[El Periódico de Catalunya]
Con la protezione della notte e senza nessun dibattito, hanno abbattuto tutti gli alberi, circa una decina, del giardino all’incrocio dei Fori Imperiali che dà verso la Colonna Traiana. Per mesi hanno salvato inspiegabilmente solo una palma, e ora hanno tolto anche quella. La centrale piazza Venezia è rimasta orfana di alberi.
Spiegano che la carneficina è stata necessaria per creare l’uscita della metropolitana archeologica che si sta costruendo. Tutte le altre opzioni erano andate in fumo a causa della presenza di rovine rinascimentali, medievali e imperiali trovate nel sottosuolo. E si riflette sul triste o affascinante destino, a seconda dei casi, degli alberi di Roma.
L’anno scorso sono stati abbattutti 108 alberi di ogni tipo, perchè morti, moribondi o pericolosi. Intere strade si trovarono dalla sera alla mattina senz’ombra, perchè per mesi nessuno li aveva annaffiati o perchè qualche residente li uccideva, come un macellaio scoperto una mattina presto mentre svuotava ai piedi di uno degli alberi che adornavano la sua strada acqua con ammoniaca con cui aveva lavato il suo negozio. “A causa della sua chioma, la gente non vede il cartello della macelleria”, ha spiegato. Ha chiuso dopo che un supermercato ha aperto accanto a lui. Inoltre, sono state tagliate 700 palme. L’insetto roditore che ha già divorato più di 6000 palme in Sicilia è arrivato a Roma. Ci ha messo 100 anni per arrivare dall’India all’Europa.
Ci sono alberi che permettono di conoscere la storia antica. Nei giardini del museo di Diocleziano, di fronte alla stazione Termini, resiste l’albero che assicurano essere il più antico di Roma, un cipresso piantato da Michelangelo Buonarroti. L’albero ha visto il Sacco di Roma, enorme abuso della città realizzato dalle truppe di Carlo V, ed è stato testimone della nascita della Guardia Svizzera.
Nella Villa Medici, sede dell’Accademia Francese di Belle Arti, ancora si innalzano i pini che ispirarono a Debussy, borsista dell’istituzione, l’allegra composizione musicale Pini di Roma. Sopra le sponde del Tevere resistono quasi tutti i platani che piantarono i piemontesi dopo aver strappato la città al Papa per costituire il Regno d’Italia. Sono stati testimoni della nascita dello Stato della città del Vaticano, dell’avventura fascista, della seconda guerra mondiale. Gli alberi del quartiere Prati, alla destra del Vaticano, potrebbero raccontare la storia di trent’anni di elezioni politiche: ad ogni campagna i politici ne piantavano di nuovi.
I cachi dell’ultima rampa che porta ai giardini del Pincio furono i primi ad arrivare in Italia, trasportati dall’Oriente, e la gente andava a vederli come se oggi nelle nostre strade si piantassero alberi di papaya o di mango. All’incrocio di via Cernaia con via Volturno, nei pressi di Termini, si innalza un gigantesco albero di canfora, sotto il quale hanno giocato centinaia di generazioni di bambini romani. Nei giardini di Villa Glori un mandorlo, anche se tormentato dagli spari, è stato testimone della morte dei fratelli Cairoli, eroi dell’Unità d’Italia.
Gli alberi sono gli unici veri esseri viventi testimoni del passato. Sfortunatamente, non parlano.
[Articolo originale "El triste o fascinante destino de los árboles" di ROSSEND Domènech]




















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I Pini di Roma sono una suite sinfonica di Ottorino Respighi.