Italia 2: il razzismo del (neo)fascismo

[Eleftherotypia]

Di Thanou Kakourioti (professore emerito dell’Università Aristotele di Salonicco)

Con un così fiacco e soprattutto inattendibile centrosinistra all’opposizione, vacillante dopo le dimissioni di due mesi fa di Walter Veltroni e il provvisorio incarico dato all’ex democristiano della Margherita Franceschini, e con una frammentata sinistra tradizionale fuori dal Parlamento quasi dimenticata dagli italiani da quanto è irriconoscibile, non sorprende che l’Italia, che ha elementi in comune con la Grecia, dai tempi dei dittatori Benito Mussolini e Ioannis Metaxas (entrambi istituirono il saluto fascista col braccio teso) a quelli della (estrema)-destra di Karatzaferis e Berlusconi con le loro politiche populiste anti-immigrati, si ponga ormai come laboratorio di sperimentazione neofascista, che ricorda continuamente il regima razzista mussoliniano del 1919-1943.

L’Istituto Statistico Italiano ha recentemente rivelato che la popolazione del paese ha per la prima volta superato i 60 milioni di abitanti: questo non è certo dovuto al fatto che l’Italia stia vivendo un nuovo entusiastico boom delle nascite come nel dopoguerra, ma bensì al gran numero di immigrati che vi sono arrivati principalmente da Romania (1 milione), Albania, Marocco e altri paesi e che accrescono la popolazione locale, aggravando il già grave problema della disoccupazione. Questo viene sfruttato in modo strumentale dalla destra neo-fascista con la sua retorica politica populista e razzista, che riscuote la simpatia dell’italiano medio e ne aumenta i sentimenti razzisti.

L’istituzione ufficiale dei viglianti [in italiano nel testo, N.d.T] per mezzo di una legge di Berlusconi, ovvero di squadre di picchiatori fascisti (puri e duri) [in italiano nel testo, N.d.T], che dovrebbero proteggere i cittadini dagli immigrati “aggressivi”, rimanda direttamente ai gruppi di giovani spartani che pattugliavano di notte la città per liberarla dagli schiavi ribelli. Il razzismo e la xenofobia che alimentò Mussolini dopo le violenze e i brogli elettorali del 1924 (che lo consolidarono al potere), si ripresentano poiché gli italiani hanno palesemente dimenticato la loro storia e sono pertanto obbligati a ripeterla pagandone le conseguenze. C’è anche il personaggio giusto al posto giusto: il preferito di Berlusconi, primo sindaco fascista di Roma dal dopoguerra, Gianni Alemanno è nemico giurato degli zingari, degli omosessuali, ma anche degli artisti e ha promesso che libererà Roma da queste persone.

In Italia, l’immigrazione clandestina è punita ora con la reclusione fino a tre anni, mentre è stata depenalizzata la fondazione di partiti fascisti, che era espressamente vietata dalla Costituzione democratica del 1946. Questi partiti sono ben accettati da tutto l’arco costituzionale e si sono avvicinati al potere seguendo vie legali. Gianfranco Fini, leader del partito neo-fascista Alleanza Nazionale, che recentemente si è fuso con quello di Berlusconi, ricopre la seconda carica dello Stato e sarà il prossimo Presidente del Consiglio, non solo perché il Cavaliere ha più di 73 anni, ma anche perché prima o poi potrà ritrovarsi a dover rendere conto del proprio operato alla giustizia. Fini si è creato ad arte un profilo politico dignitoso, da fascista illuminato e ben accettato, che perfino condanna le azioni del suo idolo Mussolini, come le persecuzioni contro gli ebrei italiani, e per questo il suo futuro politico si prevede roseo in una Italia che aspetta sempre un Messia.

Nel film epico Novecento, Bernardo Bertolucci guardava al socialismo come unica speranza per il ventesimo secolo. Oggi, all’inizio del 21° secolo, abbiamo molte ragioni per dimostrare che questo costituisca solo un’utopia. L’Italia si mostra recidiva al fascismo all’interno di una Unione Europea che appare sempre più in cattivo stato (la tragica situazione della presidente ceca dell’Unione, ma anche altri nuovi paesi dell’est Europa), con una sinistra fallita in modo assolutamente deludente e una economia impoverita che colpisce principalmente le classi povere ma anche la piccola e media borghesia.

