Il doppio gioco del Cavaliere

[La Vanguardia]

Berlusconi combina un atteggiamento da statista con leggi a suo beneficio personale

L’idillio si è rotto questa settimana, e chissà se seduttore e sedotto torneranno mai a capirsi. Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, uscito ampiamente vincitore dalle ultime elezioni politiche dello scorso aprile, aveva promesso allo sconfitto Walter Veltroni, leader del centro sinistra, un clima di collaborazione istituzionale che Veltroni aveva abbracciato con entusiasmo, nella convinzione che, per un grande partito di opposizione, un atteggiamento collaborativo avrebbe finito per portare dei benefici.

In questo clima di intesa italiana – che perfino il Papa avevo elogiato con “particolare gioia” – è trascorso il tempo, poco più di un mese di governo effettivo del Cavaliere, che ha pronunciato il suo solenne discorso programmatico il 13 maggio.

Quel giorno si era presentato al paese un Berlusconi che pareva cambiato, non solo per il lifting facciale e il trapianto di capelli che hanno ringiovanito i suoi 71 anni, ma anche per un’insperata dignità istituzionale, un’aria da statista deciso ad entrare nella storia.

“Non promettiamo miracoli, ma piccole grandi cose” aveva affermato in quell’occasione, cosciente del fatto che l’Italia sta attraversando un periodo di crisi economica e che non sarebbe realistico promettere mari e monti ai cittadini. Era come se il Berlusconi vociferante della campagna elettorale, il leader del centro-destra che negli ultimi due anni non aveva fatto altro che chiedere a gran voce la caduta del governo di centro-sinistra di Romano Prodi, si fosse tramutato in un padre della patria.

Nel mese trascorso da allora, le numerose iniziative del suo governo del Popolo della Libertà (PdL, un contenitore che ingloba il suo partito storico, Forza Italia, il partito di destra Alleanza Nazionale e altri gruppetti delle stessa area), con l’appoggio regionale del movimento di destra federalista della Lega Nord, hanno potuto contare sulla relativa acquiescenza del Partito Democratico (PD) di Walter Veltroni. L’avversario elettorale del Cavaliere ha dato vita addirittura ad un governo ombra sul modello anglosassone con ministri paralleli a quelli ufficiali, iniziativa elogiata da Berlusconi nel suo discorso. Lo stesso Berlusconi ha chiesto inoltre la collaborazione del centro-sinistra per le riforme istituzionali che vuole intraprendere.

“Il primo ministro è lo stesso di sette anni fa, non ha niente a che vedere con la figura di un ‘Berlusconi statista’, non c’è traccia di queste riforme sulle quali diceva di volere il dialogo”, ha affermato indignata questa settimana Anna Finocchiaro, capogruppo del Partito Democratico in Senato. Finora, tuttavia, non era questa l’opinione strategica più diffusa nel partito di Veltroni.

Le soluzioni predicate da Berlusconi si sposavano bene con la nuova immagine di statista che l’imprenditore sceso in politica 15 anni fa vuole dare di sè stesso. La sua decisione di inviare l’esercito nelle discariche per mettere fine alla cronica emergenza rifiuti a Napoli – sbandierata nel corso del primo Consiglio dei Ministri del nuovo esecutivo, tenutosi il 21 di maggio proprio nel capoluogo partenopeo – ha goduto dell’appoggio dell’opposizione.

Perfino il discutibile progetto di legge del Cavaliere sulla sicurezza delle città e l’immigrazione clandestina - salito all’attenzione dell’opinione pubblica in seguito agli assalti di alcuni cittadini contro campi nomadi e altri episodi razzisti – ha ricevuto critiche meno violente di quel che ci si sarebbe potuto aspettare da un partito di centro-sinistra. In sostanza, Veltroni e i suoi hanno avanzato delle obiezioni all’introduzione del reato di immigrazione clandestina, che punirebbe con il carcere da sei mesi a quattro anni, e poi con l’espulsione, chi entra illegalmente in Italia. Ma si tratta di un’iniziativa dalla quale perfino lo stesso Berlusconi ha cominciato a prendere le distanze e la cui approvazione finale da parte del Parlamento si preannuncia difficoltosa.

I primi segnali di disagio reale di Veltroni sono arrivati la settimana scorsa, quando si è sparsa la voce del progetto dell’esecutivo di destinare 3.000 soldati al pattugliamento delle città, insieme a polizia e carabinieri. L’Italia ha il più alto numero di forze dell’ordine in Europa (circa 325.000 agenti), per cui si deve vedere in questo intervento dell’esercito qualcosa di più di una semplice operazione di immagine.

Ma la vera rottura dell’incantesimo si è compiuta definitivamente lunedì scorso, quando il governo ha introdotto due emendamenti al progetto di legge sulla sicurezza che, in modo indiretto, favoriscono Berlusconi nel suo processo per il caso Mills. Venerdì Berlusconi, furioso, ha accusato da Bruxelles la magistratura di agire politicamente contro di lui, e ha assicurato che potrebbe benissimo fare a meno dello spiraglio legale nel caso Mills. I suoi detrattori, ricordando il film denuncia di Nanni Moretti, sostengono che è tornato il Caimano.

[Articolo originale di Maria Paz-lopez]

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1 commento per Il doppio gioco del Cavaliere

  • Sergio Bergamaschi

    Bene, che ne faccia a meno allora! Su, poi vediamo se ci sono prove schiaccianti o se davvero, come sostengono i “suoi”, non c’è niente. Ma se ci fosse davvero tutto per menarlo via con i bracciali inox ai polsi? sarà probabilmente un reatuccio da meno di 10 anni… per cui stop e prescrizione!

    Stiamo a vedere se ha le palle per affrontare il processo dei giudici (ovviamente comunisti)! Poi, chiedo scusa ma la cosa stride all’inverosimile, da contro ad oltranza nei confronti dei comunisti, dicendone di ogni: e Putin che cos’è?!?!? un Nazzista, Fascista, indipendentista Basco, militante dell’ETA??? Illuminatemi perchè davvero è troppo incoerente la cosa!

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