[Die Zeit]
Amare l’Italia non è mai stato più difficile di oggi. Tuttavia, l’autrice non potrebbe vivere altrove. Storia di una confusione di emozioni.
Quell’estate, in cui mi sono innamorata degli italiani, sulle spiaggie si raccontava delle frodi di Bettino Craxi, e io pensavo: strano paese, dove anche i bagnini sanno come imbroglia il leader socialista! Era l’estate del 1989, io ero distesa sulla sdraio e ascoltavo il bagnino, che senza alcuna remora parlava del sistema del finanziamento illecito ai partiti socialista e democristiano, degli abusi d’ufficio e delle tangenti, delle infiltrazioni e omicidi mafiosi come se si trattasse del prossimo torneo di bocce sulla spiaggia.
Nello stesso anno mi recai in Sicilia per la prima volta come giornalista. Lì ho conosciuto il funzionario di polizia che ha fatto luce sulla Pizza Connection, traffico di eroina tra la Sicilia e il Nord America. Era protetto da due guardie del corpo e circolava su una berlina blindata, e mi ricordo ancora cosa pensai: Che strano paese! Qui, le forze di polizia devono essere protette!
Il Ministero dell’Interno lo aveva invitato a lasciare la Sicilia, perché la sua sicurezza non poteva più essere garantita. Al suo rifiuto, fu trasferito d’ufficio a Palermo. Ho trovato molto strano che in Italia i poliziotti che compiono con successo il loro dovere siano puniti, ma pensai che queste cose presto sarebbero cambiate, dopotutto in quella estate del 1989 eravamo tutti molto ottimisti sul futuro. C’era un’atmosfera di rivalsa e speranza, finalmente il mondo stava cambiando. Nell’ Europa dell’est cadevano i muri, e noi giornalisti eravamo convinti che anche in Italia le fondamenta su cui si reggeva il sistema di collusione tra mafia e corruzione politica con in testa democristiani e socialisti, stesse cedendo.
In Italia adesso si va avanti, pensavo. L’ italiano al mio fianco rimase scettico.
Solo due anni più tardi mi sono arresa anch’io all’immaginario tedesco dell’Italia e sono passata dalla parte dell’italiano al mio fianco, nella terra del viaggio italiano “dove in genere nessuno lavora solo per vivere, ma per godere, e dove anche il lavoro per vivere è un’occasione di felicità”, nella terra con una eterna natura meravigliosa e intrepidi magistrati. A Milano stava per essere scoperta tangentopoli e le trasmissioni televisive più seguite erano quelle che venivano trasmesse dal palazzo di giustizia di Milano. Allo stesso tempo, con il maxiprocesso di Palermo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, riuscivano a portare a termine un processo di mafia attraverso tutti e tre i gradi di giudizio, senza che la mafia riuscisse a ribaltare le sentenze nei gradi intermedi. E anche dopo l’assassinio di entrambi i magistrati, non vi era alcun dubbio che l’Italia si trovasse ad un punto di svolta sulla questione morale e non volesse essere più permeabile alla mafia e alla corruzione della classe politica: nel 1993 il primo ministro, per la settima volta, Giulio Andreotti fu accusato a Palermo di associazione mafiosa.
Le cose cambieranno, pensavo. Solo l’italiano al mio fianco rimase scettico. Da 2000 anni qui comanda la Chiesa cattolica e abbiamo il Papa a casa nostra!, disse. Non dimenticare che il cattolicesimo come religione di stato è stato abolito solo nel 1984! La mafia e la Chiesa non lasceranno mai che le cose cambino in Italia! Qui non siamo in Germania! Non essere ingenua!
Io invece consideravo la chiesa come una scelta personale e la mafia come un fenomeno creato dagli uomini: come tale avrà un inizio ed una fine, come disse anche Giovanni Falcone. Perché questo non dovrebbe valere anche per le altre cose in Italia? Cominciai ad avere qualche dubbio, quando le critiche ai pubblici ministeri cominciarono a farsi sempre più forti. Non c’è nulla di più sgradito nella cattolica Italia del cosidetto giustizialismo, manie di giustizia: Non siamo forse tutti peccatori davanti a Dio? Gli italiani smisero di tirare monete ai politici. E cominciarono a votare Berlusconi. La sua discesa in campo fu caratterizzata da tacchi alti, un partito fatto in casa e con calze da donna sugli obbiettivi delle telecamere per migliorare la sua immagine. I redattori di giornali tedeschi cominciarono a telefonarmi eccitati e a chiedermi cosa fosse successo agli italiani. Con serenità citai il giornalista italiano Indro Montanelli, “Il modo migliore per immunizzare gli italiani contro Berlusconi, è lasciarlo governare per una volta”. Non potevamo prevedere che gli italiani fino ad ora si sarebbero lasciati immunizzare senza successo per ben tre volte. Berlusconi deve essere qualcosa di simile all’ebola, ha affermato lo scrittore Roberto Alajmo.
Alla seconda vittoria elettorale di Berlusconi il livello di sgomento era già diminuito, la terza volta nessuno dei miei colleghi tedeschi ha chiesto alcunché. Berlusconi era diventato qualcosa di simile ad un reumatismo cronico, qualcosa come la mafia, che in Germania non si capisce come non si possa tenere sotto controllo. I miei colleghi in Germania iniziarono a scrivere canzoni di addio per un paese per il quale già Pasolini ebbe a piangere: “Ho amato gli italiani purtroppo, sia al di fuori dei palazzi del potere (e anche in disperata opposizione a questi) e sia al di fuori dei modelli populisti e umanitari. E’ stato un vero e proprio sentimento di amore esistenziale. Così, con tutti i miei sensi, mi sono reso conto come l’imposizione di nuovi modelli consumistici abbia modificato, sfigurato e umiliato in maniera irreparabile la coscienza del popolo italiano”.
