[Financial Times]
Tra le macerie della crisi dei mutui subprime è facile scordarsi quelle bazzecole di scandali successi in passato, per esempio la frode più grande d’Europa, Parmalat. Il buco nero da 13 miliardi di euro (20 miliardi di dollari) svelato nel 2003 ha sconvolto il mondo.
Enrico Bondi, l’amministratore incaricato dal governo di salvare l’azienda casearia italiana, continua la propria battaglia contro le banche e i controllori da lui accusati di essere stati per anni in combutta con l’ex direttivo Parmalat, capitanato dal suo fondatore ora in disgrazia, Calisto Tanzi. Molte delle vittime erano singoli individui, che hanno perso i propri risparmi quando Parmalat è diventata la “Enron d’Europa”. Nella sua crociata, Bondi ha seguito due delle maggiori banche del mondo - Citigroup e Bank of America - fino alla porta di casa, con altissime richieste di danni.
Citigroup è la prima a comparire di fronte alla giuria nel New Jersey (USA), dove il processo è cominciato a maggio. Accusata di aiuto e favoreggiamento nel saccheggio della compagnia dall’ex direttivo Parmalat, Citigroup nega ogni coinvolgimento nella frode e si dice certa della vittoria. Ma la scorsa settimana, l’avvocato di Citigroup, John F. Baughman, ha detto al giudice: “Se il caso prosegue, noi (Citigroup) ci troveremmo in una situazione dove non possiamo contestare le prove contro di noi; le loro (Parmalat) probabilità di vincere sono molto alte.”
La sua preoccupazione è una lista delle somme di denaro sottratte a Parmalat durante gli anni di Tanzi - una prova che non dovrebbe sorprendere visto i capi di accusa. L’obiezione di Citigroup alla lista è che, nel caso rimanesse come prova, la banca non avrebbe avuto la possibilità di contro-interrogare le persone che l’hanno stilata.
L’avvocato di Citigroup aveva già dovuto assistere mentre la giuria veniva informata di un supposto contratto “fasullo” che Citigroup è accusata di aver discusso con Parmalat per il recupero delle spese di una transazione dal costo errato, e del conflitto di interessi interno alla banca che vede gli analisti di Citigroup accusati di aver scambiato informazioni con i colleghi degli investimenti bancari prima di diramare notizie di rialzo nel periodo precedente al collasso di Parmalat. La giuria è stata anche informata del tentativo di trasferire denaro da un anno all’altro per massimizzare un bonus aziendale.
Sia il giudice sia gli avvocati della Parmalat sembravano sorpresi dalla reazione sdegnata di Citigroup a proposito della lista e dai conseguenti tentativi - per ora infruttuosi - di scavalcare il giudice e di rivolgersi alla Corte Suprema per toglierla dalle prove presentate al processo. Con 2 miliardi di dollari di danni in ballo, Citigroup verrebbe molto danneggiata da una sconfitta. Presto Bondi arriverà nel New Jersey per essere interrogato, fresco dall’accordo con USB e Credit Suisse che vale oltre 500 milioni di euro. Credit Suisse ha preferito patteggiare. Bisogna vedere se la decisione di Citigroup di combattere darà i frutti sperati.























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