[The Independent]
Silvio Berlusconi ha ridefinito la politica italiana del dopoguerra, sconfiggendo ampiamente il nuovo leader del centro-sinistra – il popolare, 52enne, sindaco uscente di Roma Walter Veltroni, che viene descritto dalla stampa statunitense come il Barack Obama italiano. Vincere la terza elezione all’età di 71 anni comincia a sapere di Gladstone (statista britannico dell’800, ripetutamente primo ministro; N.d.T.)
Potrebbe sembrare strano in Gran Bretagna, dove Sir Menzies Campbell fu deposto da leader Liberal Democratico perchè ritenuto troppo vecchio, ma Berlusconi, che è considerabilmente ringiovanito grazie alla chirurgia estetica, ha tratto pieno vantaggio dalle disgrazie del governo di Romano Prodi ed è ritornato al potere libero dai precedenti alleati centristi moderati.
La coalizione del Governo Prodi, formata da nove partiti, si è rivelata essere un disastro: abbassando il tenore di vita nel tentativo di far quadrare i bilanci; fallendo nel tentativo di affrontare i problemi dell’economia italiana, che l’hanno resa la meno competitiva d’Europa; permettendo lo sciopero dei rifiuti in Campania fino a quando persino la purezza dell’area della mozzarella di bufala fu messa in discussione; e fallendo nel creare un accordo per la compagnia aerea nazionale Alitalia. L’insulto finale è arrivato quando l’ufficio di statistica dell’UE, Eurostat, ha annunciato che la Spagna ha superato l’Italia nel PIL pro capite.
I due partiti comunisti nella coalizione hanno continuamente attaccato il Governo Prodi, obbligandolo a cercare voti di fiducia per ottenere misure dirette in mateira di affari esteri, come la rotazione delle truppe italiane in Afghanistan. Ciononostante è stato un piccolo partito centrista, l’UDEUR di Clemente Mastella, che in gennaio ha ritirato il suo supporto al Governo Prodi, facendolo cadere.
Ecco l’area comune a quasi tutti gli italiani: un nuovo sistema elettorale che grossomodo garantisca un governo forte che non sia costantemente alla mercé dei partiti estremisti di destra e di sinistra, ovvero minuscoli partiti di centro. Berlusconi si è già dichiarato pronto a collaborare con il partito principale di centro-sinistra di Veltroni per creare un sistema più robusto ed portare a termine altre grandi riforme istituzionali.
Ed è qui il paradosso. I padri della costituzione italiana, memori delle lezioni del Fascismo, crearono un documento che lasciava al primo ministro una forza molto inferiore alla maggior parte dei suoi pari europei. Un primo ministro italiano non ha nemmeno l’autorità di esonerare uno dei ministri di Gabinetto. Non sono in molti nel centro-sinistra pronti a supportare un cambiamento costituzionale che garantirebbe al miliardario Berlusconi, che ha ferocemente attaccato i giudici e contestato la loro imparzialità ed indipendenza, maggiori poteri. Nemmeno i suoi alleati, specialmente i quasi-separatisti della Lega Nord, che hanno sorprendentemente ottenuto un ottimo risultato alle elezioni, vedrebbero di buon occhio un governo centralizzato molto potente.
Ma gli italiani hanno bisogno soprattutto di un governo che possa apportare le riforme economiche adottate in Gran Bretagna negli anni ottanta e che Nicolas Sarkozy vuole ora introdurre in Francia. L’economia italiana sta attualmente sull’orlo di una crescita vitualmente nulla (0.5 %), pessima produttività e competitività, un rapporto tra debito pubblico e PIL superiore al 100%, che aiuterà ad alzare il deficit fiscale fino al massimo della zona euro del 3%, ed un mercato del lavoro tra i meno flessibili dell’Europa occidentale, dove creare lavoro è quasi impossibile.
I piani di riforma del rigonfio sistema pensionistico sono stati mitigati e la contrattazione centralizzata dei salari rimane intatta. Da aggiungere alla lista dei problemi per il governo entrante c’è la Mafia che, secondo la Confesercenti, un’associazione di piccole imprese, controlla il 7% del PIL italiano; facendone il più grande segmento isolato dell’economia.
Non è sorprendente che, durante una recente visita negli USA, ho sentito esprimere dubbi diffusi riguardo al fatto che l’Italia meriti ancora di restare nel G7, la guida del capitalismo. Forse la minaccia dell’espulsione e l’umiliazione di essere sorpassati o rimpiazzati dalla Spagna sarà la molla di cui l’Italia ha bisogno. Certamente Berlusconi, alla guida del paese per la terza volta, e con una forte maggioranza, ha bisogno di focalizzare la sua attenzione non alle leggi ad personam, che hanno talmente deturpato il suo ultimo governo, ma verso le crisi che hanno messo in crisi il governo Prodi.
Berlusconi si è impegnato a tenere il primo consiglio di Gabinetto a Napoli e fare dello scipero della spazzatura campana e del destino di Alitalia le sue massime priorità. Non in anticipo. Il momento delle arguzie è finito.
L’autore è presidente del Trinity College, Oxford, ed è stato ambasciatore britannico in Italia dal 2000 al 2003




















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Accusare Berlusconi di comportarsi politicamente come si sta comportando sarebbe come accusarlo di esistere: l’uomo è fatto così e non ci si può attendere da lui un comportamento diverso. Ma il suo avvento al potere non è un fatto metereologico, come un temporale o una tromba d’aria di cui nessuno è responsabile. Vi sono delle responsabilità passate e presenti che non vanno né dimenticate né perdonate e si chiamano immobilismo e opportunismo dei dinosauri della sinistra italiana: un partito di vecchi notabili, di anchilosati dinosauri politici, pronti ad accettare tutto, dalla semplice sconfitta della sinistra sino al declino della democrazia o alla disgregazione del paese, ma giammai a fare un passo indietro, ad abbandonare una poltrona. In sintesi, per costoro è preferibile la più umiliante e disastrosa sconfitta, ma con una comoda poltrona saldamente incollata al sedere, piuttosto che la vittoria della sinistra dopo essersi fatti da parte. Il paradigma di questo tipo di politicanti di sinistra è Macchiavellino Dalema, ma è in buona compagnia con Bersani, Fassino, Finocchiaro, Cofferati (quello che voleva abbandonare la politica per dedicarsi al figlio), Bindi, Veltroni (quello del loft a New York che si picca di essere un romanziere) ecc. ecc. E meno male che Rutelli (quello che fa invidia a Brachetti, il trasformista più veloce del mondo) ha tolto le tende. L’idea di seguire l’esempio del partito socialista spagnolo, che prontamente si rinnovò dopo gli scandali e la crisi che colpì il governo di Felipe Gonzales a costoro pare stravagante e preferiscono l’esempio del partito socialista francese, il partito dei “dinosaures”, perennemente impegnati in una guerra di fazioni e in regolamenti dei conti e di cui mi auguro facciano la fine con un 15% di voti alle prossime elezioni.