Per i corrispondenti esteri la rielezione di Berlusconi è stata tuttavia un colpo di fortuna, perché sotto il governo Prodi, era ancora più difficile spiegare ai lettori cosa succedeva in Italia. Prodi non è Berlusconi, cosa che in Germania lasciava intendere che “la destra è il male, a la sinistra il bene”. Questo stereotipo non va d’accordo con il fatto che anche l’ex leader comunista, Massimo D’Alema quando era al governo inciuciasse con Silvio Berlusconi e sostanzialmente abolisse la legge sui pentiti di mafia. Ancora più difficile da veicolare ai lettori è il perché Clemente Mastella, ministro della Giustizia nell’ultimo governo Prodi, si occupasse personalmene di fare in modo che i pubblici ministeri venissero ricusati non appena si occupassero di casi coinvolgenti politici italiani. Al procuratore calabrese Luigi De Magistris fu avocata un’indagine perché, in un’ inchiesta sull’uso di fondi europei, aveva deciso di indagare non solo sugli amici del Ministro della Giustizia ma anche nei confronti di Prodi stesso, quando questi era ancora in carica come Presidente della Commissione europea. Poco dopo il ministro della Giustizia fu costretto alle dimissioni per abuso di potere ed estorsioni, cosa che ha portato alla caduta del governo Prodi.
Ma non è poi sempre così in Italia? Dissero i miei amici tedeschi. Poi quasi annoiati, sottolinearono, non senza un sorriso, il fatto che si trattava del 62mo governo del dopoguerra, cosa che mi irrita sempre un po’. Infatti, a differenza della Germania, i 62 governi del dopoguerra non sono espressione diretta della capacità tipicamente mediterranea di cambiamento, bensì il rituale di una casta di politici che si spartiscono il potere da 60 anni. In Italia non ci sono facce nuove sulla scena politica da 30 anni. Chi è riuscito ad entrare in Parlamento rimane seduto al suo scranno sino alla morte, e Andreotti, non morirà mai. Qui si riesce a vendere il leader dei Democratici di Sinistra, Walter Veltroni, che è in politica dagli anni Settanta, come il nuovo. Perché sicuramente è un nuovo arrivato, rispetto al novantenne Andreotti.
Berlusconi ha ripreso il suo ruolo di clown che governa una nazione derisa e per la quale gli stranieri si interessano solo per sapere dove sono le sue spiagge più belle, i suoi alberghi più economici e i ristoranti migliori. Ma dietro quest’opera buffa si nasconde un paese impaurito e fermo. Un paese che ha perso molte occasioni per il suo progresso in campo culturale ed economico. Un paese che è governato da un cinico, accusato di frode fiscale, falso in bilancio, partecipazione ad associazione mafiosa, corruzione, complicità in attentati – tutte accuse che sono finite nel nulla previa assoluzione, o archiviazione, o insufficienza di elementi di prova o di condanna poi amnistiata. Questo cinico è riuscito brillantemente a mettersi d’accordo con l’opposizione di sinistra che si mostra combattiva al mondo esterno, come se si fosse ancora ai tempi della rivoluzione industriale, ma che nel profondo ha lo stesso disprezzo per gli elettori che ha Berlusconi.
Anch’io preferisco scrivere delle gaffes di Berlusconi. E’ più divertente scrivere che ha nominato Ministro per Pari Opportunità una modella di nudo, anziché spiegare perché la sua coalizione di governo, come primo atto ufficiale, abbia proposto una legge sulla restrizione dell’uso delle intercettazioni. Ora non si può più essere intercettati, se si è sospettati di falsa testimonianza. O se si è sospettati di far parte di un’associazione criminale. I giornalisti che fanno uso di materiale intercettato rischiano fino a tre anni di carcere. E l’opposizione non dice nulla. In ogni caso, non ne sembra molto preoccupata. E perché dovrebbe. I reati, che di solito sono intercettati sono commessi dalle persone dell’establishment. Di cui fanno parte anche i politici del Partito Democratico. Anche la prima proposta legislativa del precedente governo Prodi riguardava la limitazione delle procedure di intercettazione. Solo che non fu approvata.
E’ più divertente scrivere del trapianto di capelli di Berlusconi che del modo in cui la camorra amministra gli affari per lo smaltimento dei rifiuti di Napoli o di come la ‘ndrangheta calabrese faccia 44 miliardi di euro di fatturato, quasi il tre per cento del prodotto interno lordo italiano. O perché una pattuglia di polizia sia intervenuta nel reparto di ginecologia al Policlinico di Napoli per prevenire un aborto – solo perché contro l’attuale legge sull’aborto la Chiesa cattolica ha lanciato una vera e propria crociata da un po’ di tempo a questa parte. O quanto spazio quotidiani come ad esempio la Repubblica, di tendenze sinistro-liberali, dedichino ai cardinali e ai loro vaghi commenti in merito alla “tutela della vita”.
Anche i fratelli minori della Spagna danno consigli
Nel frattempo, l’italiano al mio fianco deve trattenere non solo l’umiliazione subita dagli spagnoli, i poveri fratelli minori, in campo sportivo calcistico, ma anche leggere su Repubblica i consigli che il Primo Ministro spagnolo Zapatero dà per far si che l’Italia recuperi il ritardo accumulato in vari campi. Pieni di invidia, gli italiani guardano alla Spagna – e non solo al prodotto nazionale lordo, ma anche perché gli spagnoli ora sembrano fare tutto meglio degli italiani. Zapatero ha preso ripetutamente la lotta con la chiesa cattolica, una lotta che in Italia si dà per persa fin dall’inizio. Mentre Zapatero è riuscito ad introdurre una legislazione per il matrimonio gay e per la rimozione di simboli religiosi dagli edifici pubblici, i politici italiani fanno a gara per baciare la mano del papa.
