[Chicago Tribune]
I narcotrafficanti globali paragonati ad Al Qaeda
Reggio Calabria, Italia - La favola de “Il Padrino” ha quasi un che di pittoresco da questo roccioso, remoto avamposto d’Italia.
I magistrati e i legislatori rimangono sempre più affascinati da un’organizzazione criminale particolarmente misteriosa e sanguinaria, radicata in questi angoli meridionali di Calabria - non Sicilia - che negli ultimi vent’anni ha fatto diventare l’Italia il cuore del mercato globale di cocaina.
La mafia calabrese, conosciuta come ‘Ndrangheta, in indagini recenti viene descritta come spietata, pervasiva dell’economia italiana ed esportatrice di un business criminoso intercontinentale.
A maggio, il governo americano ha incluso la ‘Ndrangheta nella lista delle principali organizzazioni di narcotraffico. Le autorità italiane dicono che le loro controparti negli Stati Uniti, Canada, Germania e altri paesi occidentali, stanno tentando di recuperare terreno e comprendere questa insidiosa ed estesa impresa familiare.
La ‘Ndrangheta si organizza in cellule operative, e in modalità talmente poco chiare per le forze di polizia che quelli che stanno cercando di svelarne i segreti, compresa la Commissione parlamentare Anti-Mafia, l’hanno paragonata ad Al Qaeda.
“La ‘Ndrangheta si è infiltrata in moltissimi livelli della società,” ha detto Francesco Forgione, ex membro della Commissione Anti-Mafia, che ne ha descritto in dettaglio i risultati e le scoperte nel suo nuovo libro, ” ‘Ndrangheta: Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo.”
“La chiamiamo la “mafia liquida” - si insinua dappertutto. E abbiamo scoperto che è come Al Qaeda,” ha detto Forgione. “E’ capace di auto-riprodursi”
Istituti di ricerca indipendenti e il rapporto della Commissione parlamentare stimano che la ‘Ndrangheta fatturi dai 55 ai 70 miliardi di dollari all’anno. Il traffico di droga è la loro linfa vitale.
Altre attività quali estorsione, prostituzione, appalti edilizi e smaltimento rifiuti permettono alla ‘Ndrangheta di operare con incassi annui che equivalgono al 3 per cento del prodotto interno lordo italiano, secondo uno studio recente di Eurispes, istituto di ricerca no-profit con sede a Roma.
Con così tanti soldi, la ‘Ndrangheta assume le caratteristiche di una holding company, ha detto Eurispes. E’ come un azionista di maggioranza che mette a disposizione delle operazioni satellite - in questo caso, i clan - una rete su cui muovere merce e persone, ha detto Eurispes. Il traffico di droga costituisce solo lui il 62 per cento dei profitti illegali della ‘Ndrangheta.
L’impatto economico della criminalità
La somma totale dei profitti delle mafie italiane è notevole. In una relazione del settembre 2007, la Confederazione per il commercio, il turismo e l’industria dei servizi (Confesercenti) ha stimato che l’attività criminale delle quattro mafie italiane (Cosa Nostra in Sicilia, Camorra a Napoli, ‘Ndrangheta in Calabria e Sacra Corona Unita in Puglia) frutta 145 miliardi di dollari all’anno, circa il 7 per cento del prodotto interno lordo italiano.
Nonostante le mafie esistano da secoli in Italia, Cosa Nostra è stata quella più colpita nella storia recente, con operazioni congiunte delle autorità italiane e americane. Alla ‘Ndrangheta, che ha evitato di assassinare amministratori pubblici, è stato dato quasi il beneplacito dai governi, hanno detto le autorità, perché era considerata una forza meno minacciosa.
“In qualche modo, la ‘Ndrangheta era come protetta. Nessuno gli si metteva contro,” ha detto Forgione.
Con poche eccezioni, la ‘Ndrangheta non si è mai scontrata con le autorità dello Stato né si è implicata in omicidi di magistrati, quali le famigerate bombe nelle automobili di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che incitarono indagini più approfondite su Cosa Nostra.
E quella fu la decade in cui la ‘Ndrangheta crebbe. Una volta dipendeva da Cosa Nostra per il rifornimento di cocaina. Negli anni novanta, sviluppò stretti contatti personali con i cartelli colombiani - e cominciò a pensare in maniera globale.
