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L’Italia alle prese con la poligamia

Pubblicato Martedì 15 Luglio 2008 in USA

[Los Angeles Times]

Un boom di matrimoni illegali è il sottoprodotto della vasta immigrazione di musulmani. Le autorità ignorano le unioni, lasciando le donne in un mondo sommerso senza possibilità di aiuto se le cose vanno male.

Roma - A poche miglia dal Vaticano, Najat Hadi viveva con il marito, la sua seconda moglie e i loro vari figli, una casa infelice con una donna odiosa di 10 anni più giovane e un marito crudele che le ha lasciato una cicatrice seghettata che si intravede nella scollatura. Alla fine, lei dice, suo marito, originario dell’Egitto, che faceva il pizzaiolo a Roma, la picchiò così malamente che lei lo lasciò. Ma lui si tenne i figli.

Migliaia di matrimoni poligami come quello di Hadi sono spuntati in tutta Italia come sottoprodotto della rapida e vasta immigrazione di musulmani in questo paese cattolico.

Nonostante l’ovvio scontro di culture, le autorità italiane hanno ampiamente ignorato i fatti, lasciando le donne in un mondo sommerso e semi-clandestino con pochi diritti e senza sostegno se le cose vanno veramente male, come hanno fatto nel caso di Hadi.

“E’ assurdo che in un paese civilizzato come l’Italia se ne sappia così poco” dice Souad Sbai, deputata del PdL italiana originaria del Marocco che è emersa come lunica donna paladina delle immigranti musulmane qui.

L’Italia è una delle molte nazioni europee che stanno fronteggiando il problema della poligamia. In Inghilterra e Spagna, dove si sono anche stabilite grandi comunità mussulmane, alcuni funzionari favoriscono il riconoscimento del matrimonio poligamo come un modo di assicurare l’accesso delle mogli a pensioni, cure mediche e altri benefici statali.

Ma Sbai, che ha vissuto 27 dei suoi 47 anni in Italia, pensa che gli incauti tentativi di sensibilità culturale sono destinati a fallire, quando vengono tollerati costumi che deviano nell’illegalità. La legge italiana permette il matrimonio solo fra un uomo celibe e una donna nubile. Sbai stima che ci siano 14 mila famiglie poligame in Italia; altri dichiarano numeri anche più alti. Molti approfittano del cosiddetto matrimonio ORFI, un’unione meno formale celebrata da un imam, che non ha lo stesso riconoscimento sociale o legale del regolare matrimonio.

E’ convinta che i poligami in Italia stiano praticando una forma molto più fondamentalista e abusiva di matrimonio multiplo. Dato che si sentono così minacciati dalla cultura occidentale che li circonda, gli uomini imprigionano le loro mogli e le confinano in una vita di solitudine, che le vede totalmente dipendenti dal loro marito. “Sono tenute in una specie di ghetto” dice Sbai.

Quando Sbai ha recentemente creato una linea verde per donne mussulmane immigranti, è stata inondata da mille chiamate nei primi tre mesi. Con suo stupore, ha toccato una comunità nascosta di donne alla disperata ricerca di informazioni, molte intrappolate in famiglie violente e poligame, isolate e sole.

Hadi, una marocchina, ha sopportato pestaggi e umiliazione perché sapeva che non aveva nessuno a cui rivolgersi. Ha detto che ha incontrato e sposato il proprio marito nel 1987 in Italia, dove era in vacanza. Hanno celebrato una cerimonia religiosa nella moschea locale e un matrimonio legale all’ambasciata egiziana a Roma. Durante il decennio successivo ha avuto quattro figli.