I miei colleghi tedeschi mi chiedono: Come è possibile che l’unica seria opposizione in Italia sia rappresentata da un comico, un filosofo, un giornalista e un ex magistrato? E io dico: l’Italia è un paese in cui 70 deputati del Parlamento sono pregiudicati. Ma è anche un paese dove milioni di italiani scendono per strada a manifestare per opporsi al dominio di questo Parlamento fatto di pregiudicati.
Quando mi sono resa conto che in questo momento storico le parole non portano a nulla, ho deciso di agire. Perché io, a differenza dei miei colleghi, non mi sono solo limitata a riportare la drammatica perdita di appeal dell’Italia per i tedeschi, ma io l’italiano al mio fianco l’ho sposato. Dopo 19 anni di convivenza.




















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milioni?? Veramente Di Pietro & Trash Company ne hanno portati a malapena 13 000. Non vi dice niente?
Comunque complimenti alla giornalista per la poeticità dell’articolo e perchè sotto certi aspetti ha capito il nostro paese (cosa in cui pochi stranieri riescono). Ciò nonostante ci sono svariate inesattezze.
Delia, ho amici e amiche universitari/e che fanno ricerca: dicono le stesse cose, campano con 800 euro al mese e lavorano per 1600. E’ vero, bisogna che la gente sappia, capisca che la ricerca viene affossata anno dopo anno da tutti quei tagli “risolutivi” che però non risolvono ma peggiorano. la cosa triste è che l’università, in nettissimo contrasto con quello che poi di fatto viene portato avanti, è definita dagli stessi che decidono di taglire qualche spesuccia di troppo come il futuro della nazione: quello che mi viene subito da pensare è che il futuro sia una nazione senza ricerca da spolpare fin che c’è (sempre e solo da parte dei soliti, ovviamente).
Il discorso che la gente deve sapere e capire, è giusto, non fa una grinza ma si scontra terribilmente con una realtà che diffama distorce e ostacola a spada tratta la libertà dell’informazione e l’informazione stessa; questo realtà che come ben sai è in mano ad uno a caso (vediamo se indovini chi è) e per disgrazia dell’italia è pure al governo, è quella che maggiormente riesce a comunicare con tutti quegli omini che preferiscono “farsi dire” piuttosto che “andare a cercare” la notizia: il risultato è presto sotto l’occhio di chiunque lo voglia vedere… DISINFORMAZIONE allo stato puro!
Cosa si può fare? Come? Perchè sono queste le prime due domande da porsi, da li poi si farà e in quel modo piuttosto che nell’altro ma prima è essenziale capire, scoprire, decidere cosa e come; se vogliamo il cosa è la parte meno difficile… bisogna informare le persone.
Il come prevede una quantità di ostacoli che è incredibilmente enorme: mezzi per far avere le informazioni in modo capillare, capacità di riuscire a comunicare attraverso i mezzi, la necessità di dimostrare inequivocabilmente che quello che si dice è realtà e pertanto non correre il rischio di bruciarsi e si potrebbe continuare per un bel po’!
Il problema sono anche le persone che come dicevo poco prima, non si sbattono proprio perchè sono ormai assuefatti da programmi lobotomizzanti ed informazione manipolata ad arte per far “pensare” in un modo piuttosto che in un altro.
BISOGNA ELIMINARE LA TV SPAZZATURA!!!
Grazie a Marco e a Silvio Bermagamaschi per quanto mi (ci) scrivono. Rispondo così ad entrambi:
DISTRIBUZIONE DELLE SPOGLIE
Non c’è dubbio alcuno che tutte le recenti “grandi manovre” governative mirino soltanto a distruggere quel poco che resta, almeno pro forma, dello stato democratico. Poiché, però, non si può dire chiaro e tondo «distruggo lo Stato», è possibile dire (e, se si vuole, mica tanto originale): «distruggo (finisco di distruggere?) il Pubblico e lo trasformo una buona volta tutto in Privato».
Qualcuno potrebbe ragionevolmente obiettare che la «privatizzazione all’italiana» condotta nell’ultimo ventennio (miratamene) da destra e (prima con la solita ingenuità da beoti, poi con perfetto adeguamento all’andazzo felice) da sinistra, ha finito per dare il colpo di grazia alla nostra bilancia di Stato, avviandoci a una bancarotta che il sistematico intorbidamento della trasparenza d’ufficio nelle pubbliche procedure e il clientelismo di massa avrebbe impiegato molti più anni a condurre a così rapida soluzione.
Uno che volesse davvero risolvere la questione (riportando a livelli accettabili l’etica, la dignità e i conti di uno Stato ormai in sfacelo) direbbe: «applicando finalmente la Costituzione, ripristino la vieppiù raggirata trasparenza delle pratiche di distribuzione, amministrazione e gestione del denaro pubblico. E magari, vedi un po’, rifaccio la legge in modo che chi sbaglia paghi di tasca propria e rifonda con gli interessi il mal tolto», no? Certo.
Ma se invece uno vuole, come vuole, occupare lo Stato per fare mannelle del denaro pubblico ai propri biechissimi interessi personali, cosa fa? Dice «lo Stato è corrotto, non c’è più, non funziona, e dunque non serve più. Perciò io, che (purtroppo per gli altri) sono lo Stato, porto a rapidissimo, felice compimento il processo e trasformo direttamente tutto il Pubblico in Privato. Così, una buona volta potremo prescindere, senza rischi «giustizialistici», da tutto ciò che (pur pallidamente) sopravvive della legge. Idea vecchia come il mondo, a pensarci: è esattamente quello che hanno fatto sinora – e con innegabile successo – mafia, ’ndrangheta e camorra. La novità, semmai, è che la Mafia stia ora a volto scoperto al Governo. O che nessuno si accorga – quando lo sfacelo è sotto gli occhi di tutti e tutti lo paghiamo ogni giorno col sangue – che NON E’ NORMALE NE’ AMMISSIBILE che qualcuno che si è fatto dare il voto dagli italiani per “governarli” possa dire impunemente: lo Stato fa schifo e, siccome io faccio ancora più schifo, approfitto dell’andazzo e mi faccio un bel colpo di Stato. Ovvero: alla Costituzione e alle leggi della Repubblica sostituisco, prima dolce dolce, poi con la virulenza del troglodita che sono, la felice dittatura dell’esclusivo Interesse Personale Mio e dei miei Picciotti.
