Quale crisi? L’Alto Adige è un’isola felice

[der Standard]

Mentre gli altri fanno i conti con una profonda recessione, la provincia autonoma di Bolzano prevede per il 2009 una crescita dell’1,4%. Al contempo c’è piena occupazione. Come è possibile? Con i tanti soldi da Roma.

Sono rare, ma esistono: ci sono regioni europee la cui crescita economica sembra immune dalla crisi. Come sia possibile lo si scopre guardando all’Alto Adige, paradiso del benessere. La disoccupazione è leggermente aumentata, ma con un tasso del 2,6% resta comunque vicina alla piena occupazione. La provincia autonoma di Bolzano rappresenta un’eccezione, grazie ovviamente ad una amplissima autonomia, e approfitta di un costante flusso di soldi da Roma, per cifre che superano ampiamente il gettito fiscale della regione.

L’economia si basa su due robusti pilastri: una ricca economia agricola da 5,4 miliardi di euro e un fiorente settore turistico che dà lavoro a 45.000 persone e che genera un giro d’affari di tre miliardi di euro all’anno. Grazie alle ottimali condizioni di innevamento i 4300 alberghi si godono una stagione invernale positiva, che si protrae fino a Pasqua. Anche per l’estate si prevede una conferma dei buoni risultati dell’anno scorso. All’Associazione degli Albergatori di Bolzano lo sanno bene: “Le crisi colpiscono il turismo con un anno di ritardo”.

La maggior parte dei profitti resta in loco
La crescita dell’1,4% prevista del Parlamento regionale per il 2009 si ricollega, secondo l’economista Alexander Brenner Knoll, “ad un’economia basata su piccole unità, nella quale i guadagni realizzati restano quasi interamente in loco”. L’Alto Adige ha un’altra anomalia: il 20% della popolazione attiva lavora nel servizio pubblico. “Essendo stipendiati non sono costretti a risparmiare durante la crisi”, spiega Brenner Knoll: “Normalmente una quota così elevata di funzionari stimola poco le dinamiche economiche, ma in tempi di crisi si trasforma in un fattore di stabilità”.

Mentre l’economia del latte e della frutta sopravvive più che bene, sono soprattutto due i settori che patiscono le conseguenze della recessione: i trasporti e il settore edile. Il traffico sull’autostrada del Brennero è diminuito di quasi un quarto a causa del crollo delle esportazioni (per l’Italia un calo del 25%). Le società di trasporti lamentano perdite. Invece le esportazioni austriache dirette in Alto Adige si mantengono a livelli che sanno di record. La regione assorbe da sola il 10% di tutte le esportazioni austriache in Italia – un volume da 1,1 miliardi di euro, paragonabile ai flussi diretti in Giappone o verso l’intero continente sudamericano.

Stagnazione nel settore edile
Il settore edile dell’Alto Adige, che negli ultimi 20 anni non ha mai conosciuto crisi e che fino a poco tempo fa ha registrato addirittura un boom quasi eccessivo, è fermo. Adesso il governo locale vuole stimolare la congiuntura con un programma di investimenti da 900 milioni di euro. Verranno favoriti gli appalti di edifici pubblici e saranno facilitati l’ampliamento e l’innalzamento delle mansarde. I grandi lavori dovranno essere suddivisi in lotti più piccoli, in modo da dare anche alle aziende locali la possibilità di aggiudicarseli.

Quindi: nonostante alcuni sintomi della crisi, l’Alto Adige resta un’isola felice. Reinhold Messner, che ha recentemente promosso la località turistica di Scena con una gigantesca campagna pubblicitaria a Colonia, pensa di conoscere la ricetta: “In un mondo globalizzato le persone ricercano ciò che è locale”.

[Articolo originale "Welche Krise? Südtirol als eine Insel der Seligen" di Gerhard Mumelter]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • MySpace
  • Live-MSN
  • OKnotizie
  • YahooMyWeb
  • StumbleUpon
  • Blogosphere News
  • Webnews
  • eKudos
  • LinkedIn
  • Technorati
  • TwitThis
  • BarraPunto
  • Digg
  • Pownce
  • Wikio IT
  • Wikio

1 commento per Quale crisi? L’Alto Adige è un’isola felice

  • Che vergogna, è uno scandalo il fatto di aver ancora le regioni a statuto speciale.

    Hanno molti prodotti defiscalizzati, si trattengono l’ Iva e poi ricevono anche i fondi dallo stato centrale.

    Quello che mi fa arrabbiare però è che in Alto Adige, in Friuli Venezia Giulia e in Val D’Aosta le cose vanno bene, mentre in Sicilia e Sardegna fanno letteralmente schifo.

    I nostri cari e amati giornali non ne palrano, come mai?

    Perchè solo 5 regioni devono avere questi benefici?

    Sono lontani gli anni 50 e 60,è ora di cambiare questa legge costituzionale perchè è una vera porcheria.

Lascia un commento

 

 

 

Puoi usare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>