[Le Temps]
Silvio Berlusconi ha ben compreso che dopo il caos del summit di Genova nel 2001, ed il recente disastro mediatico delle strade di Napoli invase dalla spazzatura, un fallimento del G8, il prossimo anno in Italia, sarebbe per lui un disastro assoluto.
Fervente sostenitore di un invito ai dirigenti dei paesi più industrializzati nella sua cara Sardegna, il Presidente del Consiglio italiano ha quindi preso le sue precauzioni ieri, a Toyako, annunciando a sorpresa che il luogo «potrebbe ancora cambiare». A seconda dello stato di avanzamento dei lavori nell’Isola della Maddalena. La posta in gioco riguarda perciò molto di più che un semplice affare di salute e ordine pubblico. Nel momento in cui il G8 si terrà in Italia, sei mesi lo separeranno dalla conferenza di Copenaghen, che si suppone destinata a disegnare i contorni di un futuro trattato chiamato a rimpiazzare l’attuale protocollo di Kyoto. Le pressioni della questione ambientale sui dirigenti mondiali raddoppieranno. Tenuto conto che il pianeta avrà gli occhi puntati sul nuovo arrivato del club: Barack Obama… o John McCain.
Alla ricerca di una riabilitazione mediatica, l’Italia disporrà quindi di un’ottima opportunità. Soprattutto se, qualche mese prima, la presidenza francese dell’Unione europea si sarà conclusa con un successo. I 27, con il loro pacchetto «clima» in tasca, potranno puntare sull’esemplarità derivante dal loro impegno a ridurre del 20% da qui al 2020, le loro emissioni del 1990. La loro determinazione industriale, ecologica e energetica peserà nella ricerca di un accordo.
Anche le fratture aperte dalla crisi agricola esigeranno degli interventi. La FAO e il Programma alimentare mondiale, entrambi con sede a Roma, avranno guadagnato maggiormente in prospettiva per giudicarele dimensioni della sfida. Le risposte diverranno ancora più urgenti.
Anche se il G8 è oggi lontano dal decidere da solo sul destino del mondo e se il suo isolamento crescente sfiora sempre più il ridicolo, le attese, l’anno prossimo, saranno evidentemente più grandi.
L’Italia del Cavaliere avrà il compito di rispondere diversamente che con i soliti bei discorsi e i giochi di prestigio di sua consuetudine.
Come si dice in Giappone: Gambate, Berlsuconi-san ! (Buona fortuna signor Berlusconi!).





Gli ultimi commenti.
Solo una precisazione: non so come sia nell’articolo originale, ma credo sia più corretto “ganbatte”, ovvero がんばって. (o in Katakana, ガンバッテ).
A parte questo dettagliuccio, l’amarezza è sempre tanta.
Adesso ci tocca pagarli anche l’avvocato visto che l’ha promosso senatore. Merdosi.
http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Attsen/00017887.htm
Grazie,ma di(Gambate)fortuna ne abbiamo molto bisogno noi italiani…a cominciare da Chiaiano.
Criticare Berlusconi e questa classe politica obsoleta, aliena, legata al potere in maniera morbosa, non funziona più.
Ormai l’italiano s’è fatto l’orecchio, e sentire i capi d’accusa, le bugie, i processi, le falsità, di queste persone non impressiona più.
Una nuova stagione deve nascere. Politica creativa ed innovativa, che colpisca tutti, senza bandiere, ma con tanti contenuti e concretezza.
Non so come, ma qualcosa s’ha da fare.
http://nonleggerlo.blogspot.com/
Invia un commento