Sono tutti atti di un’azione offensiva a tappe forzate che – nel torpore patrio pre-vacanziero, ancor più profondo, se possibile, di quello abituale – annulla – di fatto e in diritto – la Costituzione (qualcuno ha notizie del «nostro Garante», l’onorevole Napolitano?). Credo che tali manovre costituiscano nient’altro che il punto n. 4 dell’articolato – ma in fondo semplicissimo – piano d’azione della guerra civile sferrata da quindici anni alla Repubblica italiana da un avventuriero brianzolo, ormai giunta (con successo davvero insperabile) alle sue battute finali. Tutto è cominciato per via mediatica (punto n. 1) con il lento ma progressivo rincoglionimento di Stato, esito della lobotomizzazione mentale e culturale e del congiunto corrompimento dei costumi e del gusto attuate quando il piazzista di Arcore era solo agli inizi e possedeva – già di frode però – tre televisioni private, poi diventate – guarda caso ancora con la frode – un impero totalitario così efficace e capillare nell’«educazione nazionale» da rendere superfluo il ripristino di un eventuale MiniCulPop. Si è però incominciato a fare sul serio solo attraverso un’applicazione molto libera dei principi del sistema maggioritario, che, con il rinforzino di raggiri di varia natura, ha consentito l’attuazione del punto n. 2 (paralisi operativa dell’opposizione, e dunque destituzione – di fatto e in diritto – del Parlamento). Risolutivo, però, è stato far piazza pulita in un sol colpo (punto n. 3) dello Stato di Diritto tramite la destituzione (e lo sbertucciamento) della Magistratura e la paralisi di un esercizio credibile della Giustizia. Adesso, con il Parlamento blindato e l’immunità garantita a dispetto di tutti gli Italiani, della Costituzione e di ogni codice dell’orbe terraqueo, è chiaro che la guerra è ormai tutta in discesa. Diciamo pure che siamo alla guerriglia ultima e risolutiva.
Così, consumato felicemente il colpo di Stato al cospetto di un’Italia spiritata e imbarbarita, per ben che vada attonita ma impotente, assistiamo semplicemente, par di capire, alla prima distribuzione delle spoglie. Ammazzi in una botta sola quel (quasi niente) che resta, dopo amministrazioni dissennate e irresponsabili, comunque condotte secondo il principio clientelare in barba alle leggi allora vigenti, dell’apparato di organizzazione del pubblico e lo trasformi in «privato»? Ora p il momento di appropriarsi dei rimanenti gangli vitali delle istituzioni democratiche (la sanità, l’istruzione e la formazione, la ricerca di base e quella ricerca applicata che, nonostante tutto, è riuscita miracolosamente a restare libera) e ne fai una bella fonte di reddito «aggiunto» dei tuoi scherani. Non bastava, evidentemente, il fatto che la nostra Scuola e la nostra Università siano già state distrutte – da decenni di ignoranza e di incuria legislativa, di cecità imperdonabili, di clientelismi d’accatto la prima, dichiaramene mafiosi la seconda – in spregio alla resistenza (che definire eroico non è eccessivo) di docenti che sono bravi forse quanto quelli di un tempo e lo sono, certo non a caso, perché di quelli sono stati gli allievi (il magistero, se vero, è una funzione sociale e civile. Non si capisce – anzi si capisce benissimo – perché l’abbiamo dovuto ridurre alla parodia di se stesso). Non bastava, evidentemente, il fatto che le nostre Università siano ormai divenute centri superaffollati di smistamento di lauree congegnate (e ahimè anche elargite, a prescindere dal fatto che i titoli di studio, almeno in teoria, hanno ancora valenza legale) secondo il geniale sistema del 3+2, che però, miracolosamente ignorando le leggi della matematica, ha come somma degli addendi sempre 0. Scuole e università, ridotte – da luoghi per definizione deputati, in grado progressivo, alla trasmissione dei saperi e alla formazione di personalità attrezzate e libere, arricchite di sé per arricchirne la società – a fucine senza posa di intelligenze mortificate (quelle sopravvissute al sistema) o, altrimenti, di fannulloni a caccia di «titoli» ma satollati di «crediti», per fortuna non esigibili in un mercato del lavoro che, oltre tutto, per la desolazione dei suoi livelli, necessita (e infatti assume, quando e se assume) persone dal livello di istruzione elementare, costringendo in alternativa a diventare tale chi non lo fosse. Non bastava il proliferare incontrastato degli ultimi anni dei finanziamenti alla Scuola Privata (do ut des, tu mi capisci), meglio ancora se clericale e/o massonica, purché elitaria e di frode. Non bastava aver decuplicato il numero delle Università pubbliche attraverso l’istituzione di corsi di laurea in taglio e cucito e allevamento dei criceti, né aver permesso che si autoproclamassero «Università» (magari pure finanziate dallo Stato, cioè da noi) istituzioni private di dubbio fine ma certa illegalità dai nomi roboanti e patetici… No: non bastava. Bisognava – PER LEGGE e CON LEGGE – dire che chi ha maturato negli anni un regolare cursus honorum, accumulato competenze, titoli, pubblicazioni, nonché lavorato (quasi gratis, ma con abnegazione e entusiasmo) va oggi spazzato via in vista della «moralizzazione» del Paese e della «razionalizzazione» delle risorse. Non c’è dubbio che siano proprio i PRECARI DECENNALI – che hanno sempre e solo contato come forza lavoro e mai seduto ad un tavolo, nonché direttivo, minimamente decisionale – i