[Le Monde]
Formaggi che provenivano da una rete che riciclava prodotti avariati potrebbero essere stati venduti in Francia? Vista la dimensione europea della frode rivelata da La Repubblica, venerdì 4 luglio, i servizi del Ministero dell’Agricoltura hanno chiesto alla Commissione europea informazioni complementari sulle società incriminate.
Secondo il quotidiano italiano, 11.000 tonnellate di formaggi non adatti al consumo sarebbero state vendute da una quarantina d’imprese,con base in Italia, ma anche in Germania, in Austria e nel Regno Unito, a quattro società italiane e tedesche gestite da uno stesso uomo d’affari siciliano. Queste società avrebbero riciclato questi prodotti avariati o scaduti, che contengono dei vermi, degli sterchi di topo o dei residui di plastica, mescolandoli ad altri formaggi.
La scoperta della frode risale a due anni fa, ed ha già portato all’arresto di tre persone. Ma all’epoca le autorità italiane non avevano avvertito i loro omologhi europei. Venerdì, di fronte allo scandalo acceso dalla pubblicazione dell’indagine, l’Italia ha indirizzato un messaggio d’informazione utilizzando il sistema d’allarme europeo, segnalando che la principale società interessata, Tradel, basata a Cremona, era stata chiusa nel 2006,in seguito ad un controllo. Bruxelles ha chiesto all’Italia maggiori informazioni sulle altre società potenzialmente implicate. Sabato, un’impresa tedesca è stata perquisita.
La Repubblica segnalava in particolare che il rapporto della polizia finanziaria di Cremona citava Galbani. Acquisita dalla francese Lactalis nel 2006, la marca ha reagito domenica in un comunicato, precisando che i suoi prodotti non contengono ingredienti che provengono dalla società in causa o da una delle sue filiali. Per quanto riguarda lo smaltimento di prodotti avariati, Luc Morelon, portavoce del gruppo, spiega: “Non esiste più il problema per una ragione semplice:da Lactalis, il trattamento dei prodotti non venduti non è più esternalizzato”.





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