[The Economist]
Il governo prepara nuove leggi per tenere a freno la magistratura.
Silvio Berlusconi è un uomo perseverante. Due mesi dopo aver vinto le elezioni italiane, ha cominciato ha occuparsi del sistema giudiziario e di quelli che ci lavorano, tanto fermamente quanto ha fatto l’ultima volta che era al potere, nel 2001-2006. Durante la campagna elettorale aveva detto che i procuratori della repubblica avrebbero dovuto sottoporsi a controlli sulla salute mentale. Adesso nuovi attacchi alla magistratura e leggi fatte su misura per proteggere se stesso e i suoi interessi economici sembrano essere di nuovo la priorità.
Il 17 giugno Renato Schifani, Presidente del senato, ha letto una lettera di Berlusconi che sosteneva un emendamento, proposto da due senatori, che dovrebbe bloccare per un anno tutti i processi commessi prima del giugno 2002, eccetto quelli considerati più gravi dal governo. Alcuni critici ritengono che questo sia incostituzionale, perché interferisce con i prerequisiti che i processi siano di ragionevole durata e che i processi abbiano effettivamente luogo. Berlusconi è sotto processo a Milano con l’accusa di corruzione giudiziaria, insieme all’avvocato inglese che lo ha aiutato a costruire una rete segreta di compagnie estere per l’impero economico di Berlusconi. Questo processo, che si avvia alla conclusione, sarebbe fra quelli da sospendere. L’emendamento è passato al senato il 18 giugno.
Nella sua lettera, Berlusconi ha affermato che molti processi contro di lui sono stati iniziati da magistrati di estrema sinistra per scopi politici. Ha anche detto a Schifani che vuole delle leggi per sospendere i processi che coinvolgono le più alte cariche dello stato. Schifani nel 2003 sostenne una legge simile, che fu poi giudicata incostituzionale.
Le intrusioni di Berlusconi nel sistema della giustizia stanno anche colpendo l’uso delle intercettazioni durante le indagini. Il 13 giugno il governo ha approvato una legge che limita ciò che i magistrati possono fare e che i media possono riportare. I casi per cui sarebbe vietato fare intercettazioni includono la bancarotta fraudolenta, la manipolazione del mercato e l’insider trading. Il governo afferma che i casi che coinvolgono il crimine organizzato e il terrorismo non saranno compresi. Ma Armando Spataro, giudice di Milano, ha detto che i limiti sull’uso degli strumenti di intercettazione potrebbero danneggiare le indagini sul terrorismo. E Franco Roberti, magistrato anti-mafia di Napoli, sottolinea che molte indagini sul crimine organizzato cominciano da reati diffusi come l’estorsione, lo strozzinaggio e il contrabbando, per i quali le intercettazioni sarebbero proibite.
La legge inoltre imbavaglierebbe anche i magistrati e la stampa, minacciando con la galera i magistrati che parlano dei propri casi e i giornalisti che usano le informazioni tratte dalle indagini per i propri articoli. Il nuovo progetto di usare migliaia di soldati per agire da poliziotti in città come Bologna, Trieste e Venezia sembra essere uno specchietto per le allodole per coprire il reale piano del governo contro il crimine: intransigenti per quanto riguarda certi reati, ma leggeri per altri. Dietro lo specchietto per le allodole, Berlusconi sta raccogliendo di nuovo i frutti del potere.




















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