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Affare Petrella: il presidente italiano sotto pressione per la domanda di Sarkozy

Pubblicato Mercoledì 9 Luglio 2008 in Francia

[Le Monde]

La presidenza italiana ha reagito, mercoledì 9 luglio, all’annuncio fatto il giorno prima da Nicolas Sarkozy che riguardava l’estradizione dell’ex-brigatista Marina Petrella. Il capo dello stato francese aveva confermato il processo di estradizione, pur chiedendo al presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, di sollecitare la grazia presso il suo presidente, Giorgio Napolitano.

Essendo l’unica persona autorizzata a graziare, Napolitano ha ricordato che Berlusconi sarebbe soltanto “il messaggero” della richiesta e che qualsiasi decisione dovrà “tenere conto delle norme in vigore e della giurisprudenza constituzionale”. Il comunicato ricorda, inoltre, che la signora Petrella, fermata nell’agosto 2007, è “una persona condannata all’ergastolo per numerosi e gravissimi crimini di terrorismo e che fin’ora è sfuggita alla giustizia”.

Il suo avvocato, Irene Terrel, garantisce che lo stato di salute della sua cliente è estremamente grave e che ” le condizioni carcerarie (…) non sono adatte ai tipi di cure di cui ha bisogno”. L’avvocato tenta di fermare il processo d’estradizione invocando la ” clausola umanitaria” contenuta nella convenzione europea d’estradizione.

RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO

Dalla fine effettiva della “dottrina Mitterrand” nel 2002, con l’estradizione e l’incarcerazione dell’universitario Paolo Persichetti, le autorità italiane hanno accordato pochissime grazie ai vecchi attivisti, e sempre per ragioni sanitarie. Nel 2006, ad esempio, Napolitano l’aveva fatto per Ovidio Bompressi, un vecchio attivista condannato a ventidue anni di prigione per l’omicidio di un poliziotto.

“In generale occorre che l’interessato abbia già scontatato una buona parte della sua pena o anche che ci sia stato il perdono dei genitori delle vittime” , constata tuttavia il giornalista e specialista degli “anni di piombo” Giovanni Bianconi, citato da Liberation. Ovidio Bompressi aveva effettuato nove anni della sua pena in Italia prima di venire rilasciato. Marina Petrella è stata imprigionata per otto anni, dopo di che è stata definitivamente condannata, il 4 maggio 1993, all’ergastolo per il sequestro di un magistrato, l’organizzazione di cinque aggressioni, tra cui l’assassinio di un commissario di polizia. In quel momento, aveva già lasciato il paese per rifugiarsiin Francia.

Il decreto di estradizione, firmato il 9 giugno dal primo ministro, François Fillon, è attualmente bloccato da un ricorso depositato dinanzi al Consiglio di Stato da parte degli avvocati di Marina Petrella. Questo ricorso è non sospensivo, ma è d’uso che il Consiglio d’ Stato lo esamini prima che venga presa qualsiasi decisione. Tale esame può prendere molti mesi e ritardare l’estradizione effettiva della signora Petrella. Questo permette alla guarda sigilli, Rachida Dati, di affermare che la procedura continuerà” quando il suo stato fisico sarà migliorato”. Opinioni giudicate scandalose dall’avvocato Terrel, che promette di portare il caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

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