La xenofobia italiana arriva alla Gastronomia

O Estado de São Paulo

GINEVRA – Il pregiudizio contro ciò che viene da fuori dell’Italia è diventato ancora più forte nella città di Lucca, in Toscana. Il consiglio comunale ha proibito l’apertura di nuove tavole calde e ristoranti di cucina turca, araba e cinese, con il pretesto di incentivare il consumo di cibo nazionale. La cosa che sorprende di più gli immigrati è che l’idea comincia a diffondersi e trova sostenitori perfino tra i membri della squadra del primo ministro Silvio Berlusconi.

La prima ad adottare una moratoria nell’apertura di nuove tavole calde di cucina etnica è stata la città di Lucca. L’obiettivo era incentivare gli italiani a mangiare cibo italiano. Una versione gastronomica del protezionismo. Ancora una volta è stato il partito di estrema destra Lega Nord a difendere l’idea come un modo per “proteggere le specialità locali contro la diffusione degli alimenti etnici”.

L’idea fa proseliti anche in Lombardia e in altre regioni. La moratoria entrerà in vigore anche a Milano. In un anno in città il numero di ristoranti etnici è aumentato del 30%, arrivando a 668. Luca Zaia, ministro italiano dell’Agricoltura e membro della Lega Nord, ha difeso la misura.

“Dobbiamo avere cura della nostra cultura” ha detto. Ma ha ammesso che i promotori dell’iniziativa hanno interesse puramente commerciali. Queste tavole calde infatti finirebbero con l’importare sempre più carne e altri prodotti dall’estero.

Un altro motivo è stato precisato dall’assessore regionale Davide Boni, di Milano. A suo parere, gli immigrati turchi e arabi sono disposti a un orario di lavoro più lungo, il che sarebbe concorrenza sleale per i ristoranti tradizionali. “Si tratta di una nuova Crociata”, ha commentato ironicamente il giornale La Stampa.

Curiosamente, i ristoranti francesi non sono soggetti alle nuove regole. I critici dei sistemi radicali difesi dal governo hanno chiesto che cosa ne sarà degli ingredienti dei piatti tipici italiani, visto che il pomodoro fu un regalo del Perù alla cucina italiana, e gli spaghetti sono venuti dalla Cina.

[Articolo originale "Xenofobia italiana chega à gastronomia" di Jamil Chade ]

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Traduzione di:
Amina Iacuzio Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
pat matteo