[La Nacion]
Il sacerdote e scrittore dice che c’è forte sintonia tra il primo ministro e il Papa
ROMA. – “Il papa è talmente sicuro di sé che mette sotto i riflettori anche le inefficienze e porta alla luce che il Vaticano non è assolutamente quella fortezza che si pensava. Un papa che ha il coraggio di dire che ci sono vescovi che lo odiano è un papa che ha una forza spirituale straordinaria.”
In tempi di forti critiche a Benedetto XVI, Gianni Baget Bozzo, sacerdote conosciutissimo in Italia per le sue posizioni ortodosse ma anche per la sua apertura al dialogo, è un entusiasta difensore di Joseph Ratzinger e del primo ministro Silvio Berlusconi. “L’Italia e la Chiesa devono molto a Silvio Berlusconi”, dice.
In un’intervista a LA NACION, questo riconosciuto intellettuale di 84 anni, autore di diversi libri ed editorialista de Il Giornale, ha considerato un atto di grande coraggio da parte di Joseph Ratzinger l’aver scritto una lettera a tutti i vescovi del mondo per spiegare la sua controversa decisione di irtirare la scomunica a quattro vescovi lefebvriani – tra i quali Richard Williamson – e di riconoscere i propri errori nella gestione del caso.
“Evidentemente ci sono problemi di comunicazione in questo pontificato e non a caso il Papa, nella sua lettera, ha detto che in Vaticano non usavano Internet. Ma ha avuto il coraggio di ammetterlo, e ciò è di per sé significativo”, ha detto questo sacerdote che negli anni ’80 fu sospeso “a divinis” dal cardinale di Genova, Giuseppe Siri, per essersi buttato in politica come europarlamentare del Partito Socialista di Bettino Craxi.
Baget Bozzo, che dopo l’incursione politica – per fare qualcosa contro i comunisti – fu riammesso al sacerdozio, ha anche definito il famoso discorso di Ratisbona, con cui Benedetto XVI paragonò l’islam alla violenza, un altro “gesto di coraggio” di questo Papa.
- Le piace Benedetto XVI?
- Moltissimo.
- Cosa le piace di più?
- Il modo in cui parla della vita cristiana. Ossia, la vita divina comunicata all’uomo. Si sente in lui il sapore dei primi padri cristiani, il senso della divinizzazione dell’uomo.
- Qualcuno sostiene che con Benedetto XVI la Chiesa stia facendo passi indietro. Lei cosa ne pensa?
- Io gli sono molto grato, perché il Papa parla di questioni dimenticate come la morte, il giudizio universale, l’inferno. In altre parole, il suo fulcro è il discorso spirituale e la Chiesa ne ha bisogno.
- Come vede i rapporti tra Benedetto XVI e gli ebrei?
- La questione più significativa, storica e interessante è che un tedesco sia diventato papa, se si pensa che la Germania è il paese di Lutero, dei protestanti. Sicuramente lui andrà in Israele in qualità di teologo tedesco, il che lo compromette ancora di più. Le relazioni si faranno più profonde. È stato proprio Ratzinger a creare un dialogo dottrinale tra la Chiesa e l’ebraismo e tra la Chiesa e lo Stato di Israele.
- Qualcuno in Vaticano critica il progetto del viaggio in Israele in un momento come questo…
- Ma il Papa ha capito che i rapporti con Israele e con il suo popolo sono essenziali per la Chiesa. Quelli che lo criticano sono, come sempre, i cattolici “progressisti”, che considerano Israele un pericolo pubblico.
- Qual è la sua opinione riguardo alla condanna del preservativo da paret del Papa durante il suo viaggio in Africa?
- Si è sempre detto che nel continente africano l’uso del preservativo non è corretto. In Africa il preservativo incontra particolari difficoltà. Tant’è che l’aumento dell’uso ha coinciso con un aumento dell’aids. Ma il Papa ha detto che non è una soluzione, non ha detto che bisognerebbe proibirne l’uso…
- Lei è d’accordo con la beatificazione di Pio XII?
- Se il Papa avesse condannato la soluzione finale, avrebbe aumentato la persecuzione nei confronti degli ebrei. Avrebbe anche provocato un danno alla Chiesa Cattolica, che non avrebbe più potuto aiutare gli ebrei. Non so se Pio XII sarà beatificato durante questo pontificato. Penso che dipenda anche da Israele e dal fatto che la Chiesa terrà conto della sua opinione. Non credo che la beatificazione di Pio XII sia all’ordine del giorno, ma altresì penso che sia all’ordine del giorno la sua difesa.
- Ultimamente Berlusconi è diventato uno strenuo difensore delle posizioni del Vaticano. Per lei è una tattica o è qualcosa che gli viene dal cuore?
- Berlusconi è il premier più cattolico che l’Italia abbia mai avuto. La democrazia cristiana diede al paese la legge sul divorzio e quella sull’aborto… Berlusconi invece ha sempre allineato l’Italia con le posizioni della Chiesa. Crede che l’autorità della Chiesa mantenga in equilibrio il paese. Sono convinto che sia un grande, uno capace di tirare fuori il cuore del popolo e della nazione. Credo che l’Italia gli debba molto e che anche la Chiesa debba essergli grata.
- Per lei non c’è troppa ingerenza da parte del Vaticano nella politica italiana?
- Questo è inevitabile. La storia d’Italia è essenzialmente legata a Roma. Anche la Lega Nord, che all’inizio è stata tanto antiromana, ora è diventata molto cattolica… Perché Roma è l’Italia. Il legame tra il Papa e l’Italia è parte della storia d’Italia.
[Articolo originale "Italia y la Iglesia le deben mucho a Silvio Berlusconi" di Elisabetta Piqué ]






















Vomito, vomito, vomito!
Un leccaculismo che va ben oltre ogni più osceno limite.
Sono cattolico praticante e stimo moltissimo Gianni Baggett Bozzo, ma non condivido la sua analisi sulla vicinanza del presente governo alla Chiesa. Intanto questa vicinanza va dimostrata con il proprio comportamento di vita nei confronti del prossimo e dei più poveri. Questo non esiste proprio e quello che viene fatto dal presente governo è accaparrarsi i voti della fetta di persone vicino al Vaticano. I cattolici, eletti in parlamento , devono in modo trasversale ed a prescindere dall’amministrazione dello stato, votare e fare le scelte che sono coerenti con la loro fede religiosa dichiarandolo nella motivazione della scelta fatta.