[Variety]
I soldi pubblici italiani finiscono nella televisione
Silvio Berlusconi sta tagliando di nuovo i finanziamenti italiani per l’arte in un’evidente replica dei passati tagli del magnate televisivo diventato Premier.
Ma questa volta – si tratta del terzo governo conservatore presieduto dal proprietario di Mediaset – la comunità italiana degli artisti non è così furiosa.
Ciò è dovuto al fatto che gli addetti ai lavori approvano il modo in cui il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi sta spendendo i soldini dei contribuenti.
Lo scorso febbraio Bondi ha siglato un accordo per lanciare la versione italiana del canale Arte, la riverita rete culturale franco-tedesca diretta da Jerome Clement. Nonostante i dettagli siano ancora incompleti, la mossa è una risposta alle preghiere di intellettuali di sinistra del calibro di Bernardo Bertolucci che da tempo lamentava l’assenza di Arte nelle frequenze televisive italiane così colme di spazzatura.
Bondi recentemente si è anche guadagnato degli elogi da alcuni dei più importanti produttori cinematrografici grazie alle sue intenzioni di far passare degli sgravi fiscali per le produzioni cinematografiche che andranno a compensare i tagli fatti dal governo ai sussidi ai film, talvolta ritenuti parassitari.
“Mi sembra che le cose, con Bondi, non stiano andando male,” afferma Riccardo Tozzi, presidente del comitato produttori dell’associazione cinematografica italiana Anica.
Complessivamente, il governo Berlusconi al verde ha quasi dimezzato i sussidi del 2009 a film, teatro, opera lirica e concerti, fino ad un totale di 470 milioni di dollari, di cui circa 90 sono destinati ai film.
Tuttavia il solito coro di proteste è stato messo in secondo piano grazie al dibattito nazionale su come stanziare al meglio i fondi per le arti. Facendo eco ad un gruppo sempre più numeroso, il famoso scrittore e neo-regista Alessandro Baricco (Lezione 21), ha proposto di eliminare i sussidi per l’opera, la musica e il teatro per trasmettere più cultura in televisione o investire di più in educazione artistica nelle scuole.
“Smettiamola di finanziare dispendiosi gruppi di musica da camera. Con i risparmi potremmo trasmettere per una sera alla settimana dei programmi che non tengono conto degli indici di ascolto,” ha suggerito provocatoriamente Baricco.
La necessità di una televisione di qualità è vista come impellente in un Paese in cui la televisione pubblica compete direttamente con Mediaset mettendo “X Factor” contro “Il grande fratello”.
Il garante dei media italiano ha avvertito recentemente la RAI che gli comminerà una multa da 100 milioni di dollari se la televisione pubblica non implementa un complesso indicatore detto “Qualitel” per misurare il livello di qualità dei suoi programmi in linea con il suo mandato di servizio pubblico.
A riprova che la cultura casalinga può rivelarsi vincente, lo sceneggiato biografico della RAI “Puccini” la scorsa settimana ha vinto la gara degli ascolti rispetto a “House” su Mediaset.
Ma quest’anno lo spettacolo più di successo della RAI fino ad ora è stato il Festival della Canzone di Sanremo. Nonostante avesse uno share di più del 40% per 5 sere consecutive il mese scorso, ha comunque fatto perdere alla RAI circa 1.8 milioni di dollari rispetto al guadagno ricavato dalla pubblicità.
È da notare che un siparietto a Sanremo ha visto il cantante melodico napoletano Mariano Apicella che cantare “Ma se ti perdo”, un motivo bossa nova scritto da Berlusconi. Il terzo album di questo duo uscirà in primavera.
[Articolo originale "Berlusconi slashes arts funding again" di Nick Vivarelli]






















Venerdi 13 ho visto il concerto di Steve Hackett in un teatro,ho pagato 28 euri….ben spesi.
C’era anche Bondi..
Direi a Baricco: non c’è bisogno di togliere i soldi all’arte e alla musica per fare buoni programmi in tv, non dimentichiamo che la gente paga il canone e che la tv di stato ha il dovere di trasmettere programmi di qualità che non tengano conto degli indici di ascolto.
Il problema non è quanto quelli della sinistra siano o meno d’accordo con bondi
Il problema sono gli intellettuali o presunti tali in italia, nettamente inferiori a quelli del mondo anglosassone.
ditemi solo un nome di un prodotto ‘alternetive’ in italia degno di nota e mi rimangio tutto!!!