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Indagate diverse aziende italiane che riutilizzavano latticini scaduti

Pubblicato Venerdì 4 Luglio 2008 in Spagna

[El País]

Mescolavano prodotti non commestibili con altri in migliori condizioni per produrre una pasta di formaggio che dopo vendevano.

Secondo quanto pubblicato oggi dal quotidiano italiano La Repubblica, tre aziende della provincia di Cremona, nel nord Italia, e una con sede in Germania, sono indagate con l’accusa di aver riutilizzato latticini scaduti, avariati, con vermi o escrementi di roditori per farne una pasta di formaggio semi-lavorata che veniva poi venduta a industrie del settore come materia per la produzione dei loro prodotti. Le società indagate mescolavano i prodotti putrefatti con altri in miglior stato, hanno spiegato alcune fonti della Guardia di Finanza di Cremona. Il risultato era la suddetta pasta di formaggio che veniva venduta a industrie casearie italiane e internazionali, in alcuni casi le stesse che avevano consegnato gli scarti. Alcune di esse sono sospettate di far parte della frode alimentare.

Le indagini della Guardia di Finanza (polizia fiscale e di frontiera) e del Pubblico Ministero di Cremona hanno portato all’arresto alcuni mesi fa di diversi responsabili delle aziende che riciclavano i prodotti in cattivo stato, ha fatto sapere il comandante principale delle Fiamme Gialle, Mauro Santonastaso. Il risultato dell’inchiesta è già nelle mani dei giudici di Cremona.

Implicati alcuni impiegati statali
Secondo il quotidiano, tra gli indagati ci sono alcuni responsabili della ASL di Cremona, che proteggevano le attività della rete, non controllandone le attività e avvisandola in anticipo delle ispezioni.
Le indagini sono cominciate a novembre del 2006, quando alcuni agenti della Guardia di Finanza hanno fermato un camion al cui interno hanno trovato del formaggio semi-lavorato «in evidente stato di putrefazione». Il veicolo proveniva dalla società Tradel ed era diretto agli impianti della Megal, entrambe appartenenti all’imprenditore siciliano Domenico Russo, considerato dagli investigatori l’uomo chiave di tutta la trama, come rende noto La Repubblica.
Nella prima di queste industrie gli agenti hanno scoperto prodotti coperti di muffa, scaduti, putrefatti, e persino contenenti pezzi di plastica e frammenti di metallo. Secondo le dichiarazioni del capitano della Guardia di Finanza a La Repubblica, Agostino Brigante, è «uno schifo, anche se ancora più schifoso è il sistema commerciale che abbiamo scoperto». Il PM Francesco Messina ha raccontato al quotidiano romano che esistono «responsabilità concrete» di alcune delle imprese che compravano i prodotti ri-lavorati. Molti di essi venivano realizzati con gli stessi scarti di queste società, che in questo modo risparmiavano sul costo di eliminazione degli scarti secondo le procedure legali. «Hanno collaborato nella adulterazione e falsificazione di sostanze alimentari rendendole pericolose per la salute pubblica», ha dichiarato Messina.
Secondo alcuni giornali locali, l’associazione di difesa dei consumatori Altroconsumo in un comunicato ha annunciato che si costituirà parte civile nel processi penali in corso.

[Articolo originale di EFE]

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