veri CATTIVI, gli unici anche se occulti responsabili della corruzione del sistema di reclutamento à la carte dei Baroni, che infatti hanno sempre reclutato i loro picciotti, e non certo loro. Non bastava: forse perché, alla mercé di questo «giustizialismo» fastidioso e imperante di giudici e magistrati «tendenziosi», restava, nonostante l’arroganza dei baroni, un pur vago residuo di legalità. E allora? Sostituiamo una volta per tutte al Diritto Pubblico il Tripudio dell’Arbitrio Privato: facilissimo, no? Tu, oltre tutto con il tifo della gente che non sa o non capisce, smantelli le antiche istituzioni repubblicane e le trasformi in una redditizia serie di associazioni a delinquere, che però, più urbanamente, chiami «Fondazioni». Se poi qualcuno fosse così petulante da richiedere lumi in merito all’opportunità – semplicemente finanziaria – dell’operazione, invochi il principio insindacabile dell’«Aziendalismo di Stato», sorvolando con grazia sull’evidenza nazionale che la privatizzazione di Scuola, Università e Ricerca (che dire della Sanità, poi?) è servita in Italia soltanto a far perdere ogni controllo sui conti e a togliere ai cittadini anche i più elementari diritti. Se poi qualcuno, ancora più petulante, ti ricorda che il padre patrio dell’Aziendalismo nostrano sei tu e di fatti si vede come ci hai ridotti, lo cancelli con un colpo di spugna ope legis (la tua) e gli togli, con il poco ossigeno residuo, ogni storia. Han sin qui rispettato le benché assurde regole? Coglioni! E poi, vuoi mettere la noia di indire regolari concorsi, seppur truccati? Gente come la Carfagna e la Gelmini non te le piazza neppure il più Barone dei Baroni, non c’è dubbio, perché almeno la tabellina del tre, pro forma, di solito la chiedono. Se invece decidi che «professori» (come del resto «statisti») si nasce, riesci con molta agilità ad occupare – dopo il Governo, il Parlamento, i Ministeri e tutto l’infinito apparato che fu un tempo uno Stato – anche ogni residuo interstizio.
Siamo alla distribuzione delle spoglie, dicevo. Per adesso assistiamo alla svendita al miglior offerente dell’argenteria di famiglia. Poi, per sfamare le bocche voraci delle folle progressive di accoliti plaudenti, verrà la volta della minuteria.
Delia
Delia, Sergio e non silvio (potrei offendermi :) ),scherzi a parte, quello che dici non è assolutamente sbagliato però, mi pare di leggere tra le righe (e neanche tanto se vogliamo) che la frittata è fatta, ce la stanno solo portando nel piatto, che o li accoppiamo o ce li teniamo. Da ciò che scrivi pare proprio che non ci sia più nulla da fare!
Io non voglio credere che stiamo tornando indietro al fascismo (mascherato da marketing, consumismo etc.) o comunque ad un oligarchia ristrettissima e restringente, non è possibile che la comunità europea ammetta e permetta senza batter ciglio il protrarsi di una situazione quale è quella attuale e se così fosse… beh, di accoppare qualcuno (anche se gli starebbe bene) non ho proprio intenzione per cui non resta che andarsene lasciando però nella brodaglia putrida una nazione che non lo merita.
Si deve poter fare qualcosa, qualunque cosa… chiediamo un commissariamento all’UE, facciamoci invadere dagli aborigeni ma facciamo qualcosa!
mi ha fatto venirela pelle d’oca, veramente bellissimo.Io vivo all’estero da tanti anni e ci sono tante persone che amano il nostro Paese, e mi viene la rabbia che non riusciamo a risolvere niente, basti pensare che in Italia per avere un lavoro normale ti devi raccomandare a questi signori, questo e stato uno dei motivi che ho lasciato l’Italia
…l(unica cosa da fare per liberare l’Italia da questi signori e diventare MAFIOSI NOI
Giovani se volete la democrazia e un paese libero entrate in azione parlate con DiPietro riunitevi …..Perche all’estero abbiamo toccato il fondo come immaggine
Sergio in diversi post ho richiesto molte volte un commissario europeo, anzi di più un vero e proprio governo europeo, estromettendo tutti i politici italiani e i loro accoliti.
@ Delia. E’ da un paio di giorni che rimando la lettura del tuo intervento per mancanza di tempo. Oggi l’ho finalmente letto e non mi posso che trovare completamente d’accordo con te.
Di Colpo di Stato si tratta come, vivendo io in America, colpo di Stato e’ stato qui quello della destra con tanti Democratici consenzienti, in questo Paese da otto lunghi anni a questa parte. Non mi stupirebbe se le voci che abbiano usato Karl Rove per vincere le elezioni in Italia siano vere. La tecnica usata sembra tanto la sua…Bombardare gli elettori con tre o quattro argomenti…ripetere..ripetere…1)rifiuti 2)immigrazione=criminali 3)costo della vita 4) comunisti alle porte… da usare contro magistrati, L’Economist e chi e’ critico… ma anche come ha fatto Bush con la frase “o con noi o contro di noi”…dopo le torri gemelle, come un’avviso/ordine ai media che essere critici della sua amministrazione equivalesse ad essere dalla parte dei terroristi…
Colpi di Stato fatti usando e manipolando quelle che sono le nuove armi dei golpisti e cioe’ le televisioni e i servizi di informazione in generale ma non solo; l’ultima furbizia scoperta nelle elezioni della Florida e i famosi pezzettini di carta che non si staccavano dalle schede di voto e quindi risultate nulle, ebbene la carta usata da sempre per le schede era stata sostituita con una piu’ scadente giusto prima delle votazioni.
