[Le Figaro]
Intervista esclusiva. Nella sua prima intervista da quando è tornato al potere nel maggio 2008, Silvio Berlusconi fa il punto con Le Figaro sui diversi focolai di crisi internazionale e parla dei suoi rapporti con Nicolas Sarkozy, che riceverà martedì mattina a Roma. La delegazione francese comprenderà il capo di stato, il primo ministro e sette ministri. Dopo il summit, Nicolas Sarkozy e Christine Albanel saranno accolti a Villa Medici dal suo direttore, Fréderic Mitterand.
Le FIGARO – Quest’anno presiede il G8 per la terza volta…
Silvio BERLUSCONI – Vuol dire con questo che sono invecchiato? È vero. Ho presieduto il G8 nel 1994, nel 2001 e di nuovo quest’anno. Nessun altro lo ha fatto per tre volte prima di me. Mitterand e Kohl lo hanno presieduto solo due volte. È una grande responsabilità, in un mondo difficile e pieno di incognite.
F – Quali saranno gli obiettivi della sua presidenza del G8?
B – Non si può indicare una priorità, dal momento che ce ne sono tante, dalla crisi finanziaria alle relazioni con la Federazione Russa, al conflitto in Medio Oriente, alla stabilizzazione in Afghanistan e in Irak, alla scalata nucleare dell’Iran, alla crisi del Darfur, e alla fame, la povertà e i cambiamenti climatici che mettono in pericolo gli obiettivi (di Sviluppo, ndr) del Millennio. Possiamo darci delle regole: controllo globale dell’economia, nuove strutture per le istituzioni finanziarie internazionali, mediazione tra i leader del mondo intero prima del summit sul clima di Copenaghen, l’estate prossima. Tutto questo implica un ripensamento della natura e della struttura del G8.
F – In che modo? Allargandolo?
B – L’Italia vuole che il G8 sia più rappresentativo e più concreto per essere più efficace. Per essere rappresentativo in un mondo che evolve rapidamente, deve aprirsi alle economie emergenti e dialogare con il mondo più povero. Proponiamo anche un’associazione più strutturata e più stabile del G8 con i paesi del G5 (Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa) così come con l’Egitto, come rappresentante del mondo arabo, musulmano e africano. Il confronto è cruciale tra gruppi specifici di paesi, quelli dell’Africa per esempio, secondo il principio delle “geometrie variabili”. Si tratta del/di governo internazionale, della/di democrazia. Non sarà facile da organizzare, ma sono sicuro che ci arriveremo.
F – Come giudica la presidenza francese dell’Unione Europea assicurata da Nicolas Sarkozy?
B – Il capo di stato francese ha condotto questo semestre con intelligenza e determinazione. La sua presidenza dell’UE è stata forte e influente. La nostra collaborazione è stata totale e, in numerose situazioni, il contributo dell’Italia è stato decisivo. Durante la sua presidenza, la Francia ha dovuto gestire l’accordo sul clima, affrontare la crisi finanziaria, contribuire a risolvere il conflitto tra Russia e Georgia e la crisi di approvvigionamento del gas. Su tutti questi punti, Sarkozy ha potuto contare sul nostro sostegno e lo ha pubblicamente riconosciuto. Crediamo insieme in un’Europa più forte, basata sul processo riformatore di Lisbona. Un’Europa più vicina ai cittadini, più democratica, che si afferma maggiormente sulla scena internazionale.
F – Lei è amico intimo di George W. Bush. Come giudica Barack Obama e che cosa si aspetta da lui?
B – Non è possibile paragonare quello che è stato con quello che sarà. Non tocca a me giudicare la presidenza di George W. Bush. Lo farà la Storia. È stato un amico e un uomo che ho stimato. Ha dovuto guidare il suo paese in uno dei momenti più tragici della sua storia, confrontarsi con gli attentati dell’11 settembre che hanno rappresentato il primo attacco militare contro il suo territorio da Pearl Harbour. Con me, è stato leale. Il suo “si” era un “si” e il suo “no” era un “no”.
Con Barack Obama inizio a costruire una relazione di stima, di fiducia e di collaborazione. Dai nostri primi contatti, ho capito che eravamo legati da tratti comuni.È un leader concreto e positivo, che si prepara a fondo sui problemi, che conosce bene i dossiers di politica internazionale, con il quale si può ragionare. Siamo legati dall’”audacia della speranza”, una caratteristica necessaria in un periodo di crisi. Obama dà fiducia agli americani e al mondo, come testimoniano i suoi primi atti in favore della Federazione Russa e del mondo islamico.