Poi, un giorno nel 2000, Hadi è ritornata da una vacanza in Egitto, dove aveva portato i bambini a passare un po’ di tempo con la famiglia del marito. Nel suo appartamento di Roma c’era una donna nuova. Suo marito si era sposato di nuovo mentre lei non c’era. “Sono tornata e l’ho trovata nella mia casa” ha detto Hadi, 46 anni. Hadi all’inizio ha sfidato suo marito, ma poi ha deciso che non c’era molto che potesse fare. “Lui ha detto ‘Ho sposato questa donna’. Volevo sapere perché. Gli ho detto di mandarla via. Si è rifiutato. Ma dove potevo andare con quattro bambini?” Ha provato a trovare un accordo con l’altra donna, un’egiziana che Hadi descrive come piena d’odio. “Ho provato ad accettarla, per i bambini” ha detto Hadi. “Ma non era una donna con un cervello.”

I pestaggi da parte di suo marito peggiorarono, mandando Hadi più volte in ospedale. La pallida cicatrice sul suo petto è ciò che resta di quella volta in cui, lei dice, lui l’ha inseguita con un coltello. Poi, circa un anno e mezzo fa, lui se l’è presa con i bambini. E’ questo che l’ha convinta ad andarsene. Da altre donne marocchine è venuta a sapere del centro di Sbai e si è preparata a fare una denuncia contro di lui. Ma lui ha sequestrato i bambini ed è fuggito in Egitto. Hadi non è stata in grado di smuovere le autorità ad aiutarla a riconquistare la custodia.

Sbai, la deputata, ricorda la poligamia dalla sua infanzia in Marocco. Là, almeno ufficialmente, il marito non può sposare più donne di quante egli possa prendersene cura giustamente e adeguatamente. Qui in Italia, lei dice, la poligamia è spesso distorta. L’esperienza dell’immigrante è rovesciata: regressione e isolamento invece di integrazione.

Del centinaio di donne che Sbai ha ascoltato, la maggior parte sono marocchine e analfabete, una percentuale più alta che in Marocco. Questo tende anche a isolarle, una condizione aggravata dalla sfiducia nelle autorità e dalla paura dell’ignoto. Aliza Kalisa, 50 anni, ha raggiunto il suo marito marocchino in Italia nel 2001. Erano sposati da molti anni, ma quando è arrivata a Roma, ha scoperto che lui aveva utilizzato il suo periodo qui per trovare una seconda moglie. “Perché non me l’hai detto?” si ricorda di avergli chiesto. “Avevo bisogno di una donna qui e tu eri in Marocco,” ha risposto. Kalisa fu devastata. Visse con suo marito, l’altra moglie e i due figli di lei in un monolocale, dove fu costretta a dormire sul pavimento e a sentire suo marito e la donna più giovane mentre facevano sesso. Lui la trattava male, sfoggiando la sua seconda moglie come un trofeo e forzando Kalisa a fare i lavori di casa e a prendersi cura dei bambini (i bambini della seconda moglie).

La costringeva a dargli tutto ciò che guadagnava come donna di servizio in una famiglia italiana. La picchiava. Kalisa pensa che l’altra moglie godesse dell’abuso che lei soffriva; la donna provocava Kalisa ripetutamente con provocazioni dicendo che era la preferita. “Sono stata sua moglie per così tanto tempo” ha detto Kalisa. “Poi ero come la serva.” Quando non ne ha potuto più e ha minacciato di andarsene, suo marito l’ha imprigionata nell’appartamento per 10 giorni. Alla fine le sue urla hanno spinto un vicino italiano a chiamare la polizia e Kalisa se ne è potuta andare. Al centro di Sbai, Kalisa sta imparando a scrivere il suo nome per la prima volta.

Zora, una marocchina che ha vissuto in Italia per 27 anni, ha incontrato e sposato un egiziano nel 1989. Sebbene lui avesse giurato di essere celibe, è risultato che avesse un’altra moglie in Egitto. Zora (che ha chiesto che il suo cognome non venga pubblicato) scoprì del matrimonio quando un figlio adulto di quel matrimonio si presentò all’appartamento di Roma. “Ero senza parole” ha detto Zora, che ha 52 anni ma sembra ne abbia 35. Zora cominciò a sospettare che il figlio di suo marito molestasse suo figlio, che aveva 6 anni a quel tempo. Il bambino aveva lividi ed era terrorizzato di essere lasciato solo con il suo fratellastro più grande. Lei, dal canto suo, era terrorizzata di parlarne con suo marito. Quando Zora fu certa che l’abuso stava avvenendo, la sua rabbia prese il sopravvento sulla paura. Prese suo figlio e scappò.

