Un manager dal tocco magico: punto e basta

[De Volkskrant]

Roma – Se il dirigente Fiat sia uno spericolato giocatore di poker o un leader di grande talento resta da vedere. In Italia non c’è però alcun dubbio sul suo prestigio.

Questa questione è giá di per sé molto eloquente. Se abbia sempre avuto quel tocco magico per transazioni straordinarie è quanto Sergio Marchionne vorrebbe sapere dell’alto dirigente Fiat, il corrispondente del quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Il fatto che Marchionne come manager sia forse uno spericolato giocatore di poker viene in mente a pochi italiani in questi giorni. Il capo della Fiat ha un ’tocco magico’, punto e basta.

Altrimenti non avrebbe mai potuto chiudere un mega-accordo di quel tipo con l’americana Chrysler. E poi ieri non sarebbe stato ricevuto in Germania da ogni sorta di degni referenti per parlare di una possibile collaborazione con Opel, giusto?

Che Marchionne sia un ’uomo straordinario’, come viene definito, è certo –perlomeno lo è per gli standard italiani. A cominciare dall’aspetto: raramente in completo e mai con cravatta, Marchionne (1952) porta quasi sempre camicia con sopra normalmente un maglione blu scuro. In Italia, un outfit di questo tipo può solo essere visto come un’energica dichiarazione.
Marchionne è a suo agio con persone come il dirigente della Apple Steve Jobs. ’Think different’, il famoso slogan pubblicitario della popolare marca di computer californiana, ha rappresentato la fonte d’ispirazione per la campagna pubblicitaria della nuova Fiat 500, da lui stesso ideata.

Non si può certo dire che Marchionne sia l’italiano medio. Parla inglese senza alcun accento e possiede sia il passaporto italiano che quello canadese. Nato a Chieti, nel centro Italia, a 14 anni Sergio emigrò con i suoi genitori in Canada, dove rimase fino all’inizio degli anni novanta. Ha studiato all’università di Toronto, ha ottenuto il suo MBA all’università di Windsor e la laurea in Diritto alla Osgoode Hall School di Diritto.

Ha lavorato in Canada tra l’altro come revisore e specialista fiscale alla Deloitte, e come direttore finanziario presso la Acklands Grainger, produttrice di utensili, prima di tornare in Europa nel 1994 per una carica nel gigante svizzero dell’alluminio Algroup, dove finì per diventare presidente amministrativo. Alla Fiat, dal 2003 è nel consiglio di amministrazione, di cui è stato nominato presidente nel 2004.

Gli ex colleghi esaltano ’la sua mentalità nordamericana’. Fumatore accanito, Marchionne nutre una profonda avversione per i rapporti troppo gerarchici. Una struttura di potere forte, ha detto, è per un’azienda come ’colesterolo nelle vene’. A Marchionne piacciono i ’rapporti orizzontali’. Il suo braccio destro in Fiat è un rocchettaro in jeans.

’È senz’altro uno dei migliori dealmakers che ci si possa immaginare’, ha risposto il suo ex capo in Acklands alla domanda de Il Sole 24 Ore sul ’tocco magico’ di Marchionne. ’La sua dote più importante è che in qualsiasi trattativa riesce perfettamente a mettersi nei panni della controparte’.

Lo stesso Marchionne è sembrato darne un esempio eloquente sul Financial Times. ’Fiat/Opel a me suona bene’, ha detto a proposito del nome che il nuovo colosso automobilistico da lui sognato dovrebbe avere dopo la fusione tra Fiat e Opel. ’Ma se vogliono Opel prima, nessun problema’.

[Articolo originale "Baas met magische hand – basta" di Eric Arends]

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