Miracolo in 100 giorni – Come Berlusconi ha riportato ordine nella caotica Italia e cosa ne seguirà

Newsweek

Nei suoi primi 100 giorni di governo, Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile: ad un livello senza precedenti nella storia italiana moderna, ha imposto il proprio controllo su questo paese apparentemente ingovernabile.

I partiti di opposizione sono impantanati nei contrasti interni e Berlusconi, primo ministro per la terza volta dal 1994, gode di un tasso di popolarità del 55 % – più alto del britannico Gordon Brown, del francese Nicolas Sarkozy o dello spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.

E’ sorprendente come nessuno in Italia sia mai riuscito a raggiungere un tale successo. Più di qualunque altro paese dell’Europa occidentale, l’Italia è stata a lungo tormentata dalla corruzione e da un sistema che attribuisce un peso politico sproporzionato ai piccoli partiti. Il predecessore di Berlusconi, Romano Prodi, è stato ostacolato dalla striminzita maggioranza al senato del suo partito di centro sinistra e da una litigiosa coalizione formata da nove partiti.

Ma Berlusconi, il magnate 72enne dei media, ha astutamente sfruttato una legge elettorale del 2005 che ha cancellato questi piccoli partiti per guadagnare a sorpresa un’ampia vittoria dalla quale l’opposizione sta ancora cercando di riprendersi.

Il suo partito di centro destra ora ha 174 seggi al senato (contro i 132 della sinistra) e, mentre si gode una sorta di luna di miele con l’elettorato, non ha perso tempo a consolidare la propria autorità.

Uno dei suoi primi provvedimenti: far passare un progetto di legge che concede alle quattro cariche più alte dello stato, compreso lo stesso primo ministro, l’immunità da qualsiasi azione giudiziaria nel corso del mandato. La proposta di legge è stata approvata in maniera schiacciante il mese scorso ed ha messo fine ai processi penali contro Berlusconi (che secondo lui ed i suoi sostenitori sarebbero politicamente motivati).

Che questa nuova legge sollevasse un possibile conflitto di interessi non è passato inosservato, ma gli italiani sono troppo preoccupati dalla situazione economica per prestarci troppa attenzione. Dopo 10 anni di crescita economica pressoché inesistente – la Bank of America ha previsto una crescita per l’anno in corso pari allo 0,5 % – gli italiani chiedono sicurezza, sia finanziaria sia di altro tipo.

E Berlusconi sta andando avanti, con un’autorità dal pugno di ferro in guanto di velluto. Emblematica è stata la sua capacità di ripulire Napoli, sepolta per mesi sotto i rifiuti in parte perché le comunità circostanti semplicemente non avevano alcuna fiducia nelle capacità del governo di gestire le discariche.

Da uomo di spettacolo, Berlusconi ha tenuto diverse riunioni del governo a Napoli – mantenendo la promessa elettorale di farlo fino a che i rifiuti non fossero stati eliminati – ed ha incaricato un commissario straordinario per i rifiuti di risolvere il problema. In luglio, il Parlamento ha approvato il piano di Berlusconi per aprire nuove discariche ed inceneritori, autorizzando l’esercito a proteggere le discariche temporanee dai residenti infuriati. Qualche tempo dopo Berlusconi ha annunciato che 50000 tonnellate di rifiuti erano già state rimosse.

Con una risolutezza simile ha affrontato la percezione dell’aumento dei crimini violenti (malgrado i dati evidenzino il contrario) e che gli stranieri siano i responsabili. In luglio, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per combattere l’immigrazione clandestina ed ha proposto una legge che imponga la raccolta dell’impronte digitali per tutti i Rom che vivono negli accampamenti in Italia.

Berlusconi ha ammorbidito il piano di fronte all’opposizione dei gruppi per i diritti umani e dell’Unione Europea. Ma ad inizio agosto, ha schierato migliaia di truppe in tutta Italia allo scopo di sbaragliare l’immigrazione e la microcriminalità.

Questa strategia decisa potrebbe dare a Berlusconi lo slancio per affrontare alcuni dei problemi più gravi dell’Italia. Gli italiani pagano oggi le imposte più care dell’Europa occidentale, circa il 43 %, ed hanno tra i più bassi stipendi – col risultato di una diffusa evasione fiscale.

Il debito pubblico rimane superiore al 100 % del PIL; l’assistenza costa annualmente all’Italia tra il 5 ed il 6 % del PIL, spiega Gilles Moec della Bank of America.

Berlusconi si è impegnato a ridurre le spese (contrariamente al suo primo mandato), ma agire in tal senso renderà più difficile mantenere l’impegno di tagliare le tasse e stimolare lo sviluppo.

Eppure Berlusconi deve trovare una via d’uscita. Gli italiani ora lo seguono, ma quello che vogliono più di ogni altra cosa è la stabilità economica. Fare pulizia dei rifiuti e accanirsi contro gli immigrati non basta.

[Articolo originale di Jacopo Barigazzi]

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