F – Francia e Italia sono militarmente presenti in Libano e in Afghanistan. Quali sono i limiti di questo dispiegamento comune?
B – La collaborazione dei due paesi in Libano, dove l’Italia ha impegnato 2300 militari, è ottima. Si alternano al comando del contigente di pace. In Afghanistan, l’Italia rafforza gradualmente la sua presenza con uomini e con i caccia Tornado. I nostri militari sono impegnati con rapidità in zone lontane. L’Italia non si è mai tirata indietro di fronte agli appelli che la invitavano a rafforzare la sua presenza sul terreno. Al di là dell’impegno militare, c’è la cooperazione internazionale e umanitaria. Francia e Italia sono co-sponsor della conferenza dei donatori presieduta dall’Egitto con lo scopo di stabilizzare la situazione nella regione. La lotta contro il fondamentalismo passa anche per questo canale. Sappiamo molto bene che le organizzazioni terroristiche hanno messo radici nella popolazione sotto la copertura dell’assistenza sociale. L’obiettivo principale dell’aggressione integralista è l’Islam moderato.
F – Pensa che l’Europa sia sufficientemente impegnata nella ricerca di una soluzione del conflitto Arabo-Israeliano?
B – L’Europa non è rimasta inerte. Sono state intraprese diverse iniziative. A cominciare dalla ricerca di un cessate il fuoco, nella quale Sarkozy si è impegnato al massimo livello. Un processo è stato avviato. Dovrà mettere fine al contrabbando delle armi, ai lanci di razzi e permettere l’invio di aiuti umanitari alle popolazionicolpite, la riapertura delle frontiere e il ritorno alla vita normale. Spero in una ripresa al più presto dei negoziati tra Israele e l’autorità palestinese e mi auguro una riconciliazione tra palestinesi. Al G8, presenteremo un piano di sostegno all’economia della Cisgiordania. Prevede la creazione di un aereoporto internazionale per far arrivare i turisti cattolici nei Luoghi Santi a partire da Bethlemme. Il piano comprenderà anche la costruzione di hotel da parte dei principali gruppi del settore e di insediamenti dei più grandi gruppi internazionali.È soltanto così che inciteremo in modo efficace i palestinesi a sedersi attorno al tavolo dei negoziati e che potremo garantire una coesistenza pacifica tra i due popoli.
F – Bisogna discutere con Hamas?
B – Non può essere un interlocutore. Escludo che si possa dialogare con un’organizzazione che è stata inserita dall’Europa nella lista delle organizzazioni terroristiche durante la presidenza italiana dell’Unione, nel 2003. Come si può negoziare con chi vorrebbe cancellare Israele dalla carta [geografica]? Il primo passoin ogni dialogo passa precisamente dal riconoscimento del diritto dell’avversario ad esistere. Nessun paese e nessuna democrazia potrebbe tollerare il lancio continuo di razzi contro il proprio popolo. Sono ugualmente convinto che le autorità israeliane sappiano quanto sbagliato sia un ricorso eccessivo alla forza che faccia centinaia di vittime tra i civili. La tregua deve portare alla negoziazione. Dobbiamo tutti adoperarci per il ritorno alla pace.
F – L’Italia ha accumulato ritardi nella realizzazione del collegamento ferroviario Torino-Lione che deve rompere l’isolamento della Pianura Padana: aprirete il cantiere nel 2011 come previsto?
B – L’alta velocità rientrava nel nostro programma elettorale. C’è un accordo unanime all’interno del governo. Quindi la linea Torino-Lione si farà. Intendiamo accelerare i lavori. Attribuiamo un’importanza strategica allo sviluppo di queste infrastrutture.
[Articolo originale "Le G8 doit se transformer pour être plus efficace" di Richard Heuzé]





















…certamente il giornalista non poteva fargli domande sui suoi processi, sulla corruzione, sulla collusione tra mafia e politica, altrimenti questa intervista non sarebbe mai esistita.
Se Berlusconi si fa intervistare vuol dire che ha letto prima le domande, è un’intervista finta, come tutto ciò che fa Berlusconi.
@XJA
caspita m’hai rubato il commento!! ahaha
comunque forse non hai pensato una cosa: il giornalista poteva essere emilio fede! :)