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L’Italia estende a tutti l’obbligo delle impronte digitali

Pubblicato Giovedì 17 Luglio 2008 in Francia

[Le Figaro]

Questa misura, adottata dal governo per rispondere alle forti critiche sul censimento dei Rom, fa parte di una vasto piano anti criminalità.

Le impronte digitali di tutti gli Italiani dovranno comparire sulla carta d’identità a partire dal 2010. Questa è la scappatoia trovata dal governo per attenuare le forti critiche suscitate dal censimento in corso della popolazione gitana, compresa nell’Unione Europea. La misura più controversa riguardava le impronte digitali dei minori. Smentendo ogni intenzione razzista, Silvio Berlusconi ha assicurato al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, che questa aveva come unico scopo quello di sottrarre questi bambini allo sfruttamento da parte degli adulti e di poterli scolarizzare.

La nuova disposizione riguardante la carta d’identità, che soddisfa l’opposizione, si inserisce in una lunga serie di misure che puntano a rinforzare la sicurezza pubblica, approvato, mercoledì, dalla Camera dei deputati. L’oggetto di questo testo, che riguarda gli aspetti economici, giuridici e di polizia, è in primo luogo di rinforzare la lotta contro l’immigrazione clandestina. Così, coloro che sono sprovvisti di documenti potranno essere trattenuti in centri di permanenza fino a diciotto mesi, invece di due come adesso. Chiunque mentirà sulla sua identità (e non solo gli immigrati) sarà passibile da uno a sei anni di prigione.
La repressione sarà in egual modo amplificata contro i datori di lavoro di clandestini e i “commercianti di sonno” che saranno incarcerati e vedranno confiscati i loro immobili. Le pene per l’appartenenza ad un’organizzazione mafiosa, italiana o straniera, saranno appesantite di due anni. Il procuratore anti mafia vedrà estesi i suoi poteri, così come i sindaci, per lottare contro i clandestini ed assicurare la sicurezza pubblica. Tremila militari parteciperanno a degli incarichi di sorveglianza dei palazzi pubblici, cooperando così con i carabinieri.

Uno dei punti più sensibili riguardava la miriade di processi minori (alcune centinaia di migliaia) che bloccano i tribunali. In un primo tempo, il governo aveva approvato due emendamenti che sospendevano automaticamente, per un anno, tutti i processi riguardanti delitti passibili di meno di dieci anni di prigione, partendo dal presupposto che tali crimini sono coperti dall’indulto votato nel 2006. Ciò ha dato luogo ad un vero e proprio braccio di ferro con la magistratura.

Nessun procedimento penale durante il mandato

La maggioranza ha cambiato opinione dopo l’adozione, ad opera della Camera la settimana scorsa, di una norma che sospendeva i procedimenti penali contro le prime quattro cariche dello Stato per tutta la durata del loro mandato. Una disposizione che rimanda di fatto i procedimenti intrapresi contro il Presidente del Consiglio. Persino il guardasigilli ha offerto ai tribunali di valutare loro stessi l’opportunità di un rinvio di tali procedimenti minori. Una decisione approvata una volta non è costume per l’associazione nazionale della magistratura.
Il decreto prevede ancora dieci anni di prigione per chi guida in stato di ebrezza. Tra un emendamento e l’altro, introduce anche il diritto per un imputato di concludere una transazione elargita con il tribunale durante tutta la durata di un processo in prima istanza.

[Articolo originale di Richard Heuzé]

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