[La Tribune des Droits de l'Homme ]
29 aprile 09 – Il parlamento italiano sta discutendo un progetto di legge che inasprisce (le pratiche sull’, N.d.T.) immigrazione. Le ONG (Organizzazioni Non Governative, N.d.T.) ed i sindacati denunciano le politiche razziste e lanciano una campagna per i diritti degli immigrati.
“Il progetto di legge sulla sicurezza prevede una tassa sul rinnovo del permesso di soggiorno, il divieto d’iscrizione allo stato civile per gli irregolari – e quindi la perdita dell’autorità parentale -, il permesso a punti e il reato di clandestinità.
Se fosse approvato, rappresenterebbe un’intollerabile restrizione ai diritti umani, con un forte sentore di discriminazione razziale. Anche se la maggioranza parlamentare sembra decisa a rinunciare all’obbligo – inizialmente previsto – per i medici di denunciare gli irregolari, se il reato di clandestinità fosse mantenuto, il corpo medico potrebbe essere in ogni caso obbligato a denunciare i pazienti senza documenti”.
Mentre la Camera dei deputati si appresta a discutere un disegno di legge che risulterebbe in un ulteriore inasprimento della legge attuale – la tanto discussa legge Bossi-Fini – i principali sindacati italiani invitano le organizzazioni della società civile a manifestare di fronte al parlamento, il 29 aprile.
Un appello che fa eco ad una campagna contro il razzismo lanciata dai sindacati, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e le principali ONG. “Siamo molto preoccupati dal cambiamento di atteggiamento della popolazione verso gli immigrati, ci confida Kurosh Danesh, coordinatore del Comitato nazionale immigrati del sindacato CGIL. La politica del governo Berlusconi legittima i sentimenti di paura e d’indifferenza presenti nella società. Il problema è che può governare unicamente grazie al sostegno della Lega Nord, una partito che nemmeno nasconde il suo orientamento xenofobo e razzista [partito dal quale proviene Roberto Maroni, l'attuale Ministro dell'interno]. Con questa campagna, vogliamo mostrare che il governo mente”.
Con un tasso di natalità in caduta libera e l’allungamento dell’aspettativa di vita, l’economia italiana ha disperatamente bisogno di manodopera. Ma i sindacati stimano che la risposta attuale vada verso un’errata politica sull’immigrazione. “Ogni anno, il governo pubblica il numero d’immigrati autorizzati a venire a lavorare in Italia, continua Kurosh Danesh. Il problema è che questi necessitano di un datore di lavoro che li faccia venire dal paese d’origine. Ora, non c’è nessuno strumento per mettere in atto questa politica, nessuna lista nelle ambasciate!
La sola possibilità per l’immigrato è quella di entrare in Italia illegalmente e di trovare un lavoro in nero. Il datore di lavoro in seguito finge di averlo assunto dall’esterno. Non appena l’immigrato ha il permesso di soggiorno in tasca, ritorna nel suo paese, butta il passaporto, ne richiede uno nuovo e si presenta all’ambasciata dicendo di essere stato contattato da un datore di lavoro. È questo teatrino che ogni giorno genera degli irregolari – che il governo chiama clandestini – i quali diventano i capri espiatori di politiche ipocrite”.
Per la società civile, le cifre sono eloquenti: gli immigrati generano il 10% del PIL e pagano 11 miliardi di euro in imposte ed assicurazioni sociali. Oltre alla ricchezza culturale che portano. “Queste politiche creano delle situazioni di malessere che possono causare dei comportamenti scorretti. Se ci sono dei criminali, li trattiamo come
“I paesi europei pensano solo a breve termine”
L’Italia non è un caso isolato. Il recente arresto di 200 clandestini, a Calais, ha commosso l’opinione pubblica – anche se in seguito sono stati rilasciati. Intervista con Pierre Henry, presidente dell’ONG France Terre d’asile [Francia Terra di Asilo, N.d.T.].
Come descrivere oggi la politica francese sull’immigrazione?
È la continuazione della politica iniziata nel 2002. Si iscrive nella logica europea di restrizione, chiusura e protezione apparente del territorio. Si osserva un inasprimento generale in Europa, da Nord a Sud. Da questo punto di partenza, le problematiche d’immigrazione sono molto complesse, soprattutto in periodo di crisi. Tutto il problema dei paesi europei sta nel come rimanere fedeli ai loro valori e agli obblighi internazionali da loro sottoscritti, cercando allo stesso tempo di avere una politica equilibrata, in particolare con i paesi d’origine.
Come?
Questo comporta avere una visione e di riflettere alle sfide che si presenteranno all’Europa per i nei prossimi 20- 30 anni. Si tratta in primo luogo di una sfida economica: l’80% della popolazione mondiale vive con meno del 20% delle ricchezze – una disparità che si trova alla base degli spostamenti. Poi di una sfida demografica: tra 30-40 anni, la popolazione mondiale sarà passata da 6,5 miliardi a 9 miliardi.
La terza sfida è climatica, si tratta dell’accesso alle risorse naturali. La maggior parte delle volte, le risposte in Europa sono a breve termine. Sembrano accontentare l’opinione pubblica, ma non rispondono alle problematiche mondiali. Con la nostra associazione, cerchiamo di dare delle informazioni, orientare e ospitare le persone nell’ambito delle procedure internazionali e delle convenzioni internazionali. tali, non come degli immigrati”, afferma Kurosh Danesh.




















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ciao sono ragasso marrochino chi da 5 anni chi vive in italia sono entrato cone cotrato del lavoro di 3 messe e non mai avotto peremeso de soggirno . pero ci la codice fiscale et conto corente e la bolleta de enele la mia nome ci lavoro et la mia datore del lavovro voglio mete in regola cosa facio …. italia serve stranie qualificate e brave che respetano la legge italino come me .grazie