[Le Monde]
Cesare Battisti è uno dei militanti dell’estrema sinistra italiana passati alla lotta armata negli anni ‘70, che si rifugiarono in Francia, approfittando della promessa fatta dal Presidente della Repubblica, François Mitterrand, nel 1985, di rifiutare la loro estradizione. Ma nel febbraio 2004 sotto la presidenza di Jacques Chirac, l’Italia ha chiesto varie estradizioni, tra le quali quella di Battisti, condannato all’ergastolo per omicidio. La Francia ha autorizzato l’estradizione, ma prima che il decreto fosse firmato, Battisti fuggi, il 24 agosto 2004. E’ stato arrestato il 18 marzo 2007 in Brasile, che gli ha concesso il 13 gennaio, lo status di rifugiato politico.
Lei è una scrittrice molto discreta, ma nella difesa di Cesare Battisti, è in prima in linea. Perché un tale impegno?
Certamente non perché si tratta di un amico, perché non lo conoscevo. Non perché è un compagno, non ho nessun riflesso corporativo. Ho studiato il suo caso prima di firmare la prima petizione, e sono stata una delle ultime a farlo. Ma l’ingiustizia era evidente, e ne ho scoperto l’ampiezza un po’ alla volta. Non era possibile accettarla. Pensavo che la cosa fosse durata un mese o due. Ad oggi dura da cinque anni … Ma sapete come sono gli archeologi: cercano la verità e non smettono di cercare nelle profondità della terra fino a quando non hanno finito. È il mio lavoro, che la verità sia del Medio Evo o di oggi. Lo faccio.
L’Italia è un paese democratico, la giustizia italiana ha giudicato Battisti, e, in nome delle vittime, gli chiede un risarcimento. Non sembra illogico …
Naturalmente si tratta di una democrazia, chi lo nega? Ma democrazia non ha mai significato “paese perfetto”. La storia francese lo dimostra. Ogni democrazia, purtroppo, può conoscere delle derive, nei momenti brucianti della sua storia. E’stato il caso della giustizia italiana durante gli anni di piombo, che istruì più di 4 000 processi contro l’estrema sinistra. Nessuno storico serio può dire che i processi siano stati tutti “regolari”. Non ce n’è uno che possa negare che vi siano stati casi di tortura: durante il primo processo dove compariva Battisti, furono segnalati tredici casi di tortura. E, tra l’altro, non uno di questi torturati pronunciò il nome di Battisti.
Non ho mai difeso la lotta armata, di qualsiasi parte essa sia, ed è offensivo sentire dire che difendendo Battisti, si ignorano le vittime. Ma non si può sostenere che questi processi siano stati esemplari. Il caso del processo di Adriano Sofri, con pentito, ne è un triste e celebre esempio. Difendo Battisti, perché il suo processo è stato viziato dall’inizio alla fine. Non è imprigionando falsi colpevoli che si aiuteranno le vittime
Su cosa si basa la giustizia brasiliana per contraddire la decisione francese, rifiutare di estradare Battisti e concedergli l’asilo politico?
Per la prima volta in cinque anni, un ministro della giustizia, quello del Brasile, si è preso il tempo per esaminare dei documenti, inconfutabili, e ha concluso che il processo italiano che ha condannato Battisti era viziato. Cosa, questa, esatta. Egli ha inoltre stimato che molti elementi permettevano di mettere in dubbio la colpevolezza di Battisti: la mancanza di prove materiali, nessun testimone oculare affidabile, l’uso esclusivo come “prova” di pentiti e dissociati che hanno guadagnato riduzioni di pena, a volte considerevoli, accusando Battisti in tutti insieme. E soprattutto: Battisti, che era stato per due anni membro del piccolo gruppo armato PAC (Proletari Armati per il Comunismo), ebbe un primo processo in Italia, dove non fu mai accusato dei quattro omicidi commessi dal suo gruppo.
