Italia imbarazzata dalla contraffazione dell’olio d’oliva

[The Guardian]

A guardarlo sembra essere olio extra vergine d’oliva. Anche il gusto e l’odore sono come l’olio extra vergine d’oliva. Ma l’attraente, liquido verde giallastro che i consumatori in Germania, Svizzera e negli Stati Uniti avrebbero versato nelle loro insalate era in realtà olio prodotto da semi di soia o semi di girasole – alcuni di questi geneticamente modificati – mischiati al beta carotene e alla clorofilla industriale.

Dopo la scoperta nei mesi passati della diossina nella mozzarella e dell’aggiunta di etanolo nel vino, i funzionari ieri si sono affrettati a rassicurare i consumatori sulla scia di un altro scandalo sul cibo italiano. Lunedì, la polizia ha arrestato 39 persone e ha sequestrato più di 25.000 litri di olio extra vergine d’oliva contraffatto. Era stato prodotto per essere importato, o messo in commercio in Italia, in bottiglie che contenevano l’etichetta di compagnie non esistenti.

Vincenzo Russo, il procuratore che ha ordinato l’irruzione, ha detto: “Di per se, il prodotto non era nocivo”.

Ma ha aggiunto che l’olio era stato prodotto in luoghi che non erano soggetti a controlli sanitari.

Il ministro dell’agricoltura del precedente governo di centro–sinistra, Paolo De Castro, ha sostenuto che l’evento era “una dimostrazione che i controlli ci sono, e sono efficienti”. Ma l’associazione che rappresenta i produttori di olio d’oliva italiani ha affermato che la frode è stata “la punta dell’iceberg”. Si aggiunge, comunque, al fatto che la nuova legge sull’etichetta obbligatoria si sta rivelando efficace.

L’ultimo scandalo ha causato grande imbarazzo alla Nazione che era orgogliosa della purezza dei suoi cibi. Il capo di una considerevole unione degli agricoltori, Sergio Marini, ha permesso le indagini, ma ha segnalato che il danno all’ immagine della produzione italiana potrebbe essere abbastanza grande da essere decisiva su una crescita o una riduzione dell’economia quest’anno.

Una dichiarazione da un’associazione di consumatori, ADUC, ha affermato che c’è il rischio che quando i consumatori stranieri “comprano un prodotto italiano, avranno gli stessi dubbi che hanno quando comprano prodotti cinesi”.

[Articolo originale di John Hooper]

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