Intervista a Giancarlo De Cataldo “Il giorno in cui le mafie si metteranno d’accordo governeranno il mondo”

[El Mundo]

- ‘Italia Cosa Nostra’ narra gli anni più violenti della mafia, 1992 e 1993
- Descrive la ‘convenienza’ come pilastro delle relazioni tra Stato e crimine
- ‘La mafia italiana gode ancora di ottima salute anche se è parte di una mafia      globale’
- Il crimine nella fiction affascina perché ‘è l’ultimo posto dove vince il bene’

“La mafia non è un signore con cappello”, avverte Giancarlo De Cataldo, cosciente della onniopresenza dell’Organizzazione in tutte le sfaccettature della realtà italiana. E mondiale. In pieno ‘boom’ della letteratura di Cosa Nostra, con Saviano in testa, l’autore di ‘Romanzo criminale’, nel suo nuovo romanzo torna ad immergersi nella sottile relazione tra il potere illegittimo e quello legittimo. Lo ha presentato a Barcellona durante la Settimana del Romanzo noir, di cui è un ospite fisso.

Giudice della Corte di Cassazione di Roma, De Cataldo traspone un centinaio di atti giudiziari degli ultimi anni in un romanzo, ‘Italia Cosa Nostra’, che cerca di “catturare lo spirito” della Storia italiana degli anni più duri della violenza mafiosa, il 1992 e il 1993. Mentre l’organizzazione più potente del paese sfidava lo Stato a forza di bombe, la destra si reinventava in Forza Italia, con Berlusconi in testa. “Questo è lo scenario reale”, argomenta. “il resto è un’invenzione che mi serve per spiegare come agirono i personaggi quel determinato momento storico”.

Così usa la finzione per spiegare perché il principio di ‘convenienza‘ tra mafia e Stato scandisce l’evoluzione della storia italiana. Anche oggi. “La mafia italiana gode ancora d’ottima salute, anche se attualmente è parte di una mafia globale” che, come non si stanca di ricordare, è più vicina e potente di quanto si possa avvertire: “Il denaro che la criminalità organizzata muove nel mondo è pari a quello della economia legale” o “il giorno in cui le mafie si metteranno d’accordo, domineranno il mondo”.

Per questo la sua storia è una storia sulla corruttibilità dell’uomo, una storia per sondare fino a che punto sia capace di cedere alla mafia un personaggio come il suo commissario Scialoja per mantenere lo “statu quo”, racimolare un pugno di voti o ritagliarsi uno spazio nelle alte sfere. Un ‘affaire’ – tra il legale e l’illegale – che, per lo scrittore stesso, non dev’essere preso alla leggera: “Per sterminare la mafia è imprescindibile smettere di negoziare con essa”.

Però anche la fiction gioca alla ‘convenienza‘ con il crimine e ogni volta con maggior successo. Il fascino per il male è innato nell’essere umano ed il romanzo noir ed affini possiedono un’attrattiva ulteriore per il lettore: ” Sono gli ultimi luoghi in cui vince il bene”.

Chi si ispira a chi? Perché i personaggi di De Cataldo hanno tra i loro film preferiti “Quei bravi ragazzi” o “Il Padrino”. “Un certo modo di spiegare la mafia ha ispirato i mafiosi” ammette, anche se sottolinea che “è un’organizzazione che crea la sua stessa mitologia”. Quando viene covertita in spettacolo, alimenta nuovamente queste tradizioni. “Non credo che si possa porre fine a questo circuito”, afferma lo scrittore.

Allora, esaltare il crimine a mito del XXI secolo non dà una spinta in più? “Se scrivi articoli per far paura alla gente, stai lavorando per la paura. Se scrivi romanzi come questo o come ‘Gomorra’, mostri alla gente come funziona la mafia e l’aiuti a difendersi dalla paura”, risponde seccamente.

Nonostante la sua difesa ferrea della fiction come cammino più diretto verso la comprensione degli eventi di questa epoca convulsa, De Cataldo resta comunque un uomo di Giustizia, di questo posto dove si combatte una delle battaglie più impari tra la legge e il crimine.

“Il pericolo della Giustizia è che si occupi dell’uomo che ruba per strada e che poi non abbia la forza, gli strumenti e la risoluzione per occuparsi della delinquenza d’alto livello”, ammette il giudice. Il problema è che in Italia, e non solo lì, “la Giustizia è in difficoltà perché presuppone che tutti gli esseri umani siano uguali di fronte alla legge, però se hai tanti soldi da poter cambiare la legge, allora diventi meno uguale”.

[Articolo originale "'El día que las mafias se pongan de acuerdo gobernarán el mundo'" di Eva Belmonte]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • MySpace
  • Live-MSN
  • OKnotizie
  • YahooMyWeb
  • StumbleUpon
  • Blogosphere News
  • Webnews
  • eKudos
  • LinkedIn
  • Technorati
  • TwitThis
  • BarraPunto
  • Digg
  • Pownce
  • Wikio IT
  • Wikio

1 commento per Intervista a Giancarlo De Cataldo “Il giorno in cui le mafie si metteranno d’accordo governeranno il mondo”

  • stecca 66

    le mafie del mondo stanno bene come sono,autonome e divise per zone del mondo.
    mafia cinese
    mafia russa
    mafia italiana

    Sono unite dalla comune disponibilita di liquidita,il loro potere d’acquisto elevato e l’offerta enorme in questo periodo di crisi mondiale li rendono ancor piu potenti.

Lascia un commento

 

 

 

Puoi usare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>