[BBC Romania]
La Caritas ha presentato a Roma il rapporto sulla comunità rumena nella penisola. Secondo i dati della ricerca, i rumeni rappresentano la comunità più numerosa in Italia e contribuiscono all’ 1,2 % del Prodotto Interno Lordo nazionale. In questo rapporto si dimostra che i rumeni oramai hanno superato il milione di presenze in Italia. La stima è suscettibile di avere una margine di errore tra il 10 e il 15 %. La maggior parte dei rumeni vivono nel Lazio, all’incirca 200 mila, mentre in Piemonte e a Roma risiedono a grandi linee cento mila. Circa 750 mila rumeni hanno deciso di recarsi in Italia per motivi di lavoro.
Inoltre si legge nel rapporto, che più di 550 mila rumeni sono lavoratori dipendenti regolarmente registrati, il 10 per cento (56 mila) sono registrati come disoccupati e altri 16 mila sono riusciti a rendersi autonomi professionalmente. Il settore che accoglie la maggior parte dei lavoratori, circa la metà, è il terziario, seguito dall’ edilizia (un terzo) ed infine dall’agricoltura (7%). La retribuzione loro corrisposta è di circa 10 mila euro all’anno, inferiore a quella media percepita dagli italiani che svolgono lavori in condizioni simili. Tuttavia, i rumeni garantiscono 1,2 % del Prodotto Interno Lordo italiano.
Un’altra conclusione del rapporto evidenzia la volontà della maggior parte dei rumeni, di stabilirsi permanentemente in Italia. L’anno scorso, all’incirca 10 mila rumeni hanno comprato una casa a Roma. La giornalista Miruna Căjvăneanu ha partecipato alla realizzazione di questa indagine. Secondo lei, queste cifre presentano la comunità rumena sotto un’altra luce e potrebbero influenzare positivamente i media italiani. “I rumeni hanno ricevuto una boccia bianca. Questo fatto ci rende più tranquilli, e aiutera gli italiani a comprendere meglio la realtà, molto diversa dell’immagine distorta presentata fino ad oggi dalla stampa nazionale. Sono dei risultati assolutamente nuovi che costituiscono il punto di partenza per gli articoli sui rumeni in Italia”, dice Miruna Căjvăneanu.
Punti deboli
Esistono purtroppo anche informazioni che mettono i rumeni in cattiva luce. Il rapporto sostiene, ad esempio, che i rumeni sono ai primi posti come numero di reati commessi in Italia (omicidi, violenze sessuali e furti d’auto). Contemporaneamente è aumentato il numero dei rumeni implicati in organizzazioni criminali che praticano il traffico di persone e di droga e clonano carte di credito. D’altra parte, le donne rumene sono sempre più vittime di violenze sessuali. La maggior parte delle aggressioni succede nelle case dove queste donne svolgono i lavori domestici, di assistenza familiare o di cura. Il rapporto “Romania. Immigrazione e lavoro in Italia” è la prima indagine del genere dedicata esclusivamente a una comunità che vive nella penisola italiana. Allo svolgimento del rapporto hanno partecipato 50 scienziati, alcuni dei quali rumeni della Scuola Nazionale di Studi Politici e Amministrativi di Bucarest e dell’ Università Babes-Bolyai di Cluj-Napoca.
Gli effetti dell’immigrazione
Le implicazioni economiche e sociali non possono mancare tra le consequenze di una migrazione massiva. La BBC ha domandato all’analista all’economo Andrei Postelnicu quale sarebbe, concretamente, l’impatto dell’immigrazione nel paese di destinazione dell’ enorme forza di lavoro, ma anche nel paese lasciato dai lavoratori. “Una contribuzione pari a uno o due punti percentuali nell’ aumento del PIL di una economia è un enorme contributo, più che considerevole. So che qualche anno fa è stato stilato uno studio in Spagna che estimava la contribuzione degli immigranti in questo paese, pari al 2% dell’aumento economico.”
“Non possiamo ignorare il fatto che in alcuni settori dell’economia, a livello microeconomico, ci sono parti della forza di lavoro che soffrono a causa del fenomeno immigrazionale. Concretamente, si tratta dell’aumento dell’offerta di forza di lavoro dinanzi a una domanda, forse stagnante, un momento nel quale si produce una diminuzione degli stipendi, perchè quando più persone concorrono per aggiudicarsi un posto, i datori di lavoro speculano abbassando l’entità degli stipendi”, dice alla BBC l’analista economica Andrei Postelnicu.























Gli ultimi commenti.
La tanto discussa ondata migratoria rumena, diretta soprattutto verso l’Italia e la Spagna, è un problema rilevante per la Romania stessa dove cresce la penuria di mano d’opera. I 130000 rumeni impiegati nelle ditte italiane non bastano a soddisfare i bisogni degli imprenditori. Così, mentre i rumeni partono, i cinesi arrivano per rimpiazzarli. Il rappresentante degli imprenditori italiani in Romania, Marco Rondina, ha tuttavia affermato che una soluzione al problema esiste, dal momento che molte società italiane installate nel paese assumono personale rumeno che ha precedentemente maturato un’esperienza lavorativa in Italia
da:
http://www.confcommercio.it/home/SALA-STAMP/Rassegna-s/Numero-34-del-7-dicembre-2007.doc_cvt.htm
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