Gli investigatori adesso dicono che la mafia calabrese ha battuto le altre mafie italiane in acume per gli affari, fino a diventare la migliore sul mercato mondiale, raccogliendo profitti criminali e distribuendo tangenti.
Adesso il mondo intero si è accorto che il problema non è solo della Calabria,” ha detto Giuseppe Pignatone, il nuovo principale Pubblico Ministero a Reggio Calabria, la capitale regionale.
Pignatone, un pubblico ministero con un’importante carriera alle spalle, è arrivato in aprile con una lunga esperienza nel combattere il crimine organizzato. Ha trascorso anni in Sicilia inseguendo Bernardo Provenzano, una leggenda di Cosa Nostra, conosciuto come il “capo dei capi”, che fu catturato nel 2006.
Tuttavia, dice Pignatone, si può fare un paragone solo limitato fra l’Nadrangheta e la più conosciuta Cosa Nostra, un soggetto che ha affascinato generazioni di amanti del cinema completamente presi dalla trilogia del Padrino.
La ‘Ndrangheta si organizza in cellule operative, piuttosto che con una struttura gerarchica. Non c’è una testa. Diversamente da Cosa Nostra, che ha capi e commissioni, eliminare una parte della ‘Ndrangheta non significa bloccare i suoi affari, ha detto.
Ancor più importante, la ‘Ndrangheta è una questione essenzialmente di famiglia. Conta su parenti che partirono dall’Italia affamata degli anni ‘20. Emigrati in Australia, Canada e Messico erano tra coloro che divennero parte della rete della ‘Ndrangheta, ha dichiarato Pignatone. Quella lealtà alla famiglia rende la ‘Ndrangheta particolarmente pericolosa rispetto alle altre mafie.
Nessun voltagabbana
“La ‘Ndrangheta non ha voltagabbana che raccontano i fatti propri” dice Pignatone. “Sono una famiglia. Tra fratelli non ci si attacca. … Questo fa di Reggio Calabria … uno dei posti dove perseguire la mafia è più impegnativo”.
Secondo alcune stime, i membri della ‘Ndrangheta sono 10.000, circa un terzo in più di Cosa Nostra o della Camorra, la mafia di Napoli. Vivono piuttosto tranquilli - ufficialmente c’è stato un solo omicidio di un amministratore pubblico calabrese nel 2005 (il vicepresidente del consiglio regionale, Francesco Fortugno. N.d.T.) - e generalmente tengono un profilo basso, dicono le autorità.
La scorsa estate a Duisburg, in Germania, questo è cambiato. La ‘Ndrangheta è uscita dall’ombra con un’uccisione di clan, l’assassinio di sei membri di una famiglia per strada di fronte ad una pizzeria, che ha sconvolto l’Europa.
Ora le scoperte sulla ‘Ndrangheta sono parte dell’informazione quotidiana in Italia. In giugno la polizia italiana ha scoperto che la mafia calabrese investiva i soldi della droga in complessi turistici in Sardegna. Nove persone furono arrestate, e circa 8 milioni di dollari in immobili sequestrati.
Pochi giorni dopo, la polizia antimafia ha emesso mandati d’arresto per 32 persone di un unico clan di Cosenza, città cardine del crimine in Calabria, accusate di usura in Italia e di traffico di droga e riciclaggio di denaro dalla Spagna.
Pignatone ha detto che le agenzie statunitensi stanno incrementando la collaborazione, ma la ‘Ndrangheta è sempre e comunque più potente.
Pignatone concede raramente interviste, ma ha fatto una dichiarazione poco dopo il suo arrivo, il 15 aprile. Ha chiesto cambi radicali nei suoi uffici per garantire l’integrità della corte. Le autorità hanno scoperto che nell’ufficio del procuratore c’erano tre microspie nascoste negli uffici degli assistenti e in una biblioteca. E’ stata una sorpresa, ha detto Pignatone, ma chiaramente non al di là della sua immaginazione.
“Sfortunatamente, la mafia condiziona la vita italiana”, ha detto Pignatone.























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