[The Independent]
La schedatura obbligatoria delle impronte digitali degli zingari in Italia è l’ultimo esempio della crescente tendenza repressiva nei confronti delle minoranze - e un infausto promemoria delle politiche dell’ex dittatore fascista.
Prendete le impronte digitali di tutti quelli lì: l’idea aveva la soddisfatta impronta di un governo compatto. Adesso il governo italiano stava prendendo un provvedimento duro; un atto dovuto da molto tempo.
Il ministro degli interni, Roberto Maroni, un leader della Lega Nord, incitatrice di folle scomposte e rumorose – vicina alleata di Silvio Berlusconi tra i banchi del Governo – ha illustrato la sua prossima mossa nell’assalto all’emergenza sicurezza: la schedatura delle impronte digitali degli zingari.
E’ l’unico modo per l’Italia, ha detto la commissione parlamentare mercoledì scorso, per garantire “a coloro che hanno il diritto di rimanere qui, la possibilità di vivere in condizioni decenti”. Per questo motivo ai Rom – quelli che hanno la nazionalità italiana e quelli che non ce l’hanno, cittadini europei e quelli che non provengono dalla Comunità Europea – saranno prese le impronte digitali. E tale regola verrà applicata persino ai bambini zingari – per ragioni che a molti sostenitori del signorMaroni si saranno rivelate ovvie: “per evitare fenomeni,” così ha detto, “come l’accattonaggio”. Le nuove misure, ha detto, erano indispensabili “per espellere coloro che non hanno il diritto di rimanere in Italia”.
Per chi non è stato travolto dalla furia anti-Rom la campagna ha in sé una forte allusione a Mussolini e a Hitler.
Il compito di contare e identificare i residenti in Italia, cittadini o no, che hanno la sorte di appartenere alla minoranza più disprezzata in Europa è, di fatto, già in corso.
Giovanna Boursier, una giornalista italiana, ha trovato un piccolo accampamento dove il conteggio era già avvenuto, all’estrema periferia sud di Milano. “Non c’è neanche un bar dove chiedere la strada,” ha scritto su Il Manifesto, “ma una volta superata una collina si vedono i tetti delle capanne. Ce ne sono circa dieci, con dei caravan, sparse nella periferia, sotto i cavalcavia e i fili dell’alta tensione. Circa quaranta Rom vivono qui.”
Le hanno detto che la polizia era arrivata all’alba, hanno svegliato tutti, circondato il campo e lo hanno inondato di luci e poi hanno girato casa dopo casa, chiedendo documenti diidentità e fotografandoli. Tutti i residenti erano cittadini italiani. Non faceva alcuna differenza. “Questo non era un censimento,” protesta un Rom di nome Giorgio. “Questo era una schedatura etnica.”
Le impronte digitali sono un dettaglio che hanno omesso – mancando, a quel punto, il potere per prenderle. Ma il signor Maroni ora ha stabilito un rimedio a tutto ciò.
L’”emergenza sicurezza” in Italia è un fenomeno strano e preoccupante, che si è diffuso lentamente nell’ultimo decennio man mano che la crescita economica rallentava fino a fermarsi del tutto. Si è intensificata drammaticamente con l’ammissione di Romania e Bulgaria nell’UnioneEuropea gennaio dell’anno scorso, e ora è talmente enorme che è stato il più grande fattore di successo della vittoria di Berlusconi alle elezioni, e continua a dominare i media. La scorsa settimana ha portato alla decisione di permettere l’aumento di poliziotti nelle grandi città fino a 3000 pattuglie.
Il problema è strano e preoccupante perché sembra non esistere, né statisticamente né come un fatto derivante dall’esperienza personale. La criminalità non è un grosso problema nelle città italiane. Non c’è nessuna epidemia di furti, rapine, borseggi, stupri. L’Italia rimane un paese dove è molto sicuro passeggiare per le strade. Tuttavia il Governo si comporta come se fosse in Colombia. Ma con una differenza molto speciale: e cioè che il supposto elevato tasso di criminalità è opera di un gruppo etnico specifico, noto come “i nomadi Rom”.
Zingari o Rom sono visibili nelle città italiane così come nel resto dell’Europa, e il loro numero è aumentato. A Roma il tuo viaggio in metropolitana può diventare meno piacevole a causa delle loro fisarmoniche e dei loro violini e le loro suppliche per elemosine. I tuoi occhi possono essere offesi dalla visione di loro che prendono cose dai bidoni della spazzatura o che trascinano a casa della roba da riciclare. Roma è amministrata così male che piccoli, totalmente avvilenti accampamenti abusivi sono sorti in molti posti. Sono una vergogna – antigienici, antiestetici – e non hanno posto in un moderno paese civile. E per quanto riguarda essere la fonte de “l’emergenza sicurezza”?
Giovanni Maria Bellu, un giornalista per La Repubblica e un esperto di minoranze etniche in Italia, ha detto che il problema è stato uno dei tanti fraintendimenti. “La maggioranza degli Italiani non distingue i Rom italiani da coloro che sono arrivati dallaIugoslavia durante il tracollo di quel paese,” ha detto. “E molti italiani pensano che ‘Rom’ sia l’abbreviazione di ‘Romeni’ – e dall’inserimento della Romania nella Unione Europea c’è stato un numeroso flusso di romeni. La gente unisce questi concetti diversi. Ci sono stati crimini commessi da romeni – e la gente li confonde con i Rom, e i Rom finiscono con l’essere accusati di tutto.
