Veltroni, la sconfitta di troppo

[Liberation]

Italia. Lascia la testa del partito democratico dopo il fallimento in Sardegna.

«Poiché sono un problema, me ne vado». All’indomani della dura sconfitta del partito democratico (PD) alle elezioni regionali in Sardegna, Walter Veltroni ha rassegnato le dimissioni. Contestato all’interno del suo schieramento sin dalla sconfitta alle elezioni politiche dell’aprile 2008, l’ex sindaco di Roma non ha neanche atteso le europee di giugno per abbandonare una nave in pieno naufragio. Colui che doveva rilanciare il centro sinistra attorno a questo nuovo partito progressista, composto da ex democristiani e ex-comunisti, ha resistito soltanto sedici mesi, lasciando dietro di sé una serie di insuccessi elettorali, un clima di guerra fratricida ed un Silvio Berlusconi trionfante.

«Messia». Tuttavia quando nel giugno 2007, Walter Veltroni, allora cinquantunenne, prende le redini del PD, appare come il potenziale salvatore della sinistra. Come «un messia», ironizza all’epoca il quotidiano di destra Il Foglio. Mentre il governo di Romano Prodi, eletto un anno prima, è indebolito e agitato dalle discussioni incessanti tra le innumerevoli componenti della sua maggioranza di centro sinistra, il sindaco di Roma si presenta come un’alternativa, forte di una netta popolarità. Vecchio comunista, ha sempre coltivato la sua differenza e enfatizzato la sua vena riformista. La sua designazione alla testa del PD nell’autunno 2007, a seguito delle elezioni primarie, doveva rafforzare la maggioranza e Romano Prodi. Non farà che accelerare la sua caduta.

«Walterloo». Per evidenziare la sua differenza con il governo uscente, Walter Veltroni decide allora di affrontare Silvio Berlusconi rifiutando ogni alleanza con la sinistra radicale. Ma la rinascita si ferma all’inizio. Del resto, i comici lo battezzano rapidamente con «ma anche» per i suoi compromessi continui. Nelle sue liste elettorali, annovera un operaio sopravvissuto ad un incendio nella sua fabbrica, «ma anche» il presidente della federazione patronale della metallurgia. In nome del raggruppamento, si allea con i radicali anticlericali, «ma anche» con conservatori cattolici opposti ai pacs o all’aborto.
Nell’aprile 2008, di fronte a Berlusconi, che si presenta come l’uomo delle decisioni, il ritorno con i piedi per terra è doloroso. Il PD ottiene soltanto il 33,2%. «Walterloo» titola il quotidiano Il Riformista. Da allora, la direzione di Walter Veltroni è stata soltanto una lunga agonia, con scandali a ripetizione degli eletti locali del PD, la perdita dei consigli regionali di Abruzzo e Sardegna, nonchè quotidiani scontri interni al partito. Consumato prematuramente, la sua partenza era diventata inevitabile. Ma il partito democratico, già comatoso, si trova oggi decapitato.

[Articolo originale "Veltroni, la défaite de trop" di É.J. corrispondente di Liberation a Roma]

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