Il vero potere delle mafie

[L'express]

La ‘Ndrangheta supera Cosa Nostra: ormai i calabresi sono più potenti dei siciliani. Ma, riuniti, segnano l’onnipresenza delle organizzazioni criminali italiane nel loro paese come all’estero. Droga, traffici, guerre sanguinarie tra famiglie, legami col mondo politico…
L’Express ha condotto un’inchiesta all’uscita di Gomorra, film shock sulla Camorra, la mafia napoletana.

E’ la dimostrazione brillante, metodica, che l’inferno della Mafia è alle nostre porte. Un pugno nello stomaco delle democrazie e del capitalismo mondiale. E’ il racconto di un decadimento di valori che corrode sia le perdute ed inattive vie di Scampia, una periferia in cemento di Napoli, sia i colletti bianchi dell’economia legale. Gomorra, il best-seller di Roberto Saviano adattato al cinema, ha ricevuto il gran premio della giuria a Cannes. Esce nelle sale francesi il 13 agosto. E se ne esce distrutti, con l’impressione che questo cancro napoletano non finisca più di generare metastasi al di là delle sue frontiere.

E’ lontano il tempo in cui le mafie italiane, nate in pieno XIX secolo, erano solo un fenomeno di anime ribelli, di polizie private, di società segrete che s’offrivano in alternativa allo Stato. Il grande vento della globalizzazione ha soffiato. Le sanguinarie guerre mafiose hanno lasciato posto ad un impero ultramoderno, che è prosperato nel silenzio dell’omertà e perché, negli anni, il suo potere è stato sottovalutatodalle autorità, fino ad infiltrarsi in ogni meandro dell’economia, lecita ed illecita.

“Un problema per tutta l’Europa”
Secondo l’istituto Eurispes (vedi la tabella nell’articolo originale, N.d.T.), le quattro mafie italiane valevano, nel 2004, 100 miliardi d’euro, ossia il 9.5% del PIL della penisola. “E’ un problema per tutta l’Europa, insiste il magistrato Vincenzo Macri, alla direzione nazionale anti-Mafia, a Roma. I maggiori profitti si fanno all’estero. Dopo la caduta del muro di Berlino, i boss si sono recati all’Est per comperare tutto ciò che potevano…”

Più preoccupante, la collusione Mafia-politica. In Calabria, un’inchiesta delicata, condotta dalla procura di Reggio, ha appena rivelato, una volta di più, l’infiltrazione della mafia calabrese, la ‘Ndrangheta, ai vertici dello Stato. Il potentissimo clan dei Piromalli era in contatto con una persona vicina a Berlusconi, il senatore Marcello Dell’Utri, già condannato a nove anni di prigione in primo grado, per complicità in associazione mafiosa. Il “mediatore”: Aldo Miccichè, calabrese, ex Democrazia Cristiana, rifugiatosi in Venezuela. La convergenza d’interessi: barattare 50.000 voti degli italiani all’estero in favore del partito di Berlusconi alle ultime elezioni, con un ammorbidimento del regime carcerario dei mafiosi, il famoso 41bis – che dava fastidio al boss Giuseppe Piromalli, nella sua prigione.

Dell’Utri è “l’anticamera di Berlusconi”, dichiara Miccichè ad un intermediaro che ha appuntamento col senatore… Il clan avrebbe voluto avvicinare anche il candidato della sinistra, Walter Veltroni. Quando quest’ultimo ha dichiarato ad un meeting che rifiutava i voti della ‘Ndrangheta, Miccichè ha commentato al telefono, a bassa voce “Hanno rifiutato tutto, tutto!”

E’ un fatto, la ‘Ndrangheta ha scalzato, nella hit-parade del crimine organizzato, la sua vecchia cugina Cosa Nostra, la quale ha focalizzato l’attenzione dello Stato, in particolare dopo la morte dei giudici Falcone e Borsellino nel 1992. La Piovra ha subito un duro colpo con l’arresto del “boss dei boss”, Bernardo Provenzano, nel 2006. Anche se nell’ombra Matteo Messina Denaro, alias “Diabolik”, gli è succeduto, mentre la Camorra continua ad asfissiare le terre della Campania con rifiuti cancerogeni e tenta di rilevare la Lazio, una delle due grandi squadre di calcio di Roma…
“La Mafia è molto forte, ma è come i tedeschi nel 1942. Non vincerà”, afferma il magistrato Alberto Cisterna, alla direzione nazionale anti-Mafia.

L’Express vi fa penetrare in queste terre oppresse del sud Italia.

[Articolo originale di Delphine Saubaber]

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