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Secondo gli esperti, il terremoto che ha devastato ieri questa città medievale avrebbe probabilmente causato solo danni limitati in Giappone o in altre agiate nazioni soggette a terremoti, ma una serie di fattori contribuisce a rendere l’Italia particolarmente vulnerabile.
L’AQUILA, Italia – Nonostante L’Aquila si trovi a circa mezzo miglio (un chilometro) dall’epicentro del terremoto di magnitudo 6.3 che lunedì ha colpito la regione appenninica dell’Abruzzo, i geologi e gli ingegneri civili ritengono che i danni derivino principalmente dall’inadeguatezza degli edifici.
“I crolli avvenuti in Abruzzo coinvolgono case costruite per resistere nemmeno ad un terremoto non particolarmente violento” ha detto Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
“Ci agitiamo tutti dopo ogni terremoto, ma non è nella nostra cultura costruire edifici in modo adeguato nelle zone soggette a terremoti – vale a dire, costruire edifici che possano resistere ai terremoti ed equipaggiare allo scopo i vecchi edifici. Questo non è mai stato fatto” ha detto Boschi.
Franco Barberi, un importante geologo e esperto di disastri naturali, ha manifestato la sua frustrazione per la mancanza in Italia di protezione per gli edifici nelle zone sismiche. “Quello che fa arrabbiare è che se questo fosse accaduto in California o in Giappone o in qualche altra nazione dove da tempo attuano protezioni anti-sismiche”, un terremoto simile “non avrebbe causato un solo decesso” ha affermato Barbieri alla televisione di stato.
Giorgio Croci, un ingegnere di Roma e esperto di monumenti antichi come il Colosseo della capitale italiana, indica le strutture degli edifici come un fattore chiave nei danni di L’Aquila. Gli antichi romani usavano pietre e malta di alta qualità per costruire monumenti ed edifici che sono durati circa 2.000 anni e le costruzioni del Rinascimento spesso vantano marmi di alta qualità e giuste proporzioni, ha affermato. I costruttori nelle impoverite zone medievali, però, spesso hanno risparmiato sulla qualità dei materiale e generalmente hanno costruito edifici meno massicci, ha aggiunto. Come risultato, le strutture medievali hanno più probabilità di subire gravi danni durante un terremoto.
“Chi vive in un vecchio edificio deve applicare una politica di prevenzione” ha detto Croci. “Bisogna migliorare questi edifici”, ad esempio aggiungendo catene per collegare orizzontalmente i muri e limitare le oscillazioni durante un terremoto, ha aggiunto. “Le catene non costano molto.” Un’altra tecnica è quella di usare uncini di ferro per fissare travi di legni alle pareti, ha aggiunto.
Quasi la metà del territorio italiano è considerato “pericoloso” in termini di attività sismica, secondo un rapporto del 2008 di Boschi e di altri geologi italiani ed esperti della protezione civile. Ma secondo il rapporto, solo il 14% degli edifici in quell’area vulnerabile soddisfa gli standard di sicurezza sismica.
Oltre alle vecchie strutture, i moderni edifici italiani – case qualunque e palazzi pubblici – spesso non soddisfano gli attuali standard di sicurezza sismica. Gli appaltatori dei lavori pubblici, specialmente nel sud Italia, sono vulnerabili alle infiltrazioni del crimine organizzato, dicono i PM. I costruttori spesso non usano i materiali migliori , perché sono obbligati dai gangster a rivolgersi a fornitori collegati al crimine organizzato.
Solo poche settimane fa, si esultava in una corte nell’Italia meridionale per la condanna di cinque persone per il crollo di una scuola nel 2002 durante un terremoto di magnitudo 5.4. I PM ritenevano che la costruzione scadente fosse stata una causa della tragedia costata 28 vite, compresa l’intera classe della prima elementare della piccola città.
L’agenzia delle Nazioni Unite per la Strategia Internazionale di Riduzione dei Disastri ha affermato lunedì che “gli edifici sono i maggiori assassini quando colpisce un terremoto”. Le Nazioni Unite hanno fatto notare che molte delle vecchie strutture a L’Aquila non soddisfavano i moderni standard di sicurezza sismica.















Oltre al terremoto, devo notare che ci siamo, in pieno regime, se il presidente del Consiglio abusa della televisione di Stato invadendone simultaneamente tutte le reti (lasciando le proprie a disposizione di ‘Striscia la notizia’ e degli sponsor) non per fornire spiegazioni sulle responsabilità politiche dei crolli di edifici pubblici recenti o sul recente e maggior disastro economico, energetico e sociale della storia patria, ma per preconizzare idee ‘balenghe’ concepite in modo autoritario, mirando al ‘dividi et impera’, previa rottura con le parti sociali, prologo ad una più profonda revisione delle garanzie sociali e della stessa Costituzione, che prevede un potenziamento dei poteri del primo ministro a scapito del Parlamento e la definitiva eliminazione di ciò che resta dello Stato sociale.
Quando usa gli appuntamenti istituzionali e internazionali per farci far brutta figura nel mondo, piangendo poi contro le notizie, e censurando il dissenso. Quando usa i drammi come la perdita del lavoro, la recessione o le calamità naturali per abusare della propria immagine e “far da se”, proponendo l’improponibile, ridicolizzando chi non la pensa come lui.
Michele
Spero che un bel terremoto colpisca l’intero parlamento italiano…vorrei vedere tutti e 600/700 morti!!!! anche se sono di roma…
BASTARDI!!!