“La sicurezza è stato un tema eccessivamente utilizzato alle elezioni politiche, ecco perché questa fusione Rom-romeni è diventata così grande, e una parte della sinistra è molto insicura nell’affrontare il problema. L’emergenza sicurezza è di persé un mito: non c’è stato alcun aumento del numero di stupri, per esempio – anzi il numero è diminuito. Ma quando avviene un singolo caso, esso è sbattuto sulla prima pagina di certi giornali per due motivi: aumenta il clima di paura; e danneggia il centro-sinistra, che è percepito come debole per quanto riguarda la sicurezza.”
La paranoia dell’Italia sui Rom è emersa sulle prima pagine dei giornali di tutto il mondo il 13 di Maggio, quando una donna in sobborgo di Napoli di nome Ponticelli ha affermato che una ragazza Rom aveva tentato di rapire suo figlio. La comunità si è ribellata con rabbia, e dei criminali appartenenti alla Camorra hanno lanciato bottiglie molotov contro i campi abusivi dei nomadi del posto, facendone scappare gli abitanti e bruciando tutto. Improvvisamente non c’era nessun modo per ignorare l’ovvio: l’odio italiano nei confronti dei Rom aveva preso una drammatica, nuova piega.
Ma originava da una paura antica, basata non sui fatti ma su leggende. Il signor Bellu ha detto: “Non c’è niente nei registri della polizia che sostenga l’idea che i Rom abbiano rapito dei bambini. E’ soltanto una leggenda, sebbene sia una favola in cui la gente crede ancora.”
Marco Nieli, il presidente di Opera Nomadi, la più importante organizzazione che rappresenta i Rom italiani, ha detto: “I primi Rom arrivarono in Italia nel 1400 e da allora sono stati qui, e sono italiani sotto ogni punto di vista. Il vero problema è di un’ignoranza grossolana: se qualcuno dice che i Rom rapiscono i bambini, i partiti politici riflettono e amplificano questa menzogna. In questo modo tutti i problemi vengono nascosti sotto il tappeto.”
Thomas Hammerberg, commissario europeo per i diritti umani, ha visitato un grande accampamento Rom a Roma all’inizio di questo mese. “Ho visitato Casalino 900, dove vivono circa 650 Rom,” ha detto. “Non c’è elettricità, né acqua. E’ una baraccopoli davvero malmessa.”
E la paura di una “schedatura etnica” era già dilagante, ha detto, “considerando ciò che accadde loro nel passato in Germania e altrove. Hanno anche sollevato la domanda, perché noi? Perchè non altri? Molti di quelli del campo che ho visitato erano in Italia da 40 anni; sono venuti dalla Iugoslavia, alcuni hanno sempre problemi con documenti di identità, schiacciati tra la vecchia e la nuova nazione. Se sei stato in un Paese per 40 anni, sei ancora uno straniero? Questo dibattito sulle impronte digitali è stato un altro promemoria del fatto che la loro posizione non e’ mai stata chiarita.
“Il problema principale dei Rom è ampiamente diffuso in Europa: alloggi, salute, educazione, occupazione, rappresentanza politica… Ma per molto tempo in Italia i Rom sono stati il simbolo di qualcosa che non è voluto.
“I nazisti e i fascisti usarono lo stesso metodo di discriminazione intorno al 1930. Non sorprende il fatto che siano spaventati”.
Un dittatore tascabile e il Manifesto della Razza
Il razzismo è spesso visto come intrinseco al fascismo, ma l’inventore dell’ideologia, Benito Mussolini, si è avvicinato all’ossessione di Hitler per la razza alla fine della sua carriera e dopo una grande potente persuasione.
Gli ebrei vivevano in Italia da secoli senza alcuna persecuzione. La comunità a Roma, anche se confinata nella storica area del ghetto per molti secoli, ha la più lunga e ininterrotta storia rispetto alle altre comunità ebree nel mondo. Nell’Italia di Mussolini, gli ebrei borghesi continuarono a vivere e a prosperare senza alcuna persecuzione – fino al 1938.
In quell’anno Mussolini introdusse il suo Manifesto della Razza, molto vicino alle leggi naziste di Norimberga, che privavano gli ebrei della loro cittadinanza italiana, del diritto dei bambini ebrei di andare a scuola e degli adulti di lavorare nel governo o nelle professioni.
La tradizionale tolleranza e/o indifferenza italiana nei confronti degli ebrei significò che molti vennero protetti durante quegli anni, ma dopo la caduta di Roma, quando Mussolini si trasferì presso la città di Salò sul lago di Garda, dove i nazisti lo sistemarono come dittatore tascabile della Repubblica di Salò, le deportazioni degli ebrei presso i campi di concentramento iniziarono sul serio.
E cosa accadde ai Rom italiani durante i cupi ultimi anni del dominio di Mussolini? Circa 1 milione e 600 mila Rom morirono in Germania e altrove durante l’Olocausto, un genocidio proporzionalmente superiore a quello subito dagli ebrei.
La storia del loro trattamento sotto Mussolini è un argomento che gli storici italiani contemporanei sono stati restii ad analizzare, secondo MarcoNieli, presidente dell’organizzazione italiana Rom ‘Opera Nomadi’.
“E’ noto che ci sono stati campi di concentramento per i Rom in Italia durante il periodo fascista, così come è noto che migliaia di Rom morirono in essi di fame, freddo e lavoro eccessivo,” ha affermato. “Le ricerche in corso intendono scoprire la misura delle sofferenze che subirono.”




















