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La scheda per gli zingari in Italia comprende la casella «etnia»

Pubblicato Martedì 8 Luglio 2008 in Spagna

[El País]

La polizia ha già preso le impronte a seicento rom.

Il governo italiano ha già preso le impronte a seicento zingari di Napoli e Milano. Secondo il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, si tratta di un semplice «censimento», ma i documenti lo smentiscono. Le schede segnaletiche firmate dagli zingari con più di quattordici anni contengono le loro impronte digitali e la casella «etnia» e «religione». Alcune associazioni rom hanno chiesto che si ponga fine alla «vergognosa politica di vessazione».

La comunità ebraica italiana ha sottolineato che i metodi utilizzati dal governo in questa fase iniziale del cosiddetto censimento Maroni (dal Ministro degli Interni Roberto Maroni) assomigliano in maniera inquietante a quelli utilizzati nel 1938 da Benito Mussolini prima di promulgare le leggi razziste. Diverse associazioni rom, tra le quali Unione Rom hanno chiesto che «si ponga immediatamente fine» a quello che definiscono «una vergognosa politica di assedio» e «agli attacchi morali e fisici» contro gli zingari.

Secondo la ONG EveryOne le aggressioni nei confronti di cittadini rom sono aumentate in modo preoccupante. Il 17 giugno due fratelli rumeni, Ioni Covaciu, di quattordici anni, e sua sorella Rebecca, di dodici, sono stati brutalmente aggrediti a Milano. La ragazzina era diventata famosa per aver vinto il premio Unicef Caffè Shakerato 2008 grazie ai suoi dipinti a olio e i disegni che raccontano la vita nelle baracche.

Due giorni dopo l’aggressione, suo padre, Stelian Covaciu, è stato aggredito da due poliziotti in uniforme in Piazza Tirana. «Sono scesi dalla macchina, e dopo avergli rinfacciato di aver denunciato l’aggressione subita dai figli, lo hanno picchiato», racconta Matteo Pegoraro, di EveryOne. I poliziotti erano gli stessi che avevano aggredito, in borghese, i due ragazzi.

Nel frattempo, ieri a Cannes, Maroni ha incontrato il Commissario europeo di Giustizia Jaques Barrot, al margine del vertice informale dei Ministri degli Interni della UE, e si è dichiarato «soddisfatto» per «aver chiarito i malintesi relativi all’emergenza zingari». Tuttavia, la UE ha ricordato di aver accolto con «malcontento» le misure adottate. Bruxelles vuole che Maroni invii prima della fine del mese un rapporto per spiegare la messa in pratica delle norme approvate da Silvio Berlusconi a maggio. Il ministro ha spiegato di nuovo che gli attacchi «si basano su pregiudizi», e che il censimento «migliorerà le condizioni di vita», di una popolazione che è abbandonata a sé stessa da molto tempo. «L’ho spiegato al presidente di Unicef (Italia), ha capito, e collaboreranno», ha annunciato al Corriere della Sera.

Il presidente della Unicef, Vincenzo Spadafora, afferma che Maroni gli ha spiegato che «i prefetti non prenderanno le impronte a tutti i minori rom in maniera indiscriminata, ma solo in alcuni casi, e che utilizzeranno mezzi di identificazione alternativi, come le fotografie». Secondo Spadafora, «Maroni ha gestito il problema in modo confuso, ma ci ha promesso azioni concrete per integrare i minori, e la Unicef collaborerà».

Le ONG che lavorano con la popolazione rom insistono nell’affermare che il censimento non è stato realizzato per risolvere il problema della abitazioni, dell’istruzione scolastica o dell’igiene, ma per espellere il maggior numero possibile di rumeni. Per Paolo Ciani, della Comunità di San Egidio, «non c’è bisogno né di impronte né di schede perché la maggior parte dei rom ha i documenti».

Nel frattempo, il fuoco è tornato a Ponticelli, quartiere di Napoli e feudo della Camorra, dove a maggio la popolazione ha dato fuoco alle baracche in cui vivevano settecento persone. Cinque famiglie rom sono tornate a uno dei pochi accampamenti rimasti in piedi, e la risposta dei vicini è stata incendiare il nucleo di baracche più vicino.

[Articolo originale di Miguel Mora]

Gli ultimi commenti.

  1. Venerdì, 11 Luglio 2008 alle 3:37 pm, mara ha scritto :

    Beh anche per avere il permesso di lavoro in Svizzera (cioè per poter vivere in Svizzera) hanno chiesto la religione e la nazionalità. Mi sarei dovuta irritare? E’ una cosa cosí strana?

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