Ad un mese dalle elezioni, Berlusconi predilige il fronte sicurezza della sua maggioranza

[Le Monde]

L’Italia ha dato un altro giro di vite alla sua politica migratoria, sabato 9 maggio, respingendo, nuovamente verso la Libia, da dove proveniva, un’imbarcazione con a bordo 163 migranti che si avvicinavano all’isola di Lampedusa. Si tratta della seconda volta in tre giorni che Roma decide di rinviare verso il loro paese di partenza degli immigrati prima che questi tocchino il suolo italiano.

Questa politica è severamente criticata dall’Alto Commissariato per i rifugiati, le organizzazioni di difesa degli immigrati e la Chiesa, che la considerano “una negazione” del diritto d’asilo. In effetti, il 75% degli immigrati chiedono di beneficiarne e il 50% l’ottiene.

In questo modo l’Italia spera di scoraggiare i candidati all’immigrazione avvalendosi della messa in atto del trattato d’amicizia firmato tra la Libia e l’Italia nell’agosto 2008. Questo fa sì che Tripoli si impegni a lottare contro l’immigrazione clandestina in cambio, da parte dell’Italia, di cinque miliardi di dollari scaglionati nei prossimi venticinque anni a titolo di risarcimento per il periodo coloniale.

Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, aveva accolto il primo rinvio di immigrati verso la Libia come “un grande giorno per l’Italia”. Appartenente al partito xenofobo della Lega Nord, è a lui che si deve inoltre il “pacchetto sicurezza” che prevede l’instaurazione del “reato di clandestinità”. La legge dovrebbe essere votata definitivamente questa settimana dal Parlamento.
Ad un mese dalle elezioni europee, Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, ha colto l’occasione del rinvio dei migranti in Libia per non abbandonare il “fronte sicurezza” al suo potente alleato della Lega, che ha deciso di candidarsi da solo a questo scrutinio – così come ad alcune elezioni locali che si terranno lo stesso giorno.

La Lega spera di raggiungere un risultato a due cifre a livello nazionale considerando che, in certe province del Nord, raccoglie quasi il 30% delle intenzioni di voto.
“Non apriremo le porte a tutti come ha fatto la sinistra, ha dichiarato Berlusconi. La loro idea di società multietnica non è la nostra”. Questa politica, ha aggiunto, “è conforme alle norme europee, agli accordi internazionali e alle norme sui diritti umani. Non c’è nessuno scandalo”. La Conferenza episcopale italiana ha immediatamente replicato: “L’Italia è già multietnica”.

In piena crisi e alla ricerca di voti, il centro-sinistra si è diviso sulla questione. Responsabile della politica estera all’interno del Partito democratico (PD), Piero Fassino ha affermato, in un’intervista al Corriere della Sera, che questi respingimenti non hanno nulla di illegale. “So che quello che ho detto è impopolare a sinistra, ha ammesso. Se si individua con certezza il luogo da cui è partito un barcone pieno di clandestini è legittimo riportarlo indietro”.
“Facciamo proseliti”, si è subito congratulata la Lega Nord, divenuta il più vecchio partito in Italia dopo la dissoluzione di Forza Italia e Alleanza nazionale.

La vittima di questa escalation a destra non è altro che il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex-presidente di Alleanza nazionale. Nel suo discorso durante il congresso per la fondazione del Partito della libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un paese multietnico. Da allora, moltiplica le uscite “umaniste” per meglio sottolineare la sua differente opinione.

Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando la legge sulla sicurezza che obbligava i direttori scolastici a denunciare i bambini di immigrati irregolari. Questa volta, ha scelto di seguire Maroni e cavalcare l’onda xenofoba che attraversa l’Italia.

La settimana scorsa a Milano, un consigliere municipale della Lega Nord, Matteo Salvini, ha provocato uno scandalo dopo aver proposto che fossero riservati agli “Italiani di discendenza” alcuni posti nei mezzi pubblici.

[Articolo originale "A un mois du scrutin, M. Berlusconi favorise l'aile sécuritaire de sa majorité" di Philippe Ridet]

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