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Due innamorati, due amici, due sorti funeste. Tre anni dopo “Gomorra”, che gli ha procurato un meritato successo e le minacce di morte della Camorra, Roberto Saviano pubblica “Il contrario della morte”. Questi due brevi racconti sulla guerra ed il lutto, minimalisti e malinconici, rispecchiano lo stato d’animo di un autore serio che si prepara all’esilio.
“Questi due racconti mostrano che a volte non c’è altra soluzione che affrontare la guerra, in Afghanistan come a Napoli con la Camorra. E’ una delle mie ossessioni. Non ci si puo’ sottrarre. La scelta è tra la guerra istituzionale, legale, con l’uniforme, e la guerra illegale del crimine.”
“L’anello” è una storia del mio paese, che sento vicina. Vincenzo e Giuseppe, i due ragazzi del racconto, stavano per essere dimenticati. La storia de “Il contrario della morte”, invece, la sento più lontana. Non ho mai vissuto in Afghanistan. Ma nella mia regione molti sono stati soldati in Libano, Somalia, Kosovo, a Sarajevo. Non è quindi né una metafora né uno sguardo fantasioso sulla guerra. Mi colpisce sempre pensare che nel cuore dell’Europa uomini della mia generazione abbiano vissuto l’esperienza della guerra.”
“Il titolo, “Il contrario della morte”, è preso in prestito da una bella canzone di Sergio Bruni, “Carmela”. Per i napoletani, la vita non è il contrario della morte perché può essere anche peggiore di quest’ultima. Il vero contrario della morte è quindi l’amore. E’ l’ultima forma di resistenza nella mia terra, dove è praticamente impossibile trovare la felicità dato che disoccupazione, cinismo e una certa agonia generalizzata rendono impossibile ogni forma di felicità. “Il contrario della morte” non è un libro per il grande pubblico come “Gomorra”. Sono piccoli tentativi di racconti che rispecchiano il mio malessere. Sono stati scritti dopo le minacce di morte nel 2006.”
“Il mio prossimo libro, pubblicato in autunno in Italia, sarà più importante. Parlerà delle mafie, quelle che presto comanderanno in Africa, in Messico, posti in cui conto di andare.
Si preparano a investire in Corea del Nord, quando il regime crollerà. Non riesco a staccarmi da questo clima criminale, perché ci sono storie forti e folli da raccontare. Ho la fortuna di avere accesso a fonti prvilegiate come avvocati, giudici, poliziotti. Ma, ovviamente, l’esperienza sul campo mi manca ed è uno dei miei problemi piu evidenti.”
“Continuero’ a scrivere in prima persona e a mescolare i generi, mi piace questo stile. Ho l’impressione di essere in presa diretta e di nutrire in questo modo la mia fiction-novel, cioè un romanzo che riporta fatti veri e documentati.
Gli studiosi della realtà si sentiranno nuovamente spodestati. Ma io sono assolutamente soddisfatto di non avere un pedigree, di essere un bastardo. Se “Gomorra” fosse stato un romanzo puramente inventato, mi chiedo se avrei subito tutto quello che subisco da tre anni a questa parte.”
“L’obiettivo di scrivere in un altro modo storie sconosciute è stata un’arma a doppio taglio. Di fatto difendo “Gomorra”, ma allo stesso tempo odio questo libro che mi ha privato di tutto, della famiglia, degli amici. Il gioco non valeva la candela. Ma certamente una parte di responsabilità è mia.”
“Da quando mi è stata assegnata una scorta [settembre 2006, N.d.R.], sono diventato nervoso, inaccessibile, cattivo. Non mi fido di nessuno. Ma sono sempre sotto stress e continuamente accusato d’essere un disturbatore, uno stupido, un approfittatore, un omosessuale.
Due giornali mi accusano di plagio. Ma queste due testate (di cui uno è “Cronache di Napoli”) sono indagate dal pool antimafia per estorsione! E di cosa si tratta? Di tre frasi attinte alla stessa fonte, cioè i Carabinieri di Napoli. Il loro scopo è denigrarmi. So benissimo che il peggio deve ancora venire. Presto mi accuseranno di essere pedofilo, se la prenderanno con la mia famiglia.”
“La situazione è peggiorata da tre anni a questa parte. Alcuni pentiti hanno rivelato l’intenzione della Camorra di ammazzarmi. Quindi la mia vita si costruisce attorno alle strategie per valutare i rischi.
Si divide tra una grande visibilità e un grande cono d’ombra. Ho preso la decisione di andare via, forse quest’estate, in Israele o negli Stati Uniti dove sarò libero. Ho già lasciato l’Italia per andare in Spagna, prima di tornare.”
“In fondo che differenza c’è tra vivere blindato a Roma o vivere blindato a Madrid? Non voglio assolutamente dedicarmi a un nuovo Gomorra. Vorrei costruirmi una famiglia. E se non ci riesco tutto diventerà incredibilmente più difficile. Significherà che hanno vinto loro obbligandomi ad avere una vita da vagabondo.”
[Articolo originale "Roberto Saviano, le contraire de la vie" di Arnaud Vaulerin]
















1-100-1000 SAVIANO in Italia!
Ma tutto questo è apparso sui giornali italiani? Tutti dovremmo dare voce a Roberto Saviano: la nostra voce, la sua vita.