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Il re è nudo, grida il bambino di una fiaba di H.C. Andersen, ed all’improvviso tutti vedono ciò che prima nessuno aveva osato vedere. L’Italia non c’è ancora arrivata, ma è quasi lì, dopo una luna di miele durata un anno intero.
Silvio Berlusconi gode ancora di sondaggi di opinione molto buoni, ma tre questioni degli ultimi giorni gli hanno fatto perdere le staffe e da sorridente padre della patria l’hanno trasformato in un palpitante vulcano sull’orlo dell’eruzione.
È furibondo per le motivazioni, da poco rese pubbliche, della condanna nei confronti di un famoso avvocato inglese che avrebbe mentito in merito alle compagnie off-shore del primo ministro in cambio di 600 000 euro [in realtà sono 600 000 dollari, N.d.T.]. Deve subire il pandemonio scatenato dalla richiesta di divorzio presentata dalla moglie. E non riesce a gestire le continue rivelazioni su Noemi Letizia, la ragazza di 18 anni appena compiuti sospettata di essere la sua Lolita. Il quotidiano La Repubblica pubblica ogni giorno dieci domande che la riguardano, pretendendo risposte da Berlusconi.
C’è anche una serie di questioni importanti che reclamano soluzioni. Che politica adotterà il governo per mettere in moto l’economia italiana? Quando riceveranno nuove case le migliaia di senzatetto del terremoto in Abruzzo? Come farà l’Italia a costruire la propria reputazione a livello internazionale in vista dell’imminente incontro del G8 all’Aquila?
Ma come al solito il dibattito politico è incentrato solo su Berlusconi. L’Italia appare come il paese che fa da sfondo ad un reality show dove la sfera intima del sovrano irrompe continuamente in quella pubblica.´
Lo spettacolo ha raggiunto il suo culmine la settimana scorsa, al solenne incontro annuale di Confindustria, la potente associazione degli industriali italiani. La presidente dell’organizzazione ha chiesto a Berlusconi di usare l’enorme sostegno che ha nel paese per realizzare le riforme necessarie per guidare il paese fuori dalla crisi economica.
Il tempo di salire sul palco e Berlusconi comincia chiamandola velina.
Gli imprenditori si contorcono sulle loro sedie.
Il resto è una litania sui giudici comunisti che vogliono distruggerlo a causa dell’odio di classe e dell’invidia, sul parlamento che sarebbe meglio chiudere, dato che in Italia è più facile fare la rivoluzione che realizzare riforme, e sul fatto che nei periodi difficili ci vuole coraggio.
Silvio Berlusconi non ha alcuna risposta politica concreta da dare. L’atmosfera in sala è tesa. Niente applausi scroscianti. Il primo ministro torna al suo posto in prima fila e si asciuga il viso, mentre i fotografi scattano foto con frenesia.
Ma quello cos’è? Avvolto nel fazzoletto c’è il piumino del fondotinta con una crema marrone.
Silvio Berlusconi non diventa un politico migliore né peggiore per il fatto di truccarsi, ma l’immagine è un simbolo della superficialità e dell’apparenza che circondano l’uomo ed il politico.
Perché fa leggi che gli danno l’immunità giuridica, se non ha niente da nascondere? Perché ricorre a menzogne invece di chiarire la sua relazione con Noemi Letizia?
Con il piumino del fondotinta in mano e senza argomenti politici, Silvio Berlusconi appare come un patetico anziano con poco giudizio, che non riesce a trattare nemmeno con i suoi elettori più fedeli – gli imprenditori italiani – e che deve circondarsi di ragazzine per sentirsi maschio e virile.
[Articolo originale "Charmören har tappat kontrollen" di Kristina Kappelin]

















Che poi è il nostro principale problema.
Tendiamo sempre a cercare l’aiuto esterno per risolvere le nostre faccende, non c’è una volta in cui le prendiamo di petto [me inclusa, ovviamente]. Secondo me è una diversa declinazione dello stesso atteggiamento che va a favorire anche Berlusconi, nel senso che abbiamo questa tendenza a prenderci una sorta di “uomo della provvidenza”, dargli potere, e poi fargli fare sostanzialmente quel che vuole.
Lo stesso meccanismo opera in queste richieste di aiuto all’Europa.
Fermo restando che una spintarella, specialmente per quanto riguarda il monopolio dei media, sarebbe un’ottima cosa.