Sbai, la politica, aiuta donne come Zora a trovare o mantenere lavori, per quanto paghino poco, e a cominciare a navigare le basi della burocrazia legislativa italiana. Zora, ad esempio sta cercando di far cancellare il nome di suo figlio dal passaporto del marito ed aggiungerlo al proprio per evitare che lui possa prendere il bambino e lasciare il paese. Le donne ricevono anche educazione elementare e hanno accesso a uno psicologo, sebbene la terapia non stia avendo successo perché la maggior parte sono riluttanti a discutere le loro vicende traumatiche.

“Non siamo ancora al punto di integrazione” ha detto la psicologa Lucia Basile. Dopo quello che hanno attraversato “dobbiamo prima insegnare loro che hanno dignità e che esistono.”

Hadi, per esempio, ha abbracciato quella causa. Mentre si batte per il ritorno dei suoi figli, lavora nell’ufficio di Sbai, risponde alla linea di emergenza e informa le altre marocchine e donne immigranti dei loro diritti e delle loro opportunità. “Sono sempre le donne” ha detto “a pagare il prezzo.”

[Articolo originale di Tracy Wilkinson]

Gli ultimi commenti.

  1. Venerdì, 18 Luglio 2008 alle 12:35 pm, Sergio Bergamaschi ha scritto :

    Secondo me, facendo matrimoni poligami di nascosto (e questo succede solo perchè in italia non esiste una legge che permetta, alle religioni dove la poligamia è contemplata, matrimoni con più donne garantendone quindi i diritti) si vengono a creare situazioni dove effettivamente le donne hanno e possono avere solo la peggio: come è infatti stato scritto nell’articolo, “In Inghilterra e Spagna, dove si sono anche stabilite grandi comunità mussulmane, alcuni funzionari favoriscono il riconoscimento del matrimonio poligamo come un modo di assicurare l’accesso delle mogli a pensioni, cure mediche e altri benefici statali.” in questo modo si da contemporaneamente da un lato la possibilità di mantenere usanze, tradizioni e pratiche religiose tipiche del paese di provenienza e dall’altro si garantisce una effettiva integrazione con il rispetto dei diritti fondamentali.

    Questo significherebbe creare le basi e i presupposti necessari per l’integrazione che volenti o no è una realtà che DEVE essere presa in considerazione.

    Perchè in italia non si può sposare più di una donna? Perchè la religione cristiana non lo ammette; fin qua mi sta bene ma ne lo stato ne il vaticano devono poter impedire che questo possa essere fatto da chi non professa la nostra religione: impedendolo si da adito alla clandestinità della pratica e come conseguenza diretta, il venir meno dei diritti fondamentali e una finta integrazione, quindi anche una grave contraddizione da parte della chiesa che dei diritti fa una delle sue bandiere.

    Se io mussulmano potessi sposare 3 donne in italia (ovvio che o c’è una conversione delle donne alla religione mussulmana o sposo 3 mussulmane) che motivo potrei avere di rimanere in clandestinità? la mia religione me lo permette, lo stato che mi ospita idem, lo faccio punto e basta! perchè è normale per la mia religione.

  2. Giovedì, 17 Luglio 2008 alle 2:07 pm, Marco ha scritto :

    Sono propri degli arretrati stì mussulmani!
    Si vanno a cercare delle rogne da noi inutili.
    Imparassero dal B. pluridivorziato e pluricornificatore (dispiacendosi di avere macchiato all stagista/ministra il tailleur beige) della moglie Veronica. Con il plauso morale e moralista del pope naturalmente.

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