Questo per dire che questi sono disposti e preparati a tutti i piu’ piccoli trucchi sporchi pur di sedersi nelle poltrone del potere e il fatto che manchi l’informazione o che venga manipolata in continuazione fa si che le cose siano destinate a rimanere tali e a peggiorare.
E’ vero, si stanno facendo fuori i gioielli di famiglia e forse quando arriveremo alle bricciole qualcosa cambiera’. Per adesso con il potere dei media tengono la maggior parte della popolazione sotto controllo.
NON È VERO CHE SIAMO CONSENZIENTI
A me sembra chiarissimo che la situazione in Italia – negli ultimi tre mesi e in particolare negli ultimi giorni – non è soltanto precipitata: siamo proprio all’epilogo. O, se si vuole, ai felici inizi del Nuovo Regime, che durerà almeno finché anche le ultime risorse saranno esaurite.
Per dire altrimenti, noi siamo già in piena dittatura.
«Morbida»? Non direi più.
«Morbida» (e ammorbante) lo è stata negli ultimi quindici anni, quando il popolo italiano, attraverso l’erosione progressiva dei suoi diritti anche più elementari e la costrizione a «doveri» che sono in realtà soprusi, è andato progressivamente degenerando in massa disgregata (divide et impera…), insieme arruffato di individui vessati e straniti, convinti che la propria unica aspirazione potesse e dovesse essere quella di riuscire in qualche modo ad arrivare alla fine del mese, senza progettualità possibili e senza futuro, a dispetto di condizioni di vita e di lavoro vieppiù inaccettabili, comunque oberati dall’obbligo di mantenere a vita, proprio come schiavi, una casta crescente di delinquenti e di buffoni.
Oggi – destituiti il Parlamento, il potere giudiziario e la Costituzione – è chiaro che siamo all’epilogo. Ne abbiamo preso atto: adesso cominciano le INFINITE, FOLLI CONSEGUENZE CONCRETE del Colpo di Stato. E temo che il peggio debba soltanto venire.
Che dire di quanto ha raccontato ieri Marco Travaglio a proposito della causa (per 1.300 milioni di euro!) intentagli, per aver detto e scritto il vero, dall’ormai intoccabile Presidente del Senato (!), il quale è sì un mafioso, ma è adesso anche una delle quattro più alte (!) cariche dello Stato? E che dire della (solo apparente diversiva) «crisi» dei mutui, prospettata come «ineluttabile» e invece accuratamente pianificata in un generale disegno di “affossamento finanziario di massa” di portata planetaria, ma che da noi si svolge senza alcun intervento (e anzi con l’avallo) di chi si chiama «lo Stato», nella perfetta connivenza (mafiosa) fra potere politico e banche?
Tale «affossamento», che procede inarrestato da anni, grazie alla congiunta eliminazione degli ultimi posti di lavoro «regolati» e regolarmente retribuiti, la folle erosione del potere d’acquisto di salari e pensioni, l’inflazione fuori controllo, la totale mancanza di regole di mercato e di tutele per il consumatore, il proliferare come cancro di sempre nuove tasse e balzelli, diretti e indiretti, sempre più esosi e sempre meno legittimi, troverà anch’esso, a breve, il suo epilogo: la bancarotta di almeno tre quarti degli Italiani.
Vedi Palo, da noi, in occasione delle ultime elezioni, non c’è stato neppure bisogno di ricorrere a bassi espedienti come il confezionamento di schede irregolari per truccare le elezioni: avevamo chiesto in massa la riforma del sistema elettorale, ma se ne sono fregati per imporci una seconda volta elezioni puramente formali: cioè senza la scelta dei candidati e con un «premio di maggioranza» concepito (e questa volta attuato) alla maniera dei «dittatori» di ogni tempo e di ogni luogo.
Ecco perché molti hanno dato per scontato, dopo la débacle del governo Prodi e l’atroce lavaggio del cervello di una campagna elettorale offensiva dell’intelligenza anche più mite, che Berlusconi avesse «stravinto». Che la maggioranza degli Italiani lo avesse scelto come «il male minore» (!) perché solo lui poteva risolvere i loro infiniti problemi quotidiani non più sostenibili. Non importa in che modo, a che prezzo e, soprattutto se, dato che proprio il Berluscone e i suoi picciotti avevano più di ogni altro concorso a creare e/o a mantenere irrisolti quei problemi. . .
Io non l’ho dato per scontato, ma ancor prima delle elezioni sapevo che sarebbe successo ciò che poi si è puntualmente verificato. Ciò non perché io sia una mirabile veggente, o una Cassandra che porta un po’ sfiga: semplicemente perché TUTTO era già scritto nelle premesse. Predisposto accuratamente per anni e destinato, come infatti è avvenuto, a diventare infine, tramite una presunta maggioranza «plebiscitaria», una realtà immodificabile. Se non altro sino alla fine (che è sempre violenta) della dittatura che l’ha imposta.
Ma NON E’ VERO che in Italia non ci sono state e non ci sono reazioni, né che tutto questo è avvenuto SOLO perché una parte della nazione si è fatta irretire dalla televisione-spazzatura e dal martellamento di Stato. E tutti gli altri, allora, tutti quelli che sono stati raccontati (quando raccontati) come frange di incazzati «antipolitici», dispersi qua e là improficuamente dalla loro stessa inanità, e che sono invece MILIONI? Potevamo votare o astenercene: il risultato avrebbe potuto essere diverso quando ogni «minoranza» è comunque costretta al silenzio?
