Un nuovo reato: cercare e condividere informazioni

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Gli italiani protestano contro proposte di legge che potrebbero rendere il giornalismo investigativo quasi impossibile.

Oggi [8 luglio 2008, N.d.T.] alle 18 gli italiani si riuniranno in Piazza Navona, a Roma, per manifestare contro nuove leggi proposte dal governo Berlusconi. Le nuove “leggi canaglia”, come le hanno definite gli organizzatori della manifestazione, limiteranno la libertà di stampa e si prenderanno gioco del sistema giudiziario italiano.

La manifestazione è stata un’iniziativa di Furio Colombo, parlamentare del Partito Democratico, Francesco Pardi, Senatore dell’ Italia dei Valori (Idv), e Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega. È stata subito appoggiata da Antonio di Pietro, presidente dell’ Idv, e da diversi giornalisti e docenti universitari, tra i quali Beppe Grillo, Marco Travaglio, Moni Ovadia, Umberto Eco, Andrea Camilleri e Ascanio Celestini.

Dieci giorni dopo aver vinto le elezioni, Berlusconi ha minacciato di chiudere programmi TV “disturbatori” come Annozero, un programma d’attualità settimanale, presentato dal Michele Santoro. Quindici giorni dopo, due temi che erano stati centrali nella sua campagna elettorale, la crisi Alitalia e lo scandalo dei rifiuti, sono spariti dal programma.

Un mese dopo, tre nuove leggi sono state proposte. La prima riguardava le intercettazioni telefoniche, la seconda proponeva di sospendere per un anno i procedimenti legali nel caso di reati commessi prima del 2002 (quando la pena fosse inferiore a 10 anni) e la terza prometteva l’immunità da ogni azione giudiziaria per le più alte cariche dello Stato.

Secondo lo scrittore Andrea Camilleri, mentre una famiglia italiana su tre vive in povertà, Berlusconi si concentra ancora una volta sui suoi interessi personali, e su quelli del suo piccolo gruppo di collaboratori. Berlusconi ha indubbiamente molto di cui preoccuparsi dalle 9,000 intercettazioni delle sue telefonate ora nelle mani di un tribunale di Napoli.

Il 3 luglio, L’Espresso ha pubblicato trascrizioni molto compromettenti delle telefonate di Berlusconi con politici influenti e importanti membri della Rai, la tv pubblica italiana. Alcuni giornali, come Libero, hanno provato a salvare la sua reputazione scrivendo che stava solo aiutando le sue amiche attrici e che non può essere biasimato per il fatto che gli piace “la gnocca”. Tuttavia, in realtà, le attrici erano pedine di un gioco politico il cui scopo era quello di far cadere il Governo Prodi. Ma l’Italia ha una strana abitudine: se nessuno parla di un problema, questo smette semplicemente di esistere. Questo porta alla “scomparsa dei fatti”, come dice il giornalista Marco Travaglio, il che significa che a finire sotto i riflettori è “la gnocca” invece della corruzione politica.

Alcuni giorni prima della manifestazione, varie voci hanno iniziato un coro di protesta. Per l’attore Ascanio Celestini, l’attuale situazione è un “colpo di stato democratico” che cerca di controllare il sistema piuttosto che cercare di rovesciarlo. Il musicista Moni Ovaia, ha denunciato la perversione della giustizia in quello che lui chiama parodia di una democrazia. Umberto Eco ha identificato il pericolo in una maggioranza che sostiene di avere ragione e in una minoranza che è troppo impaurita o troppo pigra, per reagire.
La legge sulle intercettazioni include una proposta che renderebbe illegale diffondere notizie sulle indagini fino all’inizio delle azioni giudiziarie. Anche spiegare il contesto del reato e perché la persona è stata arrestata sarà illegale.

Il blog Voglio Scendere sostiene che questa legge non è stata progettata per difendere le reputazioni poiché c’è già una legge sulla diffamazione; e non è nemmeno progettata per impedire le intercettazioni, piuttosto mira a impedire ai cittadini di essere completamente informati sugli scandali che avvengono nel paese. Se questa legge fosse già attiva, gli italiani non saprebbero niente dei casi di Calciopoli, Vallettopoli e altri crimini simili. Inoltre, per indagare su accuse contro un membro della Chiesa Cattolica, sarebbe necessario un permesso dal diretto superiore della persona indagata. Questo sarebbe particolarmente problematico nel caso del Papa.

Un nuovo reato sarebbe dunque creato: il reato di ricercare e distribuire informazioni. L’accesso all’informazione è un diritto dei cittadini e un dovere per i giornalisti, che saranno impossibilitati a ottemperare se queste misure draconiane diventeranno legge.

Chiunque osasse violare questa legge, spiega Travaglio, sarà punito con una pena doppia: da uno a tre anni di prigione e una multa fino a 1032 euro per ogni articolo pubblicato. Inoltre, il Pubblico Ministero dovrà informare l’Ordine dei Giornalisti, l’ordine professionale dei giornalisti in Italia, che sarà costretto a sospendere il giornalista dalla pratica della sua professione per tre mesi, persino prima di una condanna. Oltre a tutto questo, il giornalista rischia di essere licenziato. La legge stabilisce inoltre una multa che deve pagare l’editore che pubblica le informazioni. La multa può arrivare a 400.000 euro. Inoltre, il diritto di smentita garantito a coloro che dichiarano di aver subito danni o diffamazione sarà modificato per impedire al giornalista il diritto di replica.

La proposta ha causato allarme e indignazione tra diversi giornalisti e cittadini. Per questo è stata organizzata una manifestazione. Quelli che partecipano vogliono rendere consapevoli il resto degli italiani del pericolo che queste leggi pongono alla libertà di ogni cittadino. Questo è il motivo per cui vari giornalisti hanno firmato la petizione “Arrestateci Tutti” proposta dal blog Voglio Scendere. Tutti quelli che hanno aderito alla protesta hanno accettato di difendere la libertà d’informazione e, se necessario, di andare in prigione per questo.

[Articolo originale di Cecilia Anesi]

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