Saviano: i narcotrafficanti di Messico e Italia si sono alleati

[La Jornada]

Lo scrittore avverte: “Il governo messicano ha agito troppo tardi contro i cartelli (organizzazioni criminali N.d.T.) e non potrà affrontarli da solo”

Il Messico e l’Italia sono il futuro della droga e finché questo problema non si risolverà nel primo paese, non potrà esserci una soluzione nel secondo, afferma lo scrittore italiano Roberto Saviano, autore del libro Gomorra, nel quale racconta la maniera in cui opera la mafia napoletana, la Camorra, organizzazione che lo ha minacciato di morte.

Durante una videoconferenza con i media messicani, Saviano parla dei rapporti fra i narcotrafficanti dei due paesi ed avverte: il governo messicano si è mosso troppo tardi e non potrà frenare da solo il narcotraffico perché, “secondo l’agenzia antidroga statunitense (la cui sigla in inglese è DEA) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite, esistono prove che (i narcotrafficanti) in Messico e in Africa hanno costruito strutture più grandi e stabili delle istituzioni stesse”.

Gomorra ha venduto più di 20 mila copie in Messico e circa 2 milioni nel mondo; è già stato portato sullo schermo dal regista Matteo Garrone ed ha ricevuto molti premi europei. Il film è stato selezionato per concorrere agli Oscar per l’Italia, nonstante sia stato escluso dalla selezione finale.

Dopo il successo del libro, Saviano vive nascosto, senza un domicilio stabile, protetto da cinque guardie del corpo e viaggia sempre in veicoli blindati. La sua situazione ha generato la simpatia degli scrittori di tutto il mondo, fra cui diversi premi Nobel, che hanno chiesto allo Stato italiano “azioni efficaci per proteggerlo e per sconfiggere la Camorra”.

In verità, dice lo scrittore e giornalista “il problema del narcotraffico e dei cartelli italiani non potrà essere risolto se non si risolve prima in Messico. Si è sempre pensato che la Colombia fosse il numero uno (del traffico di droga) e non ci si è resi conto fino a che punto il Messico fosse avanzato in questo ambito”.

Quello che fanno adesso i narcotrafficanti colombiani per competere con il Messico è consegnare la droga a domicilio, cosa che prima non succedeva, spiega lo scrittore dalla sede della casa editrice Random House-Mondadori a Roma. Il Messico, aggiunge, “è la dimostrazione che il narcotraffico ha un potere tale che può generare un capitale equivalente al prodotto interno lordo di un paese ed avere anche un esercito superiore a quello di uno Stato”.

Ciononostante il problema dei cartelli messicani non riguarda solo il Messico, ma il mondo. Lo stesso vale per le mafie italiane: non sono solo un problema di questa nazione, sono anche un problema del mondo. In Africa la cocaina si chiama petrolio bianco e questo ci da la misura della quantità di denaro che si muove intorno”.

Il narcotraffico nel nostro paese (il Messico, N.d.T.) è il tema di uno dei libri al quale sta lavorando – l’altro ha a che vedere con la sua passione per la boxe e racconta di Oscar de la Hoya – e sottolinea che uno dei legami più forti che esistono fra italiani e messicani è quello fra la Ndrangheta ed il cartello del Golfo. Ce n’è anche un altro, perché i mafiosi stanno importando Malverde come santo patrono, cosa che indica anche un interscambio culturale.

La Ndrangheta “ha contribuito a fare del Messico il paese numero uno per il traffico di droga. La forza dei cartelli messicani in relazione all’Italia è rappresentata dal fatto che dal loro paese la droga arriva negli Stati Uniti e in Africa; dall’Africa arriva in Europa e questo movimento è controllato dalle organizzazioni criminali italiane. Quello che fanno le mafie italiane è comprare dal Messico quello che produce e distribuisce”.

Saviano (Napoli, 1979) segnala la difficoltà di dare un consiglio al governo messicano, nonostante aggiunga: “considerando le analisi degli osservatori internazionali più importanti, ho l’impressione che il Messico abbia iniziato troppo tardi la guerra al narcotraffico e non potrà portarla avanti da solo o contando unicamente sull’aiuto della DEA. Il narcotraffico deve essere affrontato a livello internazionale, come succede con il terrorismo islamico”.

Gli avvertimenti ci sono stati anni fa e uno è venuto anche dal subcomandante Marcos, “che aveva presagito come il narcotraffico sarebbe arrivato ad ottenere un grande potere. C’erano già le avvisaglie, ma non si è agito in tempo”, ha indicato Saviano, il cui nuovo libro, “Il contrario della morte”, sarà disponibile nelle librerie messicane fra qualche settimana.

Il governo messicano “ha una responsabilità enorme, però il potere dei cartelli va oltre quello che si può fare con l’aiuto degli Stati Uniti, perchè arriva in tutto il mondo. Esistono paesi che arrivano ad accettare questo aspetto criminale come un qualcosa di normale, anche importante per l’economia di queste nazioni.