[Articolo originale "Ιταλία 2: ο ρατσισμός του (νεο)φασισμού" di Thanou Kakourioti]

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19 commenti per Italia 2: il razzismo del (neo)fascismo

  • Zerb direi che serve a te una qualche lettura….ti farebbe bene…

    Rileggiti le discussioni e poi fammi sapere…

  • io non sono italiana, sono romena ma sinceramente visto i fatti non posso commentare sù certe cose ma ricordatevi che i buoni ed i cattivi ci sono sempre stati in ogni angolo della terra e allora dovremo diventare ancor più ostili di quanto lo siamo già? è proprio l’ostilità che ci fa incattivire…vorrei solo che fossimo tutti più buoni e più tolleranti d’avanti ai nostri simili…scusate per le eventuali errori gramaticali, un caro saluto a tutti gli italiani e stranieri

  • Zerb

    @Piero
    ti chiedo solamente di non negare l’evidenza che abbiamo tutti sotto gli occhi.
    Il fascismo esiste, è sempre più attivo e c’è sempre chi come te che vuol far credere il contrario.
    Se avete bisogno di essere comandati da uno su cui riversare tutte le nefandezze possibili quando il vento cambia, penso che dovrete fare una analisi della vostra coscienza, ma questo richiede prendersi una responsabilità, proprio quello che voi non volete.
    Siete dei coraggiosi. Complimenti. E pensate di essere degli eroi e dei patrioti.

  • Moonchild

    È vero Ionela, il razzismo c’è dappertutto e proprio per questo non possiamo pensare di disfarcene facendo finta di niente. In questo senso l’attività e l’esempio dei governanti è fondamentale per creare una cultura della tolleranza. Mi sembra proprio questo il punto centrale dell’articolo, cioè il fatto che il razzismo, la discriminazione, la volontà “istintiva” (in opposizione a quella razionale) di esibire un capro espiatorio in pubblica piazza sono problemi che non ci toglieremo di dosso con un paio di leggi. Tuttavia, e qui veniamo all’Italia, ciò che fa veramente paura è che l’esempio di intolleranza e di grettezza morale venga proprio da chi dovrebbe aspirare a combatterle.

  • Stecca 66

    Ciao Zerb,lo sai che non esiste più il fascismo? I link a riguardo che spesso ho postato rappresentano evidentemente solo dei “mattacchioni”! Lo vieta anche la costituzione Italiana,(anche se per qualcuno è stata scritta dal “soviet supremo”),sempre in attesa di essere “revisionata”.
    Di sicuro avverrà un’altro sdoganamento in grande stile, dopo quello del 94.sono aperte le scommesse intanto cominciamo con le “RONDE”.
    Gelli,Gelli!!

  • Massimiliano 66

    @ Piero – La differenza tra il commissario Mori e il giudice Falcone è che quando entrambi sono arrivati a insidiare i piani alti della mafia uno è stato fermato con una promozione [promoveatur ut moveatur], l’altro con una bomba, per completare il mio pensiero ti dico che i buoni risultati della lotta alla mafia raggiunti dal fascismo sono derivati da un difetto stesso del fascismo, non esistendo il diritto di voto, alla mafia è venuta a mancare l’arma del “voto di scambio”. Ciao.

  • @Massimiliano
    é giusto quello che dici,ovvero il voto di scambio,ma il prefetto Mori buttava via la chiave della cella,gli strumenti che ha questa repubblica non potranno mai sconfiggere la mafia,ti rendi conto che molti mafiosi vengono scarcerati o per errore o per buona condotta?
    è da sottolineare però l’ottimo lavoro del ministro Maroni,le norme sul sequestro dei beni stanno funzionando molto bene..

  • porto

    Anni fa per alcuni mesi lavorai tra Palermo e Trapani,rimasi impressionato dalla frase di un allora potente uomo politico residente nel capoluogo.
    Alla mia domanda di cosa fosse in realta la mafia,mi rispose che essa prima di tutto è a Roma,ma soprattutto rappresenta volenti o nolenti la nostra vita da sempre e per sempre.

  • Massimiliano 66

    @ Piero – Il fatto di buttar via la chiave della cella mi ricorda un’altro particolare del modo di agire del commissario Mori, quello di portare in caserma le mogli dei latitanti e poi di mettere in giro la notizia che in caserma le loro mogli se la “spassavano”, i latitanti presi dalla gelosia scendevano dalle montagne e venivano immancabilmente arrestati. Strumenti poco ortodossi come hai ricordato te, ma va riconosciuto che nel loro piccolo funzionavano. Forse la risposta migliore ce la da Porto con il suo intervento, i siciliani infatti parlando della loro mafia dicono sempre che “il pesce inizia a puzzare dalla testa”.

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