Nel 1981 fu condannato a dodici anni di reclusione per “sovversione e partecipazione a banda armata”, cosa che non ha mai negato. Come non ha mai negato la sua “responsabilità collettiva” nei terribili eventi degli anni di piombo. Al contrario, era assente quando iniziò, con l’arresto del capo del gruppo, un secondo processo collettivo: il capo si dichiaro’ “pentito” e, curiosamente, Battisti fu “rappresentato” in tutto questo processo, con dei “mandati”, delle procure che sono dei falsi. Con il risultato di essere stato il solo condannato all’ergastolo, nel 1988. Non è molto strano? Cosa direste se questo accadesse a voi? Non avreste l’impressione di essere stati terribilmente sfruttati? Il Consiglio di Stato francese e la Corte europea sono stati informati nel 2005 della falsità di tali mandati (con perizia), cosa che rendeva l’estradizione legalmente impossibile. Ma queste corti hanno scelto di ignorarlo e hanno concesso l’estradizione … sulla base di questi “mandati”! Il Brasile ha lavorato in modo diverso: ha esaminato questi documenti, e, per la prima volta in questo caso, questo paese ha svolto un lavoro di vera giustizia, dichiarando che il processo era viziato.
Come si spiega che, di tutti gli attori di questo difficile periodo storico, oggi Battisti sembra quasi l’unico simbolo?
Il meccanismo è semplice. Battisti non era nulla durante gli anni di piombo. Solo un giovane esaltato tra decine di migliaia di altri e che, come egli stesso dice, ha commesso l’errore enorme di prendere la svolta delle armi. Non era neppure “capo” del suo piccolo gruppo (vi furono circa 200 gruppi armati in quel periodo). Nessuno conosceva il suo nome prima che Berlusconi avesse l’idea – elettorale – di reclamare a Chirac, nel 2004, una ventina circa di rifugiati. Battisti (come scrittore) era il primo della lista. Ma, inaspettatamente, una forte protesta si è levata in Francia. Protesta Che ha provocato subito una reazione italiana: una violenta propaganda mediatica lanciata dall’Italia per sedare il movimento di sostegno francese. In base ad un metodo storicamente provato, i media hanno semplicemente fatto di Battisti un “mostro”, ed ha funzionato perfettamente. Ma in seguito, come fare per fermare il treno dell’opinione pubblica convertita? Se un altro nome fosse stato in cima alla lista, avrebbe funzionato nello stesso modo.
Uno degli argomenti più efficaci delle offensive italiane, poi francesi (oggi contro il Brasile), è stato quello di far credere che durante l’attacco dei PAC contro il gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso in mezzo alla strada nel 1979, Battisti avrebbe sparato al figlio quattordicenne, Alberto, divenuto paraplegico. Tutti ne sono ancora oggi convinti. Battisti? Un assassino di bambini.
Come difendere un uomo in queste condizioni? Impossibile! Ma la giustizia italiana stessa ha ammesso che Battisti non faceva parte del commando contro Torregiani! Che non era sul luogo, e che il ragazzo è stato colpito da un proiettile partito a suo padre stesso. È agli atti giudiziari. Se l’Italia reagisce con violenza ed in modo così sproporzionato è perché il processo che ha condannato Battisti è esemplare delle devianze della giustizia di quei tempi: torture – la tortura medievale dell’acqua salata iniettata di forza nello stomaco – false procure, avvocati incarcerati e pentiti sotto pressione … Un segreto di pulcinella, ma un segreto che la storia italiana non vuole riconoscere. Bisogna quindi, a qualsiasi prezzo, cancellare il processo Battisti e per questo rinchiudere l’uomo Battisti nel profondo di una cella. Si tratta di una terribile logica politica che il Brasile ha interrotto con obiettività, saggezza e coraggio.
Se il Brasile confermasse la sua decisione, cosa farà Battisti, cosa spera?
Ritornare l’uomo normale che era prima. Non sentire più parlare del personaggio che è stato costruito attorno a lui. Scrivere romanzi, vedere le sue figlie. Non sogniamo, sarà molto difficile, perché si può temere di tutto quando un “affare” raggiunge questo stadio. Come potrà camminare per le strade di Rio? E’ ciò che lui stesso si domanda. Fra un secolo, giustizia sarà fatta. Ma ora?





