Hai ragione, caro Sergio, di lamentare che una buona parte degli Italiani siano diventati degli zombie. Ma lo sono davvero anche tutti gli altri, tutti coloro che io sospetto essere ben più numerosi di quanto risulti dai dati elettorali, a tal punto manipolati prima delle elezioni che non è stato forse necessario farlo dopo? Lasciando stare gli eroi nazionali, che tuttora esistono e lavorano in politica, nella magistratura, nei mezzi di informazione e in qualunque ruolo, anche periferico o apparentemente poco significativo, però lo fanno ogni giorno con la coscienza pulita. Che dire del numero, crescente negli anni e nei giorni, della «gente» comune in rivolta? Referendum, petizioni, manifestazioni di piazza, attiva discussione nei blog, denunce, segnalazioni. Continui scioperi di tutti i comparti e per le medesime ragioni. Cause intentate da individui, lavoratori, associazioni. Che ne è stato? Che ne è? Quali gli effetti – in CONCRETO – di una mobilitazione che non ha avuto precedenti in questo Paese? Il silenzio tombale, il boicottaggio sistematico, l’invisibilità assordante. Nei casi di più concreto pericolo, lo sbertucciamento, la destituzione di credito e ruolo e, qualora proprio non bastasse, la violazione della legge e/o la sua manipolazione più tendenziosa, ad personam.
Credere che l’affossamento ce lo siamo meritati per insufficienza di reazione mi sembra significhi ancora una volta cadere nella trappola mortale tesaci dai dittatori. Ovvero, sottoscrivere noi per primi ciò che consente loro di fingersi e autoprocalmarsi «autorizzati dalla massa». Permettere – involontariamente ma nei fatti – che gli Italiani restino divisi e non agiscano in modo UNITARIO e SINCRONICO e, dunque, finalmente PRODUTTIVO.
La verità è che – prima con il controllo massiccio dei mezzi di informazione (che non vuol dire solo raccontare cazzate, ma anche e soprattutto negare la pluralità delle voci), poi con le istituzioni paralizzate e l’immunità (ora anche legalizzata) dei dittatori – ogni nostra reazione non poteva che rivelarsi COMPLETAMENTE inane, se non inutile.
Chi viene regolarmente messo a tacere per anni – o perché ignorato arrogantemente, o perché posto de facto nelle condizioni di risultare ininfluente – è sì del tutto impotente, ma non colpevole. Ecco perché l’opposizione politica (o semplicemente etica e civile) si è poco a poco trasformata in sterile e frustrante lamentatio e anche noi oggi siamo “ridotti” a scrivere su un blog e a non poter più agire attraverso il voto.
Davide contro Golia? No: la forza morale e l’onestà intellettuale non possono nulla contro la dittatura del denaro frodato e del potere senza controllo, infiniti moltiplicatori reciproci di se stessi.
Tra il CSM asservito al potere e Clementina Forleo ha perso Clementina. Tra Travaglio e Schifani vincerà Schifani. E non benché Schifani sia il delinquente che è, ma proprio perché, in quanto delinquente e mafioso, è arrivato a manipolare la legge dello Stato e le regole se le stabilisce da solo.
Con QUESTE regole non ce la faremo mai, è ovvio.
Suggerisci, Sergio, di appellarci tutti alla Convenzione Europea? Io credo che tutta l’Europa (non so se anche l’America, messa a sua volta com’è: ce lo dirà, spero, Palo) sappia la condizione in cui ci troviamo in Italia. Forse ne intuisce soltanto la gravità, non ancora le conseguenze. E forse pensa anche che ce lo meritiamo perché abbiamo lasciato che tutto questo avvenisse senza ribellarci. Io credo invece che SOLO una parte di noi – come sempre accade all’instaurarsi di una dittatura – non si sia ribellata, ma che qualunque ribellione non abbia portato alcun frutto per la sproporzione dei mezzi: è questo che val la pena di far sapere agli altri europei e al resto del mondo. Perché – al contrario – la verità da comunicare agli altri (qualunque uso potranno fare di questa verità, per se stessi e per noi) è che quello che è accaduto in Italia è la prova di quanto ci hanno insegnato i padri: la democrazia non è mai una garanzia vitalizia. Neppure con tutti i mezzi di controllo preventivi e le istituzioni di garanzia nazionale e sovranazionale messi in piedi dalle democrazie occidentali dopo la seconda guerra mondiale. Insomma: quando una democrazia muore assassinata, non bastano – non a caso – gli strumenti democratici per difendersi.
Non so davvero cosa possiamo fare noi Italiani adesso, ma credo e lo ripeto, caro Sergio, che pensare ANCORA UNA VOLTA che la responsabilità sia degli altri Italiani – quelli che guardano la tv spazzatura e sono lobotomizzati dal sistema – sia ancora un volta cadere nel tranello che ci è stato teso. Perdere ancora una volta tempo prezioso. Accelerare la caduta nel baratro per eccesso di buona fede o paura, come fu buona fede o paura (se vuoi incapacità di immaginare l’orrore dei propri carnefici) quella che spinse i deportati a salire liberamente sui treni ancor prima che qualcuno puntasse contro di loro un’arma da fuoco.
Come vedi, ritratto io stessa le mie posizioni di appena una settimana fa: e non perché stia diventando pazza o, peggio, perché rinneghi quelle posizioni, ma perché penso che siano già superate. Penso – in virtù di quel che sento con le mie orecchie e vedo coi miei occhi in questi giorni – che oggi la deriva di regime non sia una minaccia, ma il dato di fatto che va registrato.
Ma – poiché sono una persona propositiva e nella mia vita non mi sono arresa mai, almeno sin qui – vedo soltanto due soluzioni:
- STARE TUTTI INSIEME;
- ESERCITARE LO SCIOPERO NAZIONALE dal lavoro schiavizzato e ORGANIZZARE LA RESISTENZA PASSIVA A OLTRANZA.
