro, dunque. I libici hanno accettato per la prima volta, all’inizio di maggio, di riprendere 500 immigrati intercettati dalla marina italiana. Un intervento che è stato denunciato dall’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (HCR), le associazioni per i diritti umani e la Chiesa Cattolica…

Questo “baratto coloniale”, queste dichiarazioni e atti simbolici di contrizione danno i brividi ai francesi che immaginano immediatamente come le loro ex colonie, in particolare l’Algeria, potrebbero infilarsi nella “faglia”, facendo leva anch’esse sul petrolio e sull’immigrazione. D’altra parte, all’indomani dell’accordo italo-libico del settembre 2008, la Francia affermava che le scuse e i risarcimenti che l’Italia ha presentato alla Libia per la sua occupazione coloniale non possono costituire un precedente, ritenendo che “ogni storia bilaterale procede come meglio crede, ogni storia è specifica”.

Infatti le due strategie, quella francese e quella italiana, devono essere lette come due pilastri di una dialettica simile malgrado la differenza sul “pentimento”. Bisogna federare le “memorie” e per questo riconoscere la legittimità di ciascuno: il “sistema” è sfuggito al controllo, ma la colonizzazione francese era generosa, la Francia ha dato molto, non ha nulla da rimproverarsi oggi, bisogna persino rendere “omaggio” a questa azione (come precisa sempre l’articolo 1 della legge del febbraio 2005). Guardiamo all’avvenire, siamo pragmatici. In Francia, Sarkozy ha scelto di fare della storia nazionale un museo. Un museo-pantheon che non porrà fine alla guerra della memoria ma affermerà una volta per tutte che deve essere edificata la buona lettura del passato. Per Berlusconi e Sarkozy, non può esserci che un vincitore della storia, quello che la scrive e questo va bene: sono loro che hanno la penna in questo momento.

Con loro, tutto è possibile, nel momento in cui si sono appena approvate leggi sulla memoria, si fa uscire lo Stato dalla storia attraverso la finestra per meglio farlo rientrare attraverso la porta. Una volta ancora gli storici (dai due lati delle Alpi) stanno per essere presi in trappola dalla politica. Lo storico nel mezzo delle guerre sulla memoria deve mantenere la rotta. Ovviamente, la storia è una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani dei politici.

Pascal Blanchard è uno storico, professore associato al CNRS (Centre national de la recherche scientifique).

Isabelle Veyrat-Masson è direttrice del laboratorio Comunicazione e politca del CNRS

[Articolo originale "Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi et la réécriture de l’histoire" di Pascal Blanchard e Isabelle Veyrat-Masson]

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18 commenti per Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi e la riscrittura della storia

  • Carlo

    Grazie Francesco.
    Hai assolutamente ragione!

  • Madonna tony che tristezza,e quella sarebbe una risposta all’articolo???
    Fate pena,ignoranti!!
    VERGOGNA!!!

  • Non avete un minimo di conoscenze storiche e politiche per rispondere ai dati di fatto,e voi sareste quelli acculturati???

    Avete sparato 2 insulti in croce,fate ridere e basta,RIDICOLI…:-)

  • Tony

    @Piero , non all’articolo,ma al tuo commento
    il pagliaccio sciovinista mi sembra sia il tuo padrone, secondo molta stampa estera
    per cui fatti intrattenere da lui invece di delirare in rete
    butta via la televisione e rilassati, ci guadagnerai, lo dico per te, perchè così, fai ridere tu

    Non illuminarci per favore

  • dal Chianti

    @Francesco
    in questo zoo (mondo) c’ è spazio anche per l’ oco giulivo (piero) a braccetto del somaro con gli occhiali verdi (damiano) che mangia la paglia credendola fieno, tranne poi rifarsela con la stalla (mondo) intera perché non si capacitano (per deficit cerebrale) delle forze che non li sorreggono per poter starnazzare e ragliare a piacimento

  • Tony

    sorry.. un delirio di punteggiatura insulsa nei miei commenti, heeyyy ma c’è glastonbury su bbc four

  • Federico

    Siamo nel 2009 e ancora parlate di noi e voi inteso come destra e sinistra???
    Sveglia signori… mi sembra chiaro che al giorno d’oggi non ci sia nessun rappresentante valido di qualsiasi ideologia.
    L’unica cosa che conta sono i fatti, e non quelli elencati da fede.
    Lasciate i litigi adolescenziali alla giusta fascia di età e cercate di fare qualcosa di concreto.
    una delle poche possibilità che abbiamo avuto di cambiarfe qualcosa (referendum) non è stata sfruttata, e non ditemi che in tutta italia solo al 20% delle persone non piace come vanno le cose.

    DOVE SONO TUTTI QUANDO E’ IL MOMENTO DI FARE QUALCOSA?

  • Luca

    a Federico
    non è vero che non ci sono rappresentanti validi. per l’estrema deestra c’è Storace, anche se trovo indecente che rifiuti ancora di definirsi anti fascista; per il centro destra Fini; per il centro Casini, anche se mi ha deluso la candidatura di quel Savoia che non so neanche come si chiama;per il centro sinistra la situazione è complicata ci sono tante personalità che non sanno lavorare come squadra, è questa la cosa triste, evito l’elenco perché non saprei fermarmi; per la sinistra estrema citerei Sinistra critica (qualsiasi esponente). Il problema non è che manchino personalità o ideologie, ma che hanno precedeza i carismi di quei politici plebiscitari come Berlusconi, Bossi, Di Pietro

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