Il fatto che un narcotrafficante come Joaquín “El Chapo” Guzmán sia sulla lista di “Forbes” non sorprende questo giornalista napoletano. Tutto ci spinge a pensare che il futuro di queste borghesie criminali sarà florido. Ho la certezza che i capi delle organizzazioni mafiose italiane entrano nella categoria della borghesia criminale, perché hanno profili imprenditoriali: sono medici, imprenditori, alcuni perfino psicoanalisti e laureati.

Possiedono un certo livello di istruzione universitaria. “Non so se in Messico succede lo stesso, però la tendenza generale è quella secondo cui la gente che controlla questo affare non è piú gente di strada”. In varie occasioni Saviano ha commentato che, nonostante quello che sta vivendo, non si pente di aver pubblicato il libro. Parla della possibilità di abbandonare l’Italia, ma non per avere una vita normale, perché questo sarebbe impossibile; “tuttavia sono sicuro che con il tempo queste organizzazioni mi daranno una tregua, quando non sarò più sotto tiro; probabilmente il Messico non è la migliore opzione”.

Convertito in un simbolo della lotta per la libertà di espressione e contro la mafia, Saviano riconosce: “questo succede un po’ perché sono uno scrittore, non un giudice antimafia. Sento la grande responsabilità di raccontare (queste storie) ed aiutare i perseguitati dalla mafia. Non temo la morte, però ho paura di vivere in questa maniera. Non credo che sia peggiore la morte, ma vivere come sto vivendo. Mi hanno tolto la libertà, mi hanno tolto la vita che conducevo prima dell’uscita del libro, me l’hanno distrutta; la mia famiglia ha subìto pressioni molto forti. In questo senso forse hanno già vinto, però sento che ogni volta che parlo e qualcuno mi ascolta, sono loro a perdere.

[Articolo originale "Se aliaron narcos de México e Italia: Saviano" di Ericka Montaño Garfias]

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4 commenti per Saviano: i narcotrafficanti di Messico e Italia si sono alleati

  • nicoletta

    quando si oserà dire che gli inglesi utilizzano la mafia italiana per penetrare i mercati sfruttare la forzalavoro le nostre produzioni?
    e che i finanzieri della City li usano per strozzare le nostre imprese e commperarle, idem per il territorio e ricreare il latifondo?

  • Stefano

    Nicoletta, porta dati e accuse precise per motivare quello che dici. Poi quando dici ‘gli inglesi’ non accusi certo tutta la popolazione inglese, spero. Se ci sono infiltrazioni della mafia, solo pochi inglesi possono esserne complici. Da quello che scrivi, semplificando un po’ troppo, sembra che tutti gli inglesi siano allo stesso livello dei siciliani. Con tutto il rispetto per i siciliani (alcuni) ma almeno in Inghilterra non votano per i mafiosi e i criminali. I giornali lavorano bene e se qualcuno viene scoperto con le mani nel sacco va in galera e non assume cariche politiche. Penso che questo piccolo chiarimento fosse necessario, mi danno i nervi certi commenti brevi, diffamatori, qualunquisti e inutili. Se volete accusare qualcuno, secondo me fareste meglio a indicate bene chi state accusando, perche’ e portate dei dati. E non accusiamo popoli interi.

  • Potenza della propaganda di Stato.
    Saviano è uno scrittore giornalista di regime che la canta soave. Ma canta la solita canzone, trita e ritrita.
    Libri che svelano i segreti della mafia in questi ultimi anni ne sono usciti a iosa (solo questo scrittore viene minacciato? ma vah!).
    Chissà perché nessun giornalista scrive di ciò che non si scrive o dice ciò che non si dice?
    Le persone non sanno! E allora la vecchia canzone trita e ritrita funziona; si instaura nella mente e la mente, elabora e ingigantisce.
    Potenza della propaganda di Stato.
    E’ vero! in italia muoiono all’incirca 500 persone all’anno per droga illegale. Ne siamo tutti soffcati.
    Potenza della propaganda di Stato.
    “Famiglie rovinate dalla droga”. “Allarme droga”. “La droga uccide i nostri figli”. “Sgominata banda dei Narcos”. Eccetera.
    Pare tutto normale ma, non funziona così.
    La lotta alla droga è una truffa atta a spillare quattrini per acquistare armi per foraggiare guerre, mietendo panico, soggiogando le popolazioni con la paura: la vecchia strategia del terrore funziona sempre.
    Potenza della propaganda di Stato
    Quei 500 morti all’anno sono insopportabili. Non possiamo tollerare che ci ammazzino i figli con la droga, quei farabutti.
    Noi tutti sappiamo cos’è la droga.
    Potenza della propaganda di Stato.
    Ma è quel che non sappiamo, quel che lo Stato non ci permette di vedere che ci rende muti e consenzienti.
    (Sono disponibile al dialogo, basta che mi si avvisi tramite email)

  • [...] Saviano: i narcotrafficanti di Messico e Italia si sono alleati pubblicato martedì 31 marzo 2009 [La Jornada] [...]

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