Detto altrimenti, vuol dire: smetterla di prendersela con “altri” che non siano i dittatori e i loro accoliti, e rifiutarsi non solo di ascoltare le loro cazzate, ma – più concretamente – di eseguire TUTTE le loro folli ordinanze: dal pagamento delle tasse a quello degli infiniti balzelli che quotidianamente ci impongono, dall’esercizio di un lavoro che è ormai solo sfruttamento e non basta neppure per vivere nel modo più modesto e spesso a sopravvivere, dall’accettazione supina perché impotente delle ingiustizie più colossali e delle “leggi” fatte alla loro maniera, alla paura di tutto e, meglio, del proprio vicino e di chi non può difendersi.
Fino ad oggi hanno sempre stigmatizzato il non-consenziente come «nemico»: vogliamo finalmente dimostrare loro che i «nemici» sono diventati milioni? A Napoli, come un tempo al G8, davanti a una resistenza non soffocabile, hanno sparato sulla folla, dicendo che si trattava di sopprimere i camorristi e i no-global: spareranno dunque alla nazione tutta intera?
È una dittatura nata con il denaro e per il denaro? Lasciamoli a secco, dunque, visto che ci depredano da decenni, ormai senza più ritegno e oltre ogni limite, di quanto è nostro, facendolo oltrettutto in nome di uno «Stato» che però ormai più non esiste ed è diventato «cosa loro»?
Insomma, io propongo e auspico con forza UN NO CONGIUNTO, DECISO E SISTEMATICO al rispetto delle LORO regole, che, come quelle imposte da ogni dittatura, sono ormai folli e sono state, da loro stessi e dal loro vergognoso comportamento, destituite di ogni fondamento, legittimità o rispetto possibile.
Solo se l’Italia che lavora si fermerà TUTTA, si fermerà questa macchina infernale che corre ormai soltanto verso la bancarotta economica ed esistenziale di ognuno di noi.
Ci arresteranno tutti? E con quali forze dell’ordine?
In quali tribunali ci faranno i processi? Con quali giudici? In quali tempi? In nome delle leggi di uno Stato che non esiste più perché proprio loro ne hanno violato le leggi?
Con quali esattori verranno a pretendere di toglierci ciò che è nostro per trasformarlo nel sempre insufficiente mezzo per mantenere i loro vizi e i loro deliri di onnipotenza, il loro costosissimo apparato di padroni spensierati di una massa di schiavi sull’orlo della fine?
ABBIAMO UN UNICO, MA CREDO RISOLUTIVO VANTAGGIO SU DI LORO: sono stati così idioti e così esosi, così senza limiti nella loro folle arroganza, che siamo noi – MILIONI DI PERSONE ONESTE SFRUTTATE e VILIPESE – a costituire adesso la maggioranza, non loro.
Ed è la maggioranza, ancora una volta, la sola forma di garanzia e di tutela della democrazia, anche e soprattutto in uno stato di emergenza come questo. Se non possiamo più esprimerla col voto, dobbiamo renderla evidente con i fatti. Con la quotidiana astensione da tutte quelle azioni che servono solo a mantenere in piedi il loro sistema che, di corruzione in corruzione, è inevitabilmente divenuto dittatura. Rifiutarci di lavorare per quello che non è nemmeno più uno stipendio. Impedire che ci portino vie le case, i risparmi e i sacrifici di una vita e, soprattutto, il diritto e la dignità di essere persone pensanti e oneste. Rifiutarci di pagare tutti i debiti irripagabili e smisurati che non siamo stati noi a sottoscrivere. Rifiutarci di rispettare le leggi illegali che si sono fatti da soli, di sottostare alle loro pretese inaccettabili e ai loro soprusi quotidiani e crescenti. Occupare le piazze fino allo sfinimento.
Finora abbiamo agito democraticamente e sopportato animati, chi più chi meno, da un sacrosanto «senso del dovere»: adesso dobbiamo prendere atto che il nostro «senso del dovere» è stato del tutto snaturato nei suoi fini e nei suoi presupposti, che il nostro agire democraticamente è stato messo a tacere in via definitiva, che oggi non vige più il diritto ma la virulenza (illegale e illegittima) della dittatura.
Se non lo facciamo SUBITO, il prezzo della guerra imposto dal nuovo Benito sarà, lo ripeto, la bancarotta (imminente) di tutti noi: come individui e come Stato. Non certo di quelli che, come al solito, metteranno in salvo (il proprio culo, l’onorata discendenza e gli immensi patrimoni rubati) in qualche lontano paradiso in cui fisseranno, dopo quella fiscale, la residenza effettiva. Dobbiamo agire e disubbidire SUBITO, TUTTI INSIEME, affinché la malora finalmente se li porti: se possibile prima che porti – e di certo in nessun paradiso – ognuno di noi.
Cara Petra,
grazie per la passione sofferta con la quale presenti il nostro paese. Secondo me tu e tuo marito dovete essere veramente innamorati se tu continui ad amare lui e noi. E’ proprio questo amore al di là della ragione che io e molte altre donne italiane sentiamo per la fede cattolica perchè conosciamo gente meravigliosa che vive ed affronta problemi quotidiani in modo incredibile, solo sostenuti da questa fede. Se posso darti un consiglio non confondere la Chiesa ed il suo apparato con i parroci ed i suoi fedeli. Coloro che sono in prima linea conoscono i veri problemi meglio di me e di te, ma sperano nella forza dello Spirito Santo affinche’illumini tanti cervelli. A questo punto tu li inviteresti ad agire, loro no,vogliono solo pregare.
Credi nella forza della preghiera ?
io si’ e di nuovo grazie per il tuo amore per questo nostro “bel paese”
veramente bellissimo.grazie per il post e grazie per averlo scritto, Petra.