[Libération]
Praticamente dimenticata, Marina Petrella non ha mai suscitato molto interesse nell’opinione pubblica italiana. Nulla a che vedere con Cesare Battisti, il vecchio terrorista dei proletari armati per il comunismo, ora scrittore, e le cui proclamazioni d’innocenza, dal suo rifugio parigino, erano state considerate come delle provocazioni. Tanto più che sembravano trasmesse da intellettuali e uomini politici francesi.
«Gesto»
Ieri, a Roma, la notizia della riduzione in libertà sotto controllo giudiziario dell’ex militante delle brigate rosse (BR) non ha provocato nessun commento ufficiale. Né da parte del governo di Silvio Berlusconi, né dall’opposizione di centro-sinistra. Nel suo sito, il quotidiano progressista Repubblica annuncia candidamente che «la BR è stata liberata», sottolineando che «la procedura d’estradizione continua». Nel corso delle ultime settimane, la stampa italiana ha così riferito le gravi condizioni di salute di Marina Petrella nella sua cella senza sollevare polemiche.
In compenso, la presa di posizione di Nicolas Sarkozy che, all’inizio di luglio, aveva confermato la sua intenzione di estradare la Petrella conformemente agli accordi giudiziari tra paesi dell’Unione europea, pur incoraggiando pubblicamente «un gesto umanitario» per l’ex-terrorista, aveva vivamente irritato le più alte autorità italiane. Sarkozy aveva chiesto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «di sollecitare il presidente della repubblica italiana affinché conceda la grazia, tenuto conto dell’anzianità della condanna e della situazione psicologica e di salute» della Petrella. In cambio, l’inquilino del palazzo del Quirinale, Giorgio Napolitano, seccamente aveva fatto osservare al suo omologo francese: «Occorre rispettare norme e giurisprudenze costituzionali.» Aveva anche evocato «valutazioni d’ordine generale„ prima della concessione della grazia, come, ad esempio, l’espiazione di una parte della pena o il perdono delle famiglie delle vittime. Al passaggio, Napolitano ricordava che la Petrella «è stata condannata all’ergastolo per multipli e gravissimi atti di terrorismo, e che è a tutt’oggi latitante».
«Anomalia»
Di fronte a questa reazione, Sarkozy aveva riconosciuto «essersi un po immischiato nel dibattito italiano», ma aveva ribadito che rispettava «la giustizia di un paese democratico». La domanda d’estradizione di Marina Petrella è dunque ancora in vigore. E riceve il sostegno della maggior parte delle formazioni politiche della penisola, compreso il Partito Democratico. Solo una parte dell’estrema sinistra perora un’amnistia. Nel quotidiano comunistaLiberazione, Paolo Persichetti ha recentemente denunciato «una vera anomalia». Secondo l’ex-terrorista extradato della Francia nel 2002, «la volontà dello Stato italiano di non girare politicamente la pagina degli anni 70, come è generalmente il caso alla fine di ogni conflitto sociale».





Gli ultimi commenti.
ormai e’ una tendenza biparte.
in futuro la galera verra’ ricordata come una delle tante brutalita’ perpetrate da un popolo incivile?
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