[Libération]
Nessuno gli aveva fatto la domanda. Ma è dall’altra parte del mondo, tra la crisi alimentare o i dossier energetici all’esame del G8 di Toyako, che Nicolas Sarkozy ha confermato ieri, in una conferenza stampa, la sua intenzione di estradare in Italia l’ex membro delle Brigate Rosse Marina Petrella, 54 anni, arrivata nel 1993 in Francia per sfuggire ad una condanna all’ergastolo e dove si e rifatta una vita.«Conformemente agli accordi europei» e «alle decisioni di giustizia francesi», l’ex-brigatista verrà estradata, ha garantito il capo dello Stato. Un annuncio confermato alcune ore più tardi a Cannes dalla guardasigilli, Rachida Dati. La procedura dovrebbe tuttavia durare ancora molti mesi in attesa di una sentenza del Consiglio di Stato, interpellato dai difensori di Marina Petrella.
Ostacoli
«La mia cliente sta morendo», ha insistito Irene Terrel, l’avvocato dell’ex-brigatista «gravemente depressa» ed internata nel servizio psichiatrico della prigione di Fleury-Mérogis che si batte per l’applicazione immediata «di una clausola umanitaria» che sospenda la procedura d’estradizione. Evocando nella sua dichiarazione «un gesto umanitario», Nicolas Sarkozy ha precisato che aveva chiesto a Silvio Berlusconi «di sollecitare il presidente della Repubblica Italiana affinché conceda la grazia, tenuto conto dell’anzianità della condanna e tenuto conto della situazione psicologica e di salute». Si è limitato a garantire che «il presidente del Consiglio italiano mi ha detto che condivideva la mia analisi e che avrebbe interceduto presso il presidente della Repubblica Italiana per provare ad ottenere la grazia».
In teoria, in base alle sue condizioni di salute, il Presidente, Giorgio Napolitano, potrebbe pronunciarsi favorevolmente in merito alla grazia. Due anni fa, l’attuale capo dello Stato aveva infatti per ragioni simili preso tale misura per Ovidio Bompressi. Nel maggio 2006, l’ex dirigente di Lotta continua, condannato con l’intellettuale Adriano Sofri a ventidue anni di prigione per l’omicidio, nel 1972, del commissario Luigi Calabresi, aveva così potuto ritrovare la libertà al termine di nove anni di prigione.
Ma per Marina Petrella molti ostacoli rendono quest’ipotesi poco probabile. «In generale, occorre che l’interessato abbia già effettuato una buona parte della sua pena o anche che ci sia stato il perdono dei genitori delle vittime», fa osservare il giornalista Giovanni Bianconi, autore di molti libri sul terrorismo degli anni 70. Ieri, Salvatore Berardi, figlio di un poliziotto ucciso dalle BR e membro dell’Associazione italiana delle vittime del terrorismo ha dichiarato: «Non ci interessa sapere se la Petrella potrà essere libera ma tengo a ricordare che prima di concedere riduzioni di pene, occorrerebbe pensare alla compensazione delle vittime.» Soprattutto, un’eventuale grazia rischia di creare un’opposizione molto forte degli alleati politici di Silvio Berlusconi. Il presidente (ex-comunista) non ha da parte sua detto mai nulla pubblicamente sugli ex-terroristi rifugiati in Francia, né sul caso Petrella.
«Rivincita di Stato»
In Francia, le opinioni del capo dello Stato hanno provocato numerose reazioni. «Denunciamo piccoli accordi tra amici di cui non si conoscono né i mandanti né i beneficiari, mentre la vita di una donna è in gioco», ha reagito Hélène Franco, segretario generale del sindacato della magistratura (sinistra) che si rammarica che «venticinque o trenta anni dopo, questi vecchi attivisti che hanno rinunciato alla lotta armata si vedono vittime di una sorta di rivincita dello Stato». La lega dei diritti dell’uomo è altrettanto aggressiva affermando che «Nicolas Sarkozy ha deciso di consegnare al suo amico Silvio Berlusconi una donna in pericolo di morte, Marina Petrella, con il velato desiderio che le autorità italiane possibilmente facciano, al suo posto, un’opera d’umanità».























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