[Le Temps]
Italia, Migliaia di manifestanti si sono radunati a Roma per protestare contro le riforme della giustizia volute dal Cavaliere.
Sono ritornati a Piazza Navona, nel centro di Roma, dove Nanni Moretti aveva dato vita nel 2002 al movimento dei «girotondini», contro le leggi su misura di Silvio Berlusconi. Questa volta, il cineasta, disilluso e disgustato dopo la rielezione del «Caimano» lo scorso aprile, non si è mosso. Erano lo stesso diverse migliaia (20,000 secondo gli organizzatori) martedì sera su invito del filosofo e direttore della rivista Micromega, Paolo Flores D’Arcais, e di Antonio Di Pietro, l’ex giudice anticorruzione, a protestare contro i nuovi progetti di legge previsti dalla maggioranza in materia di giustizia.
Mentre Silvio Berlusconi è sotto processo a Milano, sospettato di aver versato 600,000 dollari ad un avvocato inglese perché fornisse una falsa testimonianza in un caso di corruzione, la sua maggioranza ha in effetti presentato un testo volto a sospendere per un anno i processi riguardanti fatti punibili con meno di 10 anni di prigione e commessi prima del 30 giugno 2002.
«Innocenti, non impuniti»
Circa 100 000 processi sono coinvolti, tra i quali quello di Silvio Berlusconi, che si considera vittima di un attacco politico da parte dei giudici. Il suo Guardasigilli, Angelino Alfano, vorrebbe inoltre far passare una legge che protegge le quattro più alte cariche dello Stato (precisamente il presidente della Repubblica, il capo del governo e i presidenti delle due Camere del parlamento) da tutte le azioni giudiziarie durante l’esercizio del loro mandato.
«Abbiamo bisogno che le alte cariche dello Stato siano innocenti, non impunite», è insorto ieri Antonio Di Pietro, contemporaneamente alla rivolta di centinaia di giudici contro il progetto. «Il modello al quale si ispira Berlusconi, non è quello degli Stati Uniti ma della Russia di Putin», ha insistito Paolo Flores D’Arcais. In chiusura, il comico Beppe Grillo, che l’anno scorso aveva scosso la classe politica italiana organizzando il Vaffanculo Day per «mandare la casta dei politici affanculo».
«Dittatura dolce»
Contro la «dittatura dolce», numerosi artisti e diversi responsabili politici si sono uniti alla manifestazione. La sinistra radicale era presente così come alcuni rappresentanti del Partito democratico (PD) a titolo personale. Molto vicino a Romano Prodi, l’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha aderito anche lui all’iniziativa.
Invece, nell’entourage di Walter Veltroni, si è tentato fino alla fine di frenare l’iniziativa. Il segretario del PD, e sfortunato candidato alle ultime elezioni legislative, teme una radicalizzazione dell’opposizione e una demonizzazione controproduttiva di Silvio Berlusconi. «Un’opposizione come quella di Di Pietro, che tratta il capo del governo da magnaccia, che solletica l’indignazione ma che non fa politica, offre un regalo a Berlusconi», ha ripetuto ieri al quotidiano La Stampa persuaso che l’opinione pubblica, nella sua grande maggioranza, non é interessata a questo tipo di conflitto tra i poteri politico e giudiziario. A sostegno della sua tesi, Walter Veltroni, che preferisce temporeggiare e non mobilitare i suoi partigiani contro le leggi su misura prima dell’autunno prossimo, può fare affidamento sui sondaggi che indicano che il potere d’acquisto, la disoccupazione e la sicurezza sono le priorità degli italiani molto prima delle questioni giudiziarie.
E’ così, in questo contesto, che Silvio Berlsuconi vuole accelerare, tanto più che la Lega Nord storce il naso. Il partito autonomista teme che il dibattito parlamentare sulla giustizia e le polemiche per proteggere Silvio Berlusconi dai magistrati ritardino l’adozione del federalismo fiscale, sfiancando il proprio elettorato. Come soluzione, la maggioranza potrebbe fare approvare al più presto l’emendamento legislativo che conferisce l’immunità ai dirigenti dello Stato per poi abbandonare l’idea di sospendere i processi, essendo a quel punto superflua per proteggere il Cavaliere.























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