La tenda del beduino

[Terra Magazine]

La prima visita ufficiale in Italia del leader libico Muammar Gheddafi è riuscita a scombussolare da giovedì scorso la vita politica italiana e la routine quotidiana di Monteverde, uno dei quartieri più tranquilli di Roma. 

Ci si aspettavano ripercussioni politiche. Primo perché Gheddafi è venuto per rendere ufficale l’accordo bilaterale firmato da Italia e Libia ad agosto dell’anno scorso, che stabilisce un indennizzo per i quasi 30 anni di occupazione coloniale italiana nel paese sahariano. Per alleggerirsi la coscienza, l’Italia si impegna a finanziare progetti che costeranno 200 milioni di dollari all’anno per ogni anno della colonizzazione fascista nelle sabbie libiche. In altre parole per 25 anni gli italiani pagheranno la loro avventura coloniale conclusasi molto male. 

L’accordo firmato da Berlusconi e Gheddafi è stato reso pubblico con grande rilievo in Africa, perché è la prima iniziativa del genere in tutto il mondo. In Italia il governo di destra ha tentato di minimizzare il fatto, ben sapendo che al suo elettorato non piace l’idea di dare soldi ai “beduini”, per usare l’espressione più delicata nella lunga lista di insulti razzisti dedicati ai cittadini nordafricani da queste parti. 

La visita ha avuto eco anche perché ha creato un’ulteriore divisione nella già disgregata sinistra italiana. Da una parte i realisti, con a capo l’ex primo ministro Massimo D’Alema, hanno difeso il diritto di Gheddafi a pronunciare un discorso al Senato. Dall’altra i difensori dei diritti umani, capeggiati da Walter Veltroni e Dario Franceschini, penultimo e attuale leader del Partito Democratico (di cui fa parte D’Alema), i quali ritengono che Gheddafi non meriti di essere ricevuto con tutti gli onori nel più importante tempio della democrazia. 

La sinistra dell’alta diplomazia internazionale da una parte, e la sinistra delle ONG e della difesa dei migranti dall’altra. Infatti Gheddafi ha firmato un altro accordo con gli italiani molto meno simpatico di quello sull’indennizzo: prevede il rimpatrio degli immigrati che fuggono a bordo di barche e barchette dalle spiagge libiche. I rimpatriati vengono rinchiusi in campi che secondo Amnesty International non hanno nulla da invidare al modello nazista. 

Berlusconi, che si proclama grande amico di Gheddafi ma che mai dimentica la regola aurea del marketing politico che prescrive di non offendere l’elettorato, non ha partecipato al ricevimento per l’arrivo del leader libico. Un opportuno e strategico torcicollo ha risolto il problema. 

Mentre scrivo, i cieli di Monteverde sono pieni di elicotteri rumorosi. Al di là dei risvolti politici, c’è infatti un altro piccolo dettaglio della visita ufficale: Gheddafi, che non vive né viaggia senza la sua lussuosa tenda da beduino, ha piantato la baracca nei giardini del parco di Villa Pamphili, proprio qui vicino a casa mia. Per tre giorni i residenti umani e canini di Monteverde non potranno correre, passeggiare, fare l’amore e fare pipì nei prati e nei boschi della Villa, chiusa al pubblico e circondata dai franchi tiratori e dal famoso team di donne guardie del corpo di Gheddafi. 

Stamattina nei mercati e nelle strade del quartiere si è molto detto contro Gheddafi. Il più indignato era il mio medico, che per quasi tutti i malanni (lombalgie, depressione, mancanza o eccesso di appetito, pressione bassa o alta, ecc.) raccomanda una buona passeggiata a Villa Pamphili alle 7 di mattina. Ma la tenda del beduino, per tre giorni, manderà a monte la terapia. 

[Articolo originale "A tenda do beduíno" di Vera Gonçalves de Araújo]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • MySpace
  • Live-MSN
  • OKnotizie
  • YahooMyWeb
  • StumbleUpon
  • Blogosphere News
  • Webnews
  • eKudos
  • LinkedIn
  • Technorati
  • TwitThis
  • BarraPunto
  • Digg
  • Pownce
  • Wikio IT
  • Wikio

Lascia un commento

 

 

 

Puoi usare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>