[Der Spiegel]
I parenti di Eluana Englaro lottano da anni per permettere alla figlia di morire. Ma i risvolti giuridici relativi alla disputa sulla sorte della paziente italiana in coma sono lungi dall’essere terminati: contro le misure interruzione del trattamento di alimentazione forzata è stato presentato ricorso.
Roma / Milano – Il destino della paziente italiana Eluana Englaro in stato di coma da più di 16 anni deve nuovamente essere chiarito da un punto di vista giuridico.
La procura di Milano ha fatto ricorso contro la decisione della Corte di Cassazione di approvare la procedura per le misure di interruzione del trattamento di alimentazione forzata della 34enne paziente. Il procuratore generale Gianfranco Montera ha reso nota questa decisione.
“Eluana non può essere lasciata morire, l’ alimentazione forzata deve continuare”, ha scritto il giornale romano La Repubblica nell’edizione di Venerdì. Il caso ha suscitato grosso scalpore in Italia dove vi è ancora prevalentemente una cultura cattolica. Il padre si batte da anni per poter interrompere l’alimentazione forzata alla figlia.
Il procuratore della Repubblica, tra l’altro, ha affermato che “la questione se la condizione di Eluana sia o meno irreversibile, non è stata esaminata abbastanza a fondo”. Gli eventi attuali stanno dando una spinta a coloro i quali sostengono la necessità di rafforzare e fornire una forte base giuridica per il cosiddetto testamento biologico.
In Italia l’eutanasia, sia attiva che passiva, è vietata, ma la giurisdizione a riguardo non è chiara. Pertanto, anche il Presidente del Senato Renato Schifani invoca assieme ad altri la necessità che la Camera discuta in autunno una serie di leggi che facciano da base ad una sorta di testamento biologico. Il papa Benedetto XVI. e il Vaticano hanno posizioni assolutamente contrarie a qualsiasi forma di eutanasia.
L’annuncio da Milano è arrivato poco dopo la decisione della Camera dei Deputati che ha rigettato la decisione sul caso di Eluana da parte della Corte di Cassazione togliendo a questa il diritto di decidere e nell’interesse del legislatore.
Nell’ottobre 2007, il tribunale aveva deciso che il caso della paziente in coma dovesse essere riesaminato per una seconda volta. Questa decisione ha poi aperto la strada alla sentenza di appello dell’inizio del mese di luglio per la quale l ‘alimentazione artificiale avrebbe potuto essere interrotta. Il giudice d’appello ha dovuto valutare se il caso della paziente fosse uno stato “irreversibile” e se la donna avesse preferito morire piuttosto che vivere supportata artificialmente. I giudici decisero che entrambe le condizioni erano da considerare verificatesi poiche’ la donna aveva espressamente dichiarato al padre prima dell’incidente di voler morire piuttosto che vivere in uno stato vegetativo.
Dopo la decisione dei parlamentari presa venerdì, anche i Senatori si sono opposti ad una legge in relazione ad una sentenza della magistratura sull’ alimentazione artificiale. Il caso è quindi finito anche dinnanzi alla Corte costituzionale. “Le lacune legislative in questo campo sono enormi,” ha commentato il bioetico Lorenzo D’Avack, “c’è da sperare che i politici siano in grado di risolvere le varie esigenze ed arrivare ad una legislazione coerente in materia”.
La donna entrò in coma nel 1992 all’età di 19 anni dopo un incidente d’auto ed è ricoverata in un ospedale nelle vicinanze di Milano. Un anno più tardi, i medici diagnosticarono la sua condizione di coma irreversibile.





















E’ una situazione talmente personale, un dramma talmente grande per la famiglia coinvolta che non ci sarebbe niente da commentare…ma c’e’ gente che vuole imporre la propria visione sugli altri…FONDAMENTALISTI..non importa la religione, rimanete FONDAMENTALISTI…finitela di immettervi in faccende che non sono vostre…soffrono da 16 anni…vogliono finire di soffrire…